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Kerim Yildiz, direttore esecutivo
dell'organizzazione non governativa Kurdish Human Rights Project(Khrp), con sede a Londra e
tanti attivisti nel Kurdistan iraniano, lancia l'allarme per lo
sciopero della fame dei detenuti curdi nelle carceri dell'Iran. ''La
protesta si diffonde in tutti le carceri del Paese:
Kermanshah, Saghez, Mahabad e Uromieh, inoltre la prigione di Rajai
Shahr e la famigerata prigione di Teheran chiamata Evin'', racconta
Yildiz. Secondo gli attivisti del Khrp lo sciopero arriva dopo anni
di vessazioni. ''I curdi iraniani, anche solo per proteste non
violente, finalizzate alla richiesta di maggior rispetto dei loro
diritti politici, vengono imprigionati e torturati'', racconta il
direttore di Khrp, ''il mese scorso hanno arrestato tre giornalisti
curdi: Saman Rasoulpour, Massoud Kurdpour e Anvar Sa'idi Muchashi e
altre ottanta persone per uno sciopero avvenuto a luglio a Bokan. I
processi che subiscono sono costellati di violazioni dei diritti
della difesa, anche quelli che prevedono la pena di morte. La lotta è
partita per bloccare l'esecuzione di otto detenuti politici curdi e
per chiedere la fine delle torture sistematiche alle quali vengono
sottoposti i prigionieri curdi nelle carceri iraniane''.
Fino a quando lo sciopero continuerà?
''Non smetteranno fino a quando lo stato iraniano non comincerà
a rispettare i diritti umani. Spero che l'Unione europea si accorga
di noi – racconta Yildiz - E' molto lunga la strada che l'Iran deve
percorrere per raggiungere lo standard internazionale di rispetto dei
diritti umani. Il governo di Teheran deve smettere di mettere a
tacere i giornalisti curdi e gli attivisti che si battono per il
rispetto dei diritti umani, favorendo il dialogo e una soluzione
negoziata rispetto alla richiesta di emancipazione dei curdi nel
Paese''.
Una
denuncia che, per il momento, non sembra scuotere di un millimetro la
politica di Teheran verso i curdi. Il governo della Repubblica
islamica è convinto, da anni, che i nemici dell'Iran fomentino
il separatismo delle minoranze nel Paese per indebolire il governo
degli ayatollah. Curdi, arabi, azeri e baluci. In particolare negli
ultimi tre anni si è intensificata l'azione del The Free
Life Party of Kurdistan (Pjak),
costola iraniana del più noto Partito Curdo dei Lavoratori
(Pkk), attivo in Turchia. Teheran non ha mai nascosto di ritenere gli
Stati Uniti responsabili dell'armamento e del sostegno ai movimenti
curdi e, di comune accordo con il governo turco, l'Iran ha usato la
mano pesante nel Kurdistan iraniano, al confine con l'Iraq,
bombardando i villaggi curdi e compiendo retate di giornalisti e
attivisti.Christian Elia