Causa molta preoccupazione in Argentina e in Brasile la situazione sociale boliviana
che negli ultimi giorni è andata peggiorando.

Cinque delle nove regioni ricche boliviane, in aperto contrasto con la politica
di Evo Morales, hanno minacciato di bloccare le strade che conducono in Argentina
e Brasile e che consentono il passaggio del gas boliviano. Lo scopo è quello di
rendere sempre più forte la protesta contro il presidente indigeno. I prefetti
delle cinque regioni “ribelli” chiedono la restituzione di un'imposta sugli idrocarburi
che il presidente Morales ha già destinato a un fondo pensione per gli anziani
più poveri e che loro vorrebbero per finanziare la campagna per l'autonomia.

Inoltre, nelle ultime settimane le proteste si sono focalizzate anche sul rifiuto
dei prefetti “ribelli” della nuova Costituzione che a loro dire consegna troppo
potere nelle mani delle popolazioni indigene e consacra definitivamente la nazionalizzazione
delle risorse del Paese.
La proteste, i manifestanti hanno minacciato di occupare i giacimenti e chiudere
le valvole che consentono la fuoriuscita di gas, da qualche giorno si sono fatte
sempre più dure e si sarebbero concentrate soprattutto nella regione di Tarija,
dove si trova la maggior riserva di gas naturale del Paese.
Il governo, per voce del ministro degli Idrocarburi, Saul Avalos, ha fatto sapere
che l'esecutivo ha preso la decisione di militarizzare tutto il sistema di trasporto
di gas per garantire la fornitura necessaria al fabbisogno interno e anche per
l'esportazione.
Quotidianamente il Brasile riceve dalla Bolivia circa 32 milioni di metri cubi
di gas mentre l'Argentina ne ottiene 1,4 milioni.