09/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Hamas disperde una protesta dei docenti di Gaza, lo scontro con Fatah si allarga
Le forze di sicurezza di Hamas hanno disperso con la forza una manifestazione pacifica degli insegnanti della Striscia di Gaza, che protestavano contro la politicizzazione dei servizi sociali e le epurazioni del personale vicino a Fatah. Il governo di Ramallah nega di avere incitato quelle proteste ma solidarizza con i medici e i docenti della Striscia, che sono in sciopero da oltre una settimana. Ora il conflitto tra i due governi palestinesi, in Cisgiordania e a Gaza, si combatte anche nelle corsie degli ospedali, mentre la situazione umanitaria della Striscia continua a peggiorare, soprattutto a causa del continuo embargo israeliano.

Erano circa 150 gli insegnanti legati al movimento della Jihad islamica che sabato scorso a Gaza hanno inscenato una protesta intitolata: “mantenere l'unità degli insegnanti”. Protestavano contro i licenziamenti degli operatori dell'istruzione legati a Fatah, ma anche contro le chiusure di diverse cliniche private, anch'esse riconducibili al governo di Ramallah. Ancora una volta, da quando il clima tra le due principali forze palestinesi è tornato ad arroventarsi, le forze di sicurezza di Hamas non sono andate per il sottile: allontanati i fotografi, la manifestazione è stata dispersa. “La polizia ha attaccato manifestanti pacifici che non sostenevano alcuna fazione a discapito delle altre” ha commentato indignato Nafid Azam, un esponente della Jihad.

La manifestazione degli insegnanti di Jihad IslamicaLunedì 8 settembre il ministro della Sanità dell'Autorità Palestinese, Fathi Abu Moghli, ha smentito il coinvolgimento del suo governo nell'incitare le proteste, e ha accusato Hamas di violare i diritti dei lavoratori. “Il governo del colpo di stato – ha detto, riferendosi all'esecutivo di Ismail Haniyeh - ha militarizzato ospedali e centri sanitari non per garantire sicurezza, ma per intimorire il personale”. Secondo il ministro, Hamas avrebbe licenziato 950 persone, tra medici e personale amministrativo, e messo sotto sorveglianza altri 1600 sospetti dissidenti del ministero della Sanità. Opposta l'opinione del ministro della Sanità per il governo Hamas, Basim Naeem, secondo cui sono le proteste a essere politicizzate. E a confema di ciò ha dichiarato che, nel corso dell'ultima settimana, circa l'80 percento dei medici ha regolarmente prestato servizio. Altre fonti, riportate dall'Afp e dall'agenzia israeliana Ynet, riferivano invece di medici trascinati a forza al lavoro e di cinque persone decedute per mancanza di personale medico. Ma di queste non ci sono conferme ufficiali.

Quello che è certo è che gli scioperi, specialmente nel campo della sanità, stanno aggravando una situazione già al collasso che, più che dalla contesa tra Hamas e Fatah, dipende dall'embargo israeliano. Lo confermano i dati forniti dallo stesso Abu Moghli, secondo cui il 38 percento delle donne e il 55 percento dei bambini della Striscia soffre oggi di anemia. Questo degrado dipende dall'impossibilità di movimento all'interno della Striscia, il che impedisce la fornitura di servizi medici, ma anche dalla chiusura dei confini, che ha ormai ridotto gli ospedali ai limiti delle scorte. Di “situazione catastrofica a Gaza ha parlato in questi giorni anche un gruppo di noti attivisti arabi per i diritti umani. “Col pretesto di assediare un governo nemico - si legge nel comunicato spedito dal gruppo alle agenzie internazionali – Israele impedisce ai medicinali di raggiungere i malati”. Secondo gli attivisti, se l'embargo non è sostenuto da alcun accordo internazionale, allora è legittimo tentare di infrangerlo. Alla protesta si è unito anche Eyad Al Sarraj, il direttore del centro per la salute mentale della Striscia, che lunedì ha annunciato l'inizio della raccolta di un milione di firme da presentare alle Nazioni Unite, per chiedere la fine dell'embargo israeliano.
 

Naoki Tomasini

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