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La devastazione a cui sono state sottoposte diverse isole dell'area, fra cui Cuba, ha causato centinaia di morti. E i pericoli non sembrano
essere finiti per via dell'arrivo di un nuovo uragano. Ma si sa, questo è un periodo
in cui madre natura scatena tutta la sua potenza in quella parte del pianeta.
L'occasione per l'amministrazione dell'Havana, però, nel bene e nel male, era
propizia: chiedere agli Stati Uniti di allentare il blocco economico in vigore
dal 1962 per consentire l'arrivo sull'isola di generi di prima necessità, materiali
per la ricostruzione e tutto quanto servisse alla ripresa della vita sull'isola
falcidiata da piogge che hanno causato oltre un milione di sfollati.
Sport e pace? Se da un lato gli eventi naturali hanno in qualche modo forzato la riapertura
delle polemiche da guerra fredda fra i due Paesi dall'altro un'occasione per tornare
al dialogo c'è stata. L'occasione è stata una partita di calcio storica, giocata
a Cuba fra la nazionale caraibica e gli Stati Uniti valevole per le qualificazioni
mondiali (vinta dagli Usa 1-0). Erano sessantuno anni che non accadeva. Forse
a Cuba qualcuno si era immaginato che ai margini della gara ci potesse essere
anche qualche incontro politico rilevante. Così non è stato e tutto si è limitato
a due calci ad un pallone sotto la pioggia, qualche tifoso cubano con il viso
nascosto da una bandana che tifava Usa e la consapevolezza che con il mondo del
calcio nell'isola c'è ancora molto da fare. Alessandro Grandi