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La riforma. Se le dichiarazioni di Putin della settimana scorsa ('non abbiamo paura di una
nuova Guerra Fredda') suonano enfatiche o propagandistiche, il motivo va ricercato
nell'impegno, politico ed economico, che l'ex presidente russo profuso nel rilanciare
il suo Paese come 'grande potenza globale'. Dal 2000, Putin ha avviato una imponente
e ambiziosa riforma militare con l'intento di modernizzare le forze armate russe.
Uno degli architetti dell'operazione è Anatoly Serdyukov, 46enne ex avvocato che
gestiva un negozio di mobili a San Pietroburgo prima di essere reclutato dal suo
vecchio amico per 'rivoluzionare l'esercito' con la nomina a ministro della Difesa.
Alienazioni del patrimonio militare per far cassa, decapitazione dei vertici per
combattere inefficienza e corruzione, sostituzione degli ufficiali più anziani
con giovani motivati e meglio addestrati, ma soprattutto riduzione della coscrizione
obbligatoria da 18 a 12 mesi, con l'obiettivo di arrivare al 2010 con il 70 percento
di volontari. In aggiunta, migliori paghe per i militari e pugno di ferro contro
i soldati inetti o violenti. Il comandante in capo dell'Aviazione, generale Vladimir
Mikhailov, ha descritto un terzo dei soldati russi (l'armata ammonta a 1,3 milioni
di soldati) come 'mentalmente inadatti, tossicodipendenti o imbecilli'.
Volontà di potenza. Gli investimenti militari sono stati la priorità per Putin, che ha aumentato
la voce in bilancio dai 15 miliardi del 2000 ai 40 attuali. Esercitazioni aeronavali
in grande stile, le più imponenti dal crollo dell'Unione sovietica, hanno portato
in missione nel Mediterraneo l'ammiraglia della flotta sovietica, la portaerei
Kutsnezov, e in volo sopra il Golfo di Biscaglia i bombardieri strategici Tupolev
Tu-65. Ieri due caccia Tu-160 sono atterrati in Venezuela, dopo che Chavez, nel
pieno della crisi caucasica, aveva fornito la sua piena assistenza militare a
Mosca, scartata l'ipotesi di far atterrrare bombardieri russi nella vecchia base
militare 'Lourdes' a Cuba. Sono chiare indicazioni della volontà di potenza russa
e dell'accresciuta capacità tecnologica delle sue forze armate. "E' cominciata
una nuova era - è stato il commento alle esercitazioni dell'analista britannico,
ex generale Michael Rose - le forze armate russe sono oggi una istituzione re-inventata
e una potenza con cui fare i conti nel prossimo futuro".
Nuove agenzie. Il vice-premier Sergei Ivanov rivelò lo scorso anno un ambizioso piano per costruire
una nuova generazione di missili balistici intercontinentali, sottomarini nucleari,
una flotta di portaerei e un nuovo sistema di allerta radar. La Nato non ha perso
tempo nel cercare di riempire il vuoto creatosi nei Paesi del Patto di Varsavia
dopo il crollo dell'Unione Sovietica. La costruzione dello scudo missilistico
in Polonia e Repubblica ceca, e il piano di adesione all'Alleanza atlantica di
Georgia e Ucraina hanno creato una tempesta, nel mare già agitato dei rapporti
con gli Stati Uniti, con i quali Putin aveva siglato nel 2002 un trattato per
ridurre le armi strategiche nucleari di due terzi entro il 2012. Da allora, dopo
l'indipendenza del Kosovo e la crisi georgiana, le relazioni di Mosca con gli
Stati Uniti si sono aggravate a tal punto da innescare una nuova corsa al riarmo.
Per adesso, la minaccia di puntare i propri missili contro Polonia, Repubblica
Ceca ed eventualmente la filo-occidentale Ucraina, non è che la provocazione di
una ex-superpotenza irritata. Ma entro quest'anno, saranno 65 i sistemi mobili
di missili strategici Topol a disposizione del comando missilistico russo: lo
ha riferito due giorni fa il generale Nikolai Solovtsov, precisando che sono in
programma altri quattro lanci di prova di missili balistici intercontinentali.
