15/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Nasce nel nord dell'Iraq la prima milizia cristiana di autodifesa, con l'aiuto dei curdi
Le violenze settarie che hanno insanguinato l'Iraq negli ultimi tre anni hanno cambiato la faccia del paese e hanno spinto le diverse comunità a raccogliersi per trovare protezione. Alcune, sull'esmpio dei consigli del Risveglio, le milizie tribali sunnite che oggi sono alleate con gli Usa nella lotta contro Al Qaeda in Mesopotamia, hanno organizzato dei piccoli gruppi di autodifesa cittadina o di quartiere. Accade anche nel piccolo villaggio di Tel Asquf, nella provincia settentrionale di Niniveh, dove la sicurezza dei cittadini è protetta dalla prima milizia composta da cristiani.

Non lontano dalla città di Mosul, Tel Aqsuf è un villaggio abitato in maggioranza da caldei e cattolici, che per questo motivo è stato più volte oggetto di attacchi da parte di milizie, sia sunnite che sciite. Le violenze contro i cristiani sono un fenomeno in crescita nell'Iraq di oggi, in parte perchè vengono visti come alleati degli invasori, ma anche perchè i loro costumi, che ad esempio legittimano uso e vendita di alcolici, sono considerati oltraggiosi nel clima di crescente radicalismo islamico che si respira nel paese. L'abitato è circondato da cumuli di sabbia costruiti dai residenti per contrastare le autobombe, mentre le strade sono pattugliate dalla milizia locale, senza divisa e con in braccio il consueto kalashnikov. “I terroristi vogliono ucciderci perché siamo cristiani – ha raccontato il capo della milizia, Abu Nataq, all'Afp – se non ci difendiamo da soli chi lo farà per noi?”.

Abu Nataq racconta che in passato gli abitanti del villaggio pagavano una somma alle milizie sunnite, per non essere colpiti da attentati. Non potevano chiedere aiuto alla capitale provinciale perché a Mosul la popolazione è in maggioranza sunnita, e del resto anche lì la situazione della sicurezza è ben lungi dall'essere sotto il controllo delle autorità. Così decisero di rivolgersi al governo di Erbil, città abitata in maggioranza da curdi. Da allora la situazione nel villaggio è decisamente migliorata. Oggi i peshmerga, la milizia curda, forniscono kalashnikov e radio a 200 di loro, li pagano 200 dollari al mese per proteggere gli ottomila abitanti del villlaggio. Pattigliano le strade del centro e gli obbiettivi sensibili, come la cattedrale cattolica e caldea di San Giorgio. Tuttavia, da quando è stata istituita la milizia, dieci mesi fa, i miliziani con la croce al collo non hanno ancora sparato un colpo. Il merito è di nuovo delle forze peshmerga, che si occupano della difesa del perimetro esterno del centro abitato.

Prima dell'invasione del 2003, i cristiani in Iraq, in maggioranza caldei, erano circa 300mila. Oggi non ci sono cifre aggiornate, ma è certo che una larga fetta di quelli ha lasciato il paese o sono diventati Idp, sfollati interni. Anche gli attacchi contro di loro non si fermano: lo scorso gennaio a Mosul, diverse chiese vennero colpite da bombe durante le celebrazioni dell'epifania, e marzo, sempre a Mosul, venne ucciso l'arcivescovo Paulos Faraj Rahho. L'ultimo episodio è avvenuto lo scorso 5 settembre, quando due cristiani furono rapiti e poi uccisi. In uno dei due casi, quando l'ostaggio fu ucciso, la famiglia aveva già pagato il riscatto. Secondo i dati del ministero iracheno per i Diritti Umani, i cristiani uccisi in Iraq dal 2003 al 2007 sono stati 172 e attualmente gli sfollati interni sarebbero circa 9mila.
 

Naoki Tomasini

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