10/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Sciopero della fame dei detenuti politici curdi in Iran
''Sono passati ormai diciassette giorni dall'inizio dello sciopero della fame e, giorno per giorno, cresce il numero dei dimostranti. Sono più di duecento i prigionieri curdi che hanno smesso di mangiare Tutti prigionieri politici e tutti curdi, uomini e donne, alcuni dei quali in pessime condizioni di salute''.

prigione iranianaKerim Yildiz, direttore esecutivo dell'organizzazione non governativa Kurdish Human Rights Project(Khrp), con sede a Londra e tanti attivisti nel Kurdistan iraniano, lancia l'allarme per lo sciopero della fame dei detenuti curdi nelle carceri dell'Iran. ''La protesta si diffonde in tutti le carceri del Paese: Kermanshah, Saghez, Mahabad e Uromieh, inoltre la prigione di Rajai Shahr e la famigerata prigione di Teheran chiamata Evin'', racconta Yildiz. Secondo gli attivisti del Khrp lo sciopero arriva dopo anni di vessazioni. ''I curdi iraniani, anche solo per proteste non violente, finalizzate alla richiesta di maggior rispetto dei loro diritti politici, vengono imprigionati e torturati'', racconta il direttore di Khrp, ''il mese scorso hanno arrestato tre giornalisti curdi: Saman Rasoulpour, Massoud Kurdpour e Anvar Sa'idi Muchashi e altre ottanta persone per uno sciopero avvenuto a luglio a Bokan. I processi che subiscono sono costellati di violazioni dei diritti della difesa, anche quelli che prevedono la pena di morte. La lotta è partita per bloccare l'esecuzione di otto detenuti politici curdi e per chiedere la fine delle torture sistematiche alle quali vengono sottoposti i prigionieri curdi nelle carceri iraniane''.

un'esecuzione in iranFino a quando lo sciopero continuerà? ''Non smetteranno fino a quando lo stato iraniano non comincerà a rispettare i diritti umani. Spero che l'Unione europea si accorga di noi – racconta Yildiz - E' molto lunga la strada che l'Iran deve percorrere per raggiungere lo standard internazionale di rispetto dei diritti umani. Il governo di Teheran deve smettere di mettere a tacere i giornalisti curdi e gli attivisti che si battono per il rispetto dei diritti umani, favorendo il dialogo e una soluzione negoziata rispetto alla richiesta di emancipazione dei curdi nel Paese''.
L'Ue, nel giugno scorso, ha inviato un articolato invito all'Iran in materia di diritti umani delle donne, dei curdi, degli attivisti dei diritti umani ed ha chiesto di commutare le pene di alcuni condannati a morte. L'Unione europea, nel testo, ribadiva che "Numerose violazioni dei diritti umani sono state registrate nel corso degli ultimi mesi, nei confronti di giornalisti, sindacalisti, studenti e difensori dei diritti umani che appartengono alla minoranza curda".

logo del pjakUna denuncia che, per il momento, non sembra scuotere di un millimetro la politica di Teheran verso i curdi. Il governo della Repubblica islamica è convinto, da anni, che i nemici dell'Iran fomentino il separatismo delle minoranze nel Paese per indebolire il governo degli ayatollah. Curdi, arabi, azeri e baluci. In particolare negli ultimi tre anni si è intensificata l'azione del The Free Life Party of Kurdistan (Pjak), costola iraniana del più noto Partito Curdo dei Lavoratori (Pkk), attivo in Turchia. Teheran non ha mai nascosto di ritenere gli Stati Uniti responsabili dell'armamento e del sostegno ai movimenti curdi e, di comune accordo con il governo turco, l'Iran ha usato la mano pesante nel Kurdistan iraniano, al confine con l'Iraq, bombardando i villaggi curdi e compiendo retate di giornalisti e attivisti.

Christian Elia

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