La
seconda corsa alle risorse africane lanciata negli ultimi mesi da Russia, Turchia e Iran potrebbe modificare sensibilmente
il quadro economico del continente. Per capire in che modo i Paesi africani possano
trarre vantaggio da questa situazione, PeaceReporter ha intervistato l'economista
ghanese Ed Kutsoati, docente di Economia presso la Tufts University di Boston

Recentemente, Turchia, Russia e Iran hanno ampliato le loro relazioni con l'Africa,
organizzando summit e firmando accordi di cooperazione economica e nucleare: pensa
che i nuovi arrivati, insieme a Cina e India, possano togliere all'Occidente la
palma di principale partner economico del continente?
L'influenza dei vecchi partner diminuirà ad ogni nuovo arrivo. Succede in tutti
i mercati, e l'Africa non fa differenza. Aumenterà la competizione, e questo farà
calare l'influenza dell'Occidente. Inoltre, al contrario di quelli garantiti da
Europa e Usa, i finanziamenti dei "nuovi arrivati" vengono concessi senza troppi
condizionamenti politici, e per questo sono graditi soprattutto dai regimi africani
meno democratici.
In che modo l'Africa può approfittare del fatto di avere un numero crescente
di partner commerciali?
I Paesi africani sono indipendenti, almeno politicamente, e nessuno sta puntando
loro una pistola alla testa. Questo significa che l'Africa dovrebbe essere capace
di negoziare buoni accordi economici, ma questo richiede il rafforzamento delle
istituzioni interne, per garantire che i contratti siano trasparenti e che i politici
siano tenuti sotto esame. Cosa ancora più importante, i leader africani devono
riconoscere che la loro forza è nel numero: sarebbe utile costruire un forte blocco
commerciale integrato per evitare di essere trascinati a una corsa al ribasso
durante le trattative.

Molti Paesi sono accusati di puntare solo al petrolio e alle materie prime africane,
senza preoccuparsi di garantire al continente uno sviluppo più sostenibile
Non sono d'accordo. Sia l'Occidente che i Paesi emergenti sono consapevoli che,
se vogliono che le loro economie crescano, devono continuare a produrre, e questo
significa trovare nuovi mercati di sbocco. Dovrebbe essere nell'interesse di tutti
promuovere lo sviluppo africano, perché gli stati poveri non sono un buon mercato
per le esportazioni europee o cinesi.
Crede che i Paesi africani stiano facendo abbastanza per promuovere il proprio
sviluppo economico, o la maggior parte di essi si è adagiata sulle entrate petrolifere
e minerarie senza prendere misure efficaci sul lungo periodo?
La diversificazione è ostacolata dalla mancanza di conoscenze e di tecnologia.
Per questo è fondamentale che le entrate derivanti dallo sfruttamento delle risorse
naturali siano investite in istruzione, sanità e infrastrutture. Se il Botswana,
una nazione senza accesso al mare che nel 1966 aveva appena 25 laureati, usa le
esportazioni di diamanti per far crescere la propria economia, non vedo perché
gli altri stati non possono fare lo stesso. Sta ai leader africani rinunciare
alle politiche clientelari e garantire che i guadagni siano distribuiti a tutti.