10/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo Cina e India, anche Russia, Turchia e Iran mettono gli occhi sul continente
scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
 
La corsa alla conquista dell'Africa lanciata da India e Cina si arricchisce di nuovi protagonisti: negli ultimi mesi, Turchia, Russia e Iran hanno fatto il loro ingresso sulla scena, promettendo cooperazione commerciale, politica e nucleare, e candidandosi al ruolo di partner economici di primo livello. Il monopolio occidentale dell'Africa del dopo Guerra Fredda è definitivamente in cantina. Come riferisce a PeaceReporter l'economista Ed Kutsoati "il modo in cui l'Africa gestirà la 'seconda corsa' alle sue risorse determinerà il destino del continente".
 
Una miniera di cobalto in CongoL'accordo commerciale da due miliardi e mezzo di dollari siglato la scorsa settimana tra la russa Gazprom e la compagnia petrolifera nazionale nigeriana, che tanto allarme ha suscitato in Europa, è solo la punta dell'iceberg di un fenomeno più ampio. Dopo il crollo dell'Urss e 18 anni di assenza quasi totale, Mosca ha rimesso da poco piede nel continente, siglando una serie di accordi di fornitura energetica e militare con Marocco, Libia e Algeria. Ora, Gazprom mira a costruire un gasdotto che dalla Nigeria arrivi al Mediterraneo attraversando il Sahara, aumentando i timori di un'Europa che si scopre troppo dipendente da Mosca per le forniture di energia. Altre compagnie russe, tra cui la Lukoil, hanno ottenuto contratti di esplorazione petrolifera in Ghana e Namibia.
 
Ad allarmare il Vecchio Continente è arrivata anche la notizia dell'accordo nucleare siglato tra la Nigeria e l'Iran, in base al quale Teheran fornirà tecnologia a usi civili per la produzione di energia elettrica, di cui il Paese africano ha disperato bisogno per alimentare la crescita economica. Il ministro degli Esteri iraniano, Manoucher Mottaki, ha inoltre annunciato la nascita di un summit Africa-Iran, la cui prima riunione è prevista entro la fine dell'anno a Teheran, e che avrà come principale obiettivo la cooperazione economica.
 
Un'immagine del summit di Istanbul tra Turchia e Paesi africaniL'Iran è stato battuto sul tempo dalla Turchia, che ad agosto ha organizzato un incontro (tenutosi ad Istanbul) con i rappresentanti di ben cinquanta stati africani. Secondo il governo di Ankara, l'interscambio tra Turchia e Africa è salito del 140 percento in quattro anni, passando da 5,4 a 13 miliardi di dollari a fine 2007. Ankara, che nel 2005 ha ottenuto lo status di Paese osservatore presso l'Unione Africana, ha in programma di aprire 15 nuove ambasciate nel continente, e spera di ottenere l'appoggio di quanti più stati possibile per le elezioni del prossimo Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che la vedono in corsa con Austria e Islanda per due posti.
 
Se gli obiettivi politici della Turchia sono chiari, per il resto i tre nuovi partners giurano di non essere interessati solo alle materie prime del continente, ma di voler costruire relazioni economiche più durature. In teoria l'aumento dei potenziali clienti va a vantaggio dei governi africani, che però non sempre si sono preoccupati di scegliere le opzioni più convenienti per i propri Paesi. "Ogni partner commerciale mira a soddisfare i propri obiettivi, questo i politici africani dovrebbero averlo capito. Per questo è loro precisa responsabilità far sì che certe dinamiche di sfruttamento avvenute nel passato non si ripetano", spiega a PeaceReporter l'economista James Shikwati, direttore presso l'Inter Region Economic Network di Nairobi. Una soluzione potrebbe essere quella di creare un blocco economico africano, per poter trattare da una posizione di forza. Ma l'Europa ci ha messo decenni per diventare un'Unione imperfetta, e l'Unione Africana non ha dimostrato di saper fare meglio.