
"I popoli di Italia e Etiopia vivranno per sempre in amicizia" è la scritta sul
lungo striscione nella piazza degli obelischi ad Axum, in Etiopia, dove oggi si
tiene la solenne cerimonia per l'erezione della stele trafugata dagli italiani
nel 1937, che torna al suo lugo d'origine nella regione del Tigray dopo 68 anni.
Rimettere in piedi l'opera, che si trovava spezzata in blocchi, tagliata nella
roccia e scolpita, tra il secondo e il quarto secolo dopo Cristo, è stato un lavoro
complicato che ha richiesto quasi un anno, come spiega l'ingegnere Simone Lattanzi
che ha seguito il restauro del reperto archeologico: "Abbiamo dovuto utilizzare
tecniche sofisticatissime, ogni spezzone pesava poco più di 50 tonnellatte per
un totale di 160. Per sollevare i carichi e allinearli tutti abbiamo dovuto utilizzare
equipaggiamenti studiati con precisione e fatti arrivare direttamente dall'Italia".
L'inaugurazione ufficiale del sito archeologico si tiene oggi alla presenza delle
più alte cariche del Paese, e parteciperà una delegazione ufficiale italiana,
guidata dal sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica. E i festeggiamenti sono
già iniziati: canti, balli e musiche per le strade della città, e sono previste
processioni, anche con i preti copti ortodossi, con i loro vestiti tradizionali.
Per i cittadini di Axum, come per tutti gli etiopici, il ritorno e l'erezione
dell'obelisco è un avvenimento molto importante. La civiltà axumitica è una delle
poche africane ad avere uno splendore paragonabile a quelle europee. Il ritorno
dell stele rappresenta anche una grande vittoria politica per l'attuale leadership
etiopica, che ne aveva fatto un punto focale riguardo alle relazioni con l'Italia.