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Limitazioni istituzionali. La nuova legge prevede che al presidente sia revocata la nomina diretta del
Primo ministro, del minsitro della Difesa e di quello degli Esteri. In aggiunta,
il provvedimento prevede che il capo dell'agenzia d'intelligence, la Sbu, possa
venire licenziato col voto di un terzo dei parlamentari e che la stessa assemblea
possa contrastare la decisione presidenziale di rimuovere magistrati della Corte
Suprema. In segno di protesta, gli alleati di Yushchenko hanno abbandonato l'aula,
facendo venir meno la maggioranza di governo.
Alleati e rivali. L'attuale situazione è lo specchio di una scomoda coabitazione, seguita alla
Rivoluzione arancione, che, dopo la sconfitta di Yanukovich, ha portato Yuschenko
e Timoshenko a formare una coalizione filo-occientale in cui i rispettivi partiti
si sono trovati in disaccordo quasi su tutto, sancendo di fatto una situazione
di costante crisi istituzionale e paralisi legislativa, dovuta più alle rivalità
personali che a sostanziali divergenze su temi prettamente politici o di politica
economica. Yushchenko è un tenace sostenitore delle riforme di mercato, dell'ingresso
nella Nato e all'Unione europea. Analoga la visione della Timoshenko, propugnata
tuttavia con minor entusiasmo e 'mediata' dall'ostilità contro l'iperliberismo
dei magnati che conrollano la maggior parte dell'economia ucraina.
'Alto tradimento'. Il recente conflitto in Caucaso ha approfondito le divergenze tra i contendenti.
Il presidente è da sempre stato al fianco dei georgiani, ma il Parlamento ucraino,
martedì, ha bloccato una mozione di condanna contro l'aggressione russa. Yushchenko
ha inoltre accusato la Timoshenko di 'alto tradimento' per aver assecondato la
decisione di Mosca. Una mossa, quest'ultima, vista da molti come il preludio per
la ricerca del sostegno del Cremlino in vista delle prossime elezioni presidenziali,
la cui campagna elettorale comincia nel 2009. La 'pasionaria' della rivoluzione
del 2004 non ha ancora espresso la volontà di partecipare alle presidenziali,
ma se il sostegno politico ed elettorale nei suoi confronti procederà di questo
passo, non potrà che essere lei la grande favorita.
Arriva Cheney. Il ritiro dei parlamentari di Yushchenko dalla coalizione di governo è forse
l'ultima, disperata mossa per contrastare il crescente potere politico della Timoshenko.
Forzare così la mano, di fronte a un Parlamento dove 300 membri su 450 hanno votato
per una legge che limita all'osso i poteri presidenziali, è per il capo di Stato
una scelta obbligata. Se una nuova coalizione non verrà formata entro 30 giorni,
si andrà a nuove elezioni. Rimescolare le carte significa per Yushchenko cercare
di ritrovare il consenso perduto e fare chiarezza sul riposizionamento delle fazioni
politiche dopo il conflitto caucasico. Tuttavia, gli alleati del Partito di autodifesa
nazionale, tradizionalmente a fianco del partito presidenziale di 'Ucraina nostra'
(che con il partito della Timoshenko formavano i tre nella coalizione di governo)
hanno dichiarato di non avere nessun obbligo nei confronti del presidente, riservandosi
la decisione di entrare in un'eventuale nuova formazione di governo. Con tali
presagi di nubi oscure all'orizzonte, la visita del vice-presidente Usa, Dick
Cheney, oggi a Kiev, non può che rappresentare un potente e incoraggianzte raggio
di sole per il filo-occidentale Yuschenko.Luca Galassi