16/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Rinasce il partito nazionalista, artefice dell'apartheid
scritto per noi da
Matteo Fagotto 
 
 
 
Enough is enough, "quando è troppo è troppo". Con questo slogan il National Party (Np), erede della formazione politica artefice dell'apartheid in Sudafrica, ha deciso di tornare in pista per partecipare alle elezioni politiche del prossimo anno. Presentatisi con un programma sociale ed estremamente aggressivo, che prevede la reintroduzione della pena di morte per reati come il furto, i nazionalisti giurano di essere cambiati. E di voler mirare ai voti della nuova classe media nera.

Juan-Duval Uys, portavoce del partitoAnche se i Nats sostengono di essere l'icona del cambiamento, le prime mosse sembrano andare nella direzione opposta. Il nome e il simbolo sono quasi identici a quelli del partito dei tempi di Hendrik Frensch Verwoerd e Paul Botha, due tra i maggiori esponenti della politica di segregazione razziale nel dopoguerra. Ma Juan-Duval Uys, portavoce del partito, ribalta la questione. "Ci sono due milioni e mezzo di neri appartenenti alla classe media in Sudafrica" spiega per telefono a PeaceReporter, "la maggior parte sono giovani tra i 20 e i 30 anni, che non hanno vissuto l'apartheid, hanno studiato e pensano con la propria testa. Sono quelli che hanno capito che il Np attuale non ha niente a che vedere con quello passato. Non sosteniamo l'apartheid, ma la legge e l'ordine".
 
Proprio legge e ordine sono le parole d'ordine del programma politico dei nazionalisti. Per combattere l'altissimo tasso di criminalità del Paese, i Nats chiedono il ripristino della pena di morte. "In situazioni estreme come quella sudafricana bisogna adottare misure estreme", spiega Uys. Nel programma del partito trovano spazio anche una politica edilizia a favore delle classi meno abbienti e un rafforzamento dello stato federale. Un altro pilastro è l'abolizione dell'affirmative action, il complesso di leggi che riservano una quota di posti di lavoro qualificati ai neri per favorire l'integrazione delle comunità anche a livello economico. Il programma è però contestato dai bianchi, che lo reputano una sorta di apartheid al contrario che premia la razza e non le capacità.
 
Una struttura riservata ai bianchi durante l'apartheidIl messaggio che, almeno in teoria, i nazionalisti vogliono far passare è quello di un partito che mira realmente a superare la politica razziale, al contrario dell'African National Congress che domina la vita politica del Paese dal 1994. "Nel nostro comitato centrale sono arrivati transfughi dell'Anc", continua Uys, "e la risposta della gente finora è stata impressionante. I giovani neri ci sostengono spontaneamente perché vogliono sentirsi parte di questo Sudafrica attraverso una politica che punti ai problemi, non alla razza". Il partito non rinnega comunque il suo bacino di voti tradizionale, mirando a riconquistare la famiglie di bianchi e di indiani finiti al margine della società.
 
Secondo Uys, l'Anc è visto come un conglomerato di potere troppo impegnato a farsi la guerra al proprio interno per guardare ai bisogni della gente. Ma l'attacco più veemente il portavoce dei nuovi Nats lo riserva alla Democratic Alliance, il partito di Helen Zille nato nel 2000 e che rappresenta tradizionalmente i bianchi di origine inglese. Segno che, in realtà, i nazionalisti mirano a conquistare i voti dei bianchi? Speculazioni, analisi e accuse si sprecheranno da qui a un anno, quando le urne daranno il responso definitivo sul nuovo partito. I nazionalisti sperano di conquistare 50 seggi sui 400 totali, in modo da poter giocare un ruolo importante nella formazione del governo. Alle elezioni, però, si presenteranno da soli. Nella speranza di sopravvivere alla condanna della storia.