10/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Causa molta preoccupazione in Argentina e in Brasile la situazione sociale boliviana che negli ultimi giorni è andata peggiorando.
 
Cinque delle nove regioni ricche boliviane, in aperto contrasto con la politica di Evo Morales, hanno minacciato di bloccare le strade che conducono in Argentina e Brasile e che consentono il passaggio del gas boliviano. Lo scopo è quello di rendere sempre più forte la protesta contro il presidente indigeno. I prefetti delle cinque regioni “ribelli” chiedono la restituzione di un'imposta sugli idrocarburi che il presidente Morales ha già destinato a un fondo pensione per gli anziani più poveri e che loro vorrebbero per finanziare la campagna per l'autonomia.
 
Inoltre, nelle ultime settimane le proteste si sono focalizzate anche sul rifiuto dei prefetti “ribelli” della nuova Costituzione che a loro dire consegna troppo potere nelle mani delle popolazioni indigene e consacra definitivamente la nazionalizzazione delle risorse del Paese.
La proteste, i manifestanti hanno minacciato di occupare i giacimenti e chiudere le valvole che consentono la fuoriuscita di gas, da qualche giorno si sono fatte sempre più dure e si sarebbero concentrate soprattutto nella regione di Tarija, dove si trova la maggior riserva di gas naturale del Paese.
Il governo, per voce del ministro degli Idrocarburi, Saul Avalos, ha fatto sapere che l'esecutivo ha preso la decisione di militarizzare tutto il sistema di trasporto di gas per garantire la fornitura necessaria al fabbisogno interno e anche per l'esportazione.
Quotidianamente il Brasile riceve dalla Bolivia circa 32 milioni di metri cubi di gas mentre l'Argentina ne ottiene 1,4 milioni.
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