10/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'economista Ed Kutsoati analizza la situazione del continente africano
scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
 
La seconda corsa alle risorse africane lanciata negli ultimi mesi da Russia, Turchia e Iran potrebbe modificare sensibilmente il quadro economico del continente. Per capire in che modo i Paesi africani possano trarre vantaggio da questa situazione, PeaceReporter ha intervistato l'economista ghanese Ed Kutsoati, docente di Economia presso la Tufts University di Boston
 
Piattaforme petrolifere in AngolaRecentemente, Turchia, Russia e Iran hanno ampliato le loro relazioni con l'Africa, organizzando summit e firmando accordi di cooperazione economica e nucleare: pensa che i nuovi arrivati, insieme a Cina e India, possano togliere all'Occidente la palma di principale partner economico del continente?
L'influenza dei vecchi partner diminuirà ad ogni nuovo arrivo. Succede in tutti i mercati, e l'Africa non fa differenza. Aumenterà la competizione, e questo farà calare l'influenza dell'Occidente. Inoltre, al contrario di quelli garantiti da Europa e Usa, i finanziamenti dei "nuovi arrivati" vengono concessi senza troppi condizionamenti politici, e per questo sono graditi soprattutto dai regimi africani meno democratici.
 
In che modo l'Africa può approfittare del fatto di avere un numero crescente di partner commerciali?
I Paesi africani sono indipendenti, almeno politicamente, e nessuno sta puntando loro una pistola alla testa. Questo significa che l'Africa dovrebbe essere capace di negoziare buoni accordi economici, ma questo richiede il rafforzamento delle istituzioni interne, per garantire che i contratti siano trasparenti e che i politici siano tenuti sotto esame. Cosa ancora più importante, i leader africani devono riconoscere che la loro forza è nel numero: sarebbe utile costruire un forte blocco commerciale integrato per evitare di essere trascinati a una corsa al ribasso durante le trattative.
 
Legname da esportazione in GabonMolti Paesi sono accusati di puntare solo al petrolio e alle materie prime africane, senza preoccuparsi di garantire al continente uno sviluppo più sostenibile
Non sono d'accordo. Sia l'Occidente che i Paesi emergenti sono consapevoli che, se vogliono che le loro economie crescano, devono continuare a produrre, e questo significa trovare nuovi mercati di sbocco. Dovrebbe essere nell'interesse di tutti promuovere lo sviluppo africano, perché gli stati poveri non sono un buon mercato per le esportazioni europee o cinesi.
 
Crede che i Paesi africani stiano facendo abbastanza per promuovere il proprio sviluppo economico, o la maggior parte di essi si è adagiata sulle entrate petrolifere e minerarie senza prendere misure efficaci sul lungo periodo?
La diversificazione è ostacolata dalla mancanza di conoscenze e di tecnologia. Per questo è fondamentale che le entrate derivanti dallo sfruttamento delle risorse naturali siano investite in istruzione, sanità e infrastrutture. Se il Botswana, una nazione senza accesso al mare che nel 1966 aveva appena 25 laureati, usa le esportazioni di diamanti per far crescere la propria economia, non vedo perché gli altri stati non possono fare lo stesso. Sta ai leader africani rinunciare alle politiche clientelari e garantire che i guadagni siano distribuiti a tutti.