scritto per noi da
Matteo Fagotto
La rinascita del National Party (Np), la formazione politica artefice dell'apartheid in Sudafrica, ha provocato un
vivo dibattito nel Paese. Nonostante le perplessità della maggioranza degli analisti,
il Np si dice sicuro di poter puntare al voto della classe media nera, giovane
e istruita, che non ha vissuto l'esperienza della segregazione razziale. Sulla
questione PeaceReporter ha intervistato Adam Habib, docente di Scienze Politiche
presso l'Università di Johannesburg e studioso del processo di democratizzazione
in Sudafrica
Professor Habib, crede davvero che il National Party sarà in grado di catturare i voti della classe media nera?
Sono molto scettico. Ritengo che il partito sia troppo compromesso con il passato,
e che non possa presentarsi come il rappresentante del cambiamento. Definirei
più che ottimistico il loro obiettivo di puntare alla classe media nera. E' molto
più probabile che raccolgano i voti di quella parte della comunità bianca che
non si è integrata nel Sudafrica attuale.
I rappresentanti del partito fanno però un'analisi opposta alla Sua: dicono che
saranno proprio i voti delle giovani generazioni il loro punto di forza
Faccio fatica a pensare che le nuove generazioni vogliano essere associate a
un partito con un tale passato. Prendiamo l'esempio dello Zimbabwe: fino al 1980
il Paese è stato governato dai bianchi ma il Movement for Democratic Change (il partito di opposizione nato nel 1998 e vincitore delle elezioni di marzo,
ndr) è un soggetto politico totalmente nuovo, non la riedizione di un vecchio partito.
Ritiene quindi che il Np dovrà accontentarsi di dividere le briciole con la Democratic Alliance (il partito di opposizione guidato da Helen Zille, nato nel 2000, e rappresentante
dei bianchi di origine inglese, ndr)?
Non penso che il Np riuscirà a competere con la Da, un partito che non è compromesso con l'apartheid perché nato dopo il '94 e
che non è additato come l'architetto della segregazione razziale.
Sono passati ormai 14 anni dalla fine dell'apartheid. Nonostante i numerosi scandali in cui è stato coinvolto, l'African National Congress rimane al centro della scena politica sudafricana. Perché l'opposizione non
riesce a porsi come alternativa?
Prima di tutto l'Anc gode ancora del credito ottenuto dall'aver emancipato la maggioranza nera. Secondo,
la colpa di questo fenomeno è anche dell'opposizione: formazioni come il Np o la Da hanno mirato ai voti delle minoranze razziali, ma in questo modo di sono preclusi
la possibilità di un successo a livello nazionale. Alla fine nascerà una formazione
politica con un programma globale, capace di sfidare l'Anc, ma è un processo che richiede tempo. In Paesi dalla storia simile a quella
sudafricana, come India e Zimbabwe, ci sono voluti almeno vent'anni.
Recentemente il sindacato Solidarity, che rappresenta in maggioranza i bianchi, ha denunciato le condizioni di vita
dei bianchi poveri finiti nelle baraccopoli. Ora, il Np ha deciso di riorganizzarsi. Ritiene che la minoranza bianca abbia adottato un
preciso programma politico per aumentare la propria visibilità?
C'è stata sicuramente una riorganizzazione dei gruppi di interesse che rappresentano
i bianchi. Le loro rivendicazioni sono giuste, ma devono essere coerenti e integrate
in un programma nazionale più ampio, altrimenti sono destinate all'insuccesso.
Ormai la separazione razziale va contro la storia di questo Paese.