
Un’altra mossa improvvisa del re Gyanendra, salito al potere nel
2001 dopo il massacro della famiglia reale causato da un gesto
di follia del principe ereditario Dipendra, ha fatto sprofondare il Nepal nell’incertezza.
Ieri il sovrano, per la seconda volta in due anni e mezzo, ha licenziato il governo
e assunto pieni poteri. Lo stato di emergenza è stato proclamato, i militari presidiano
la capitale e la residenza dell’ex primo ministro Bahadur Deuba. Il regno himalayano
torna così ad essere una monarchia assoluta, dove la soluzione del conflitto con
i guerriglieri del Partito Comunista nepalese di orientamento maoista (Ncp), sembra
sempre più lontana. La tensione è altissima dall’agosto 2004, quando i guerriglieri
sono riusciti ad assediare la capitale per alcuni giorni. Il blocco delle vie
d’accesso a Kathmandu è stato ripetuto anche dal 24 al 28 dicembre scorsi: i ribelli
– che controllano ormai due terzi del territorio nepalese - stanno guadagnando
terreno. Intanto a gennaio l’Esecutivo ha promesso elezioni anticipate per il
prossimo aprile e imposto un ultimatum all’Ncp entro il quale iniziare i negoziati
di pace. Ma i ribelli erano disposti a trattare solo con la mediazione delle Nazioni
Unite e alla fine il 13 gennaio – data ultima scelta dal governo per intavolare
trattative - è trascorso con un nulla di fatto.
Il racconto di HURON. “La situazione in Nepal peggiora ogni giorno”, ci racconta Charan Prasai, portavoce
di una delle Ong più antiche del regno, la Human Rights Organisation of Nepal (HURON). “Le persone vivono in uno stato di agonia e precarietà. Nessuno è in
grado di prevedere cosa accadrà l’indomani. Per le strade di Kathmandu , le persone
vengono coinvolte nelle agitazioni politiche dei partiti che dimostrano contro
la recessione e l’innalzamento dei prezzi. La Nepal Oil Corporation ha aumentato il prezzo della benzina e le bombole di gas utilizzate per cucinare
non sono disponibili nei negozi della capitale. A volte le manifestazioni sfociano
nella violenza: qualche giorno fa gli studenti hanno incendiato le auto governative
e lanciato pietre contro la polizia”.
La guerra continua. Intanto negli altri distretti del regno continuano gli scontri tra l’Ncp, che
vuole instaurare una repubblica comunista, e l’Esercito governativo. “I maoisti
- continua Charan Prasai - hanno aumentato gli attacchi contro le forze di sicurezza
lungo le strade principali del Paese. Dopo l’ultimo assedio di Kathmandu, le autostrade
sono diventate un vero campo di battaglia. Ci sono continue perdite e ferimenti
da entrambe le parti. Un episodio: il 22 dicembre la guerriglia ha incendiato
18 camion di beni di prima necessità tra Hetauda e Narayanghar, nel centro del
Paese. Le forze dell’ordine non sono intervenute e gli abitanti della regione
hanno perso ogni fiducia in queste ultime. Spesso vengono lasciate bombe nel mezzo
delle strade e diversi civili sono morti nel tentativo di rimuoverle”.
I nepalesi sono in balia delle mosse delle autorità e dei guerriglieri. Charan
Prasai spiega: “Ad affliggere la popolazione sono soprattutto le serrate dei negozi
e gli scioperi generali (in gran parte imposti dai maoisti e dai partiti d’opposizione,
Ndr.). In molti distretti i licei sono tuttora chiusi per volere dei ribelli”.
Dopo nove anni di guerra e 10mila vittime “viviamo in un clima di totale sfiducia
nelle autorità”, aggiunge l’uomo preoccupato. “Nessuno credeva che si potessero
tenere elezioni anticipate senza l’approvazione dei maoisti”.

Senza legge. Il 20 gennaio scorso due organizzazioni di Hong Kong, l’ Asian Human Rights Commission (AHRC) e l’Asian Legal Resource Centre (ALRC), hanno definito il Nepal “uno Stato senza legge caduto nella follia della
barbarie”. “Sono d’accordo”, commenta Chran Prasai. “L’applicazione della legge
è compromessa sia dalle forze di sicurezza sia dai guerriglieri”. Entrambi infatti
rivaleggiano in atrocità. Da una parte, l’Esercito compie rapimenti, torture ed
esecuzioni sommarie di presunti ribelli. Dall’altra, i guerriglieri reclutano
con la forza centinaia di civili e li espropriano delle loro terre e proprietà.
“Ormai i giudici sono in mano alle forze di sicurezza”, dichiara il presidente
di Huron. “I diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione sono continuamente
violati. Le sparizioni, per esempio, sono diminuite dopo le denunce di Amnesty
e dell’Onu, ma sono aumentate le esecuzioni sommarie. L’Esercito potrebbe aver
cambiato la sua strategia di eliminazione dei dissidenti, scegliendo di uccidere
in segreto le persone anziché arrestarle ed esporsi alle critiche della società
civile”. A partire dal 2001 Huron ha calcolato 859 sparizioni ad opera del governo
e dei maoisti, di cui 369 casi solo negli ultimi sei mesi. Il Nepal ha raggiunto
così il triste record per il maggior numero di desaparecidos nel 2004.