scritto per noi da
Matteo Fagotto
Enough is enough, "quando è troppo è troppo". Con questo slogan il National Party (Np), erede della formazione politica artefice dell'apartheid in Sudafrica, ha deciso di tornare in pista per partecipare alle elezioni politiche
del prossimo anno. Presentatisi con un programma sociale ed estremamente aggressivo,
che prevede la reintroduzione della pena di morte per reati come il furto, i nazionalisti
giurano di essere cambiati. E di voler mirare ai voti della nuova classe media
nera.

Anche se i
Nats sostengono di essere l'icona del cambiamento, le prime mosse sembrano andare
nella direzione opposta. Il nome e il simbolo sono quasi identici a quelli del
partito dei tempi di Hendrik Frensch Verwoerd e Paul Botha, due tra i maggiori
esponenti della politica di segregazione razziale nel dopoguerra. Ma Juan-Duval
Uys, portavoce del partito, ribalta la questione. "Ci sono due milioni e mezzo
di neri appartenenti alla classe media in Sudafrica" spiega per telefono a
PeaceReporter, "la maggior parte sono giovani tra i 20 e i 30 anni, che non hanno vissuto
l'
apartheid, hanno studiato e pensano con la propria testa. Sono quelli che hanno capito
che il
Np attuale non ha niente a che vedere con quello passato. Non sosteniamo l'
apartheid, ma la legge e l'ordine".
Proprio legge e ordine sono le parole d'ordine del programma politico dei nazionalisti.
Per combattere l'altissimo tasso di criminalità del Paese, i Nats chiedono il ripristino della pena di morte. "In situazioni estreme come quella
sudafricana bisogna adottare misure estreme", spiega Uys. Nel programma del partito
trovano spazio anche una politica edilizia a favore delle classi meno abbienti
e un rafforzamento dello stato federale. Un altro pilastro è l'abolizione dell'affirmative action, il complesso di leggi che riservano una quota di posti di lavoro qualificati
ai neri per favorire l'integrazione delle comunità anche a livello economico.
Il programma è però contestato dai bianchi, che lo reputano una sorta di apartheid al contrario che premia la razza e non le capacità.

Il messaggio che, almeno in teoria, i nazionalisti vogliono far passare è quello
di un partito che mira realmente a superare la politica razziale, al contrario
dell'
African National Congress che domina la vita politica del Paese dal 1994. "Nel nostro comitato centrale
sono arrivati transfughi dell'
Anc", continua Uys, "e la risposta della gente finora è stata impressionante. I
giovani neri ci sostengono spontaneamente perché vogliono sentirsi parte di questo
Sudafrica attraverso una politica che punti ai problemi, non alla razza". Il partito
non rinnega comunque il suo bacino di voti tradizionale, mirando a riconquistare
la famiglie di bianchi e di indiani finiti al margine della società.
Secondo Uys, l'Anc è visto come un conglomerato di potere troppo impegnato a farsi la guerra al
proprio interno per guardare ai bisogni della gente. Ma l'attacco più veemente
il portavoce dei nuovi Nats lo riserva alla Democratic Alliance, il partito di Helen Zille nato nel 2000 e che rappresenta tradizionalmente
i bianchi di origine inglese. Segno che, in realtà, i nazionalisti mirano a conquistare
i voti dei bianchi? Speculazioni, analisi e accuse si sprecheranno da qui a un
anno, quando le urne daranno il responso definitivo sul nuovo partito. I nazionalisti
sperano di conquistare 50 seggi sui 400 totali, in modo da poter giocare un ruolo
importante nella formazione del governo. Alle elezioni, però, si presenteranno
da soli. Nella speranza di sopravvivere alla condanna della storia.