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Siamo al culmine di un processo che non ha una data di inizio precisa. Sì, la
bolla del settore immobiliare ha cominciato a gonfiarsi quando è scoppiata quella
della new economy, nel 2000. I bassi tassi di interesse fissati dall'allora governatore
della Fed, Alan Greenspan, portarono a un boom dell'acquisto di immobili, anche
da parte di chi non se li poteva permettere; tanto, i prezzi in continua ascesa
facevano sì che il valore delle case possedute continuasse a crescere; milioni
di famiglie americane, rifinanziando periodicamente i loro mutui, hanno in sostanza
usato le loro case come giganteschi bancomat, indebitandosi sempre più. Ma anche
questa bolla è scoppiata, e gli effetti si vedono ancora oggi. I prezzi delle
case sono in calo da oltre un anno e non hanno ancora toccato il fondo. Sempre
più famiglie non riescono più a pagare le rate del mutuo, aumentate di centinaia
di dollari, dato che i tassi di interesse sono saliti. E oltre al mutuo, da pagare
ci sono anche tutte le spese fatte in periodo di vacche grasse, con debiti fuori
controllo sulle carte di credito.
Il desiderio comune, in sostanza, è di veder passare la tempesta e ricominciare
a vivere – e consumare – come prima. A cambiare, quindi, ma non necessariamente
nel modo inteso da Barack Obama. A due mesi dalle elezioni, proprio oggi per la
prima volta un sondaggio dà il candidato repubblicano John McCain addirittura
in vantaggio sul suo rivale democratico. Di solito, un partito di governo che
si presenta al voto con l'economia allo sbando va incontro a una sicura sconfitta.
Oggi invece, mentre i sondaggi mostrano come oltre tre americani su quattro pensino
che il paese “sta andando nella direzione sbagliata”, mentre un'amministrazione
repubblicana che predica il mantra del “small government” e del libero mercato è intervenuta ancora una volta per salvare l'economia,
mentre quello che era un avanzo di bilancio con Clinton è diventato un deficit
miliardario e tuttora in crescita negli otto anni di Bush, gli americani sembrano
pronti a volere per altri quattro anni un presidente repubblicano – tra l'altro,
pure uno che ha ammesso “l'economia non è il mio forte”. Lo spauracchio dell'aumento
delle tasse, sempre agitato dai repubblicani contro i democratici, sembra funzionare.
Anche se Obama ha ripetuto infinite volte che le alzerebbe solo per i più ricchi.Alessandro Ursic