Nasce nel nord dell'Iraq la prima milizia cristiana di autodifesa, con l'aiuto dei curdi
Le violenze settarie che hanno
insanguinato l'Iraq negli ultimi tre anni hanno cambiato la faccia
del paese e hanno spinto le diverse comunità a raccogliersi
per trovare protezione. Alcune, sull'esmpio dei consigli del
Risveglio, le milizie tribali sunnite che oggi sono alleate con gli
Usa nella lotta contro Al Qaeda in Mesopotamia, hanno organizzato dei
piccoli gruppi di autodifesa cittadina o di quartiere. Accade anche
nel piccolo villaggio di Tel Asquf, nella provincia settentrionale di
Niniveh, dove la sicurezza dei cittadini è protetta dalla
prima milizia composta da cristiani.
Non lontano dalla città di
Mosul, Tel Aqsuf è un villaggio abitato in maggioranza da
caldei e cattolici, che per questo motivo è stato più
volte oggetto di attacchi da parte di milizie, sia sunnite che
sciite. Le violenze contro i cristiani sono un fenomeno in crescita
nell'Iraq di oggi, in parte perchè vengono visti come alleati
degli invasori, ma anche perchè i loro costumi, che ad esempio
legittimano uso e vendita di alcolici, sono considerati oltraggiosi
nel clima di crescente radicalismo islamico che si respira nel paese.
L'abitato è circondato da cumuli di sabbia costruiti dai
residenti per contrastare le autobombe, mentre le strade sono
pattugliate dalla milizia locale, senza divisa e con in braccio il
consueto kalashnikov. “I terroristi vogliono ucciderci perché
siamo cristiani – ha raccontato il capo della milizia, Abu Nataq,
all'Afp – se non ci difendiamo da soli chi lo farà per
noi?”.
Abu Nataq racconta che in passato gli
abitanti del villaggio pagavano una somma alle milizie sunnite, per
non essere colpiti da attentati. Non potevano chiedere aiuto alla
capitale provinciale perché a Mosul la popolazione è in
maggioranza sunnita, e del resto anche lì la situazione della
sicurezza è ben lungi dall'essere sotto il controllo delle
autorità. Così decisero di rivolgersi al governo di
Erbil, città abitata in maggioranza da curdi. Da allora la
situazione nel villaggio è decisamente migliorata. Oggi i
peshmerga, la milizia curda, forniscono kalashnikov e radio a 200 di
loro, li pagano 200 dollari al mese per proteggere gli ottomila
abitanti del villlaggio. Pattigliano le strade del centro e gli
obbiettivi sensibili, come la cattedrale cattolica e caldea di San
Giorgio. Tuttavia, da quando è stata istituita la milizia,
dieci mesi fa, i miliziani con la croce al collo non hanno ancora
sparato un colpo. Il merito è di nuovo delle forze peshmerga,
che si occupano della difesa del perimetro esterno del centro
abitato.
Prima dell'invasione del 2003, i
cristiani in Iraq, in maggioranza caldei, erano circa 300mila. Oggi
non ci sono cifre aggiornate, ma è certo che una larga fetta
di quelli ha lasciato il paese o sono diventati Idp, sfollati
interni. Anche gli attacchi contro di loro non si fermano: lo scorso
gennaio a Mosul, diverse chiese vennero colpite da bombe durante le
celebrazioni dell'epifania, e marzo, sempre a Mosul, venne ucciso
l'arcivescovo Paulos Faraj Rahho. L'ultimo episodio è avvenuto
lo scorso 5 settembre, quando due cristiani furono rapiti e poi
uccisi. In uno dei due casi, quando l'ostaggio fu ucciso, la famiglia
aveva già pagato il riscatto. Secondo i dati del ministero
iracheno per i Diritti Umani, i cristiani uccisi in Iraq dal 2003 al
2007 sono stati 172 e attualmente gli sfollati interni sarebbero
circa 9mila.