Gli spettacolari profitti di petrolio e gas seguiti alla nazionalizzazione delle
imprese private - talvolta con metodi che definire 'autoritari' sarebbe un eufemismo
(vedi la Jukos di Khodorkovskij) - hanno consentito il consolidamento delle industrie
della difesa, nucleare e spaziale, la promozione di sinergie tra queste e gli
altri settori dell'economia e la costituzione di un gruppo pubblico per l'aeronautica
(United Aircraft Corporation, Oak) composto, tra le altre, da Sukhoi, Ilyushin,
Tupolev, Mig e le varie associazioni di industrie aeronautiche, e di un analogo
gruppo per la cantieristica navale (United Shipbuilding corporation, Osl).
Il falco. Il monopolio della vendità di armi è già da anni una realtà nel Paese, con la
Rosoboronexport titolare giuridica del diritto esclusivo di esportazioni delle
armi russe (oltre i 6 miliardi di dollari in esportazioni). Enorme rilievo, nell'ideale
confronto militare con l'Occidente, è attribuito al comando delle Forze Strategiche
missilistiche, competente per tutte le attività di gestione del sistema missilistico
terrestre, aereo e navale. Il comandante, Nikolay Solovtsov, nominato da Putin
nel 2001, è uno dei generali più ostili alla Nato e al progetto missilistico Usa.
Proprio ieri ha (nuovamente) definito Polonia e Repubblica Ceca 'possibili obiettivi
dei missili russi, così come altre analoghe installazioni militari'. Seppur vetusto
e oggetto di scarsa manutenzione, l'arsenale di missili balistici intercontinentali
(Icbm) è il più grande del mondo. Secondo varie fonti (russianforces.org, globalsecurity.org),
all'inizio del 2008 era costituito da 702 piattaforme di lancio, in grado di portare
3.155 testate. Gli Icbm sono 507, gli Ss-18 'Satan' 85, gli Ss-19 150, gli Ss-25
'Topol' sono 300, gli Ss-27 'Topol-M' 40, gli Sh-11 Gorgon sono 36, gli Sh-08
Gazelle 64. Risalgono tutti all'epoca sovietica, eccetto il Topol-M, che può essere
sia lanciato da un silo che da una piattaforma mobile. La flotta navale russa
ha 15 sottomarini nucleari definiti 'balistici' (Typhoon, Delta III e Delta IV)
in grado di trasportare missili 204 missili balistici e 25 sottomarini 'cruise'
con a bordo varie categorie di missili, dall'Ss-N-15 all'Ss-N-21. La flotta aerea
consiste di 124 bombardieri nucleari (Tu-95 e Tu-160) in grado di portare 872
missili Cruise a lungo raggio, oltre a 124 Tu-22M con varie testate a corto raggio.
Leadership. Sempre nell'ottica putiniana di rinnovamento della grandeur sovietica e virtuale
confronto con l'Occidente, grande impulso è destinato al miglioramento e all'innovazione
delle infrastrutture tecnologiche e della comunicazione militare. Attualmente,
la Russia ha tre satelliti Cosmos, due dei quali seguono l'orbita terrestre, mentre
il terzo è geo-stazionario. I satelliti orbitanti possono individuare missili
lanciati dal territorio statunitense, ma non dal mare o da altre regioni terrestri.
Quello geo-stazionario, ancora non operativo, ha un raggio di intercettazione
più esteso. Nove sono invece le stazioni radar a terra, ciascuna delle quali ha
uno o più radar. Mosca e le regioni circostanti sono 'protette' dall' A-135, sistema
integrato di intercettazione preventiva, con 68 missili Gazelle e 32 Gorgon. Nuovi
investimenti, ancora non quantificati, sono previsti per il settore del controllo
aerospaziale, in linea con le dichiarazioni dell'ex presidente russo: "La Russia
ha il compito di mantenere un ruolo di leadership nella tecnologia militare e
nei sistemi di difesa". Anche se la vera risposta tecnologica allo scudo spaziale
americano sarà per molto tempo ancora ben lungi dall'arrivare.Luca Galassi