17/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo Beslan, Putin adotta una politica autoritaria, centralistica e aggressiva

Manifestanti anti-putinianiManifestanti anti-putiniani per le strade di Mosca - pochi e guardati a vista dalla polizia - con cartelli in cui il presidente russo è ritratto con le fattezze di Adolf Hitler. Quotidiani indipendenti russi – i pochi ancora in circolazione – con titoli come “Golpe costituzionale”, “Un passo verso la dittatura”, “La restaurazione”.

“Il progetto di Putin e del suo alleato, il leader nazionalista Zhirinovsky, di trasformare la Federazione Russa in uno Stato unitario e centralistico e di rafforzare in senso autoritario il regime di potere personale del presidente - scrive sulle colonne del Moscow Times Andrei Piontkovsky, analista politico russo indipendente - stava da lungo tempo a prender polvere sulle scrivanie dei burocrati del Cremlino”.

“Sfruttando opportunisticamente la tragedia nazionale di Beslan – spiega Piontkovsky - Putin ha rispolverato quel progetto e lo ha inserito nel pacchetto di “misure anti-terrorismo” che ha presentato a un’opinione pubblica ancora scioccata. Si tratta di misure che contrastano con la Costituzione vigente, e che quindi, se venissero applicate senza modifiche alla nostra carta fondamentale configurerebbero un vero e proprio golpe costituzionale”.

Il piano di riforme annunciate da Putin nei giorni scorsi dopo la strage di Beslan per trasformare la Russia in un paese capace di contrastare efficacemente la minaccia terroristica, sta sollevano critiche e timori in patria e all’estero: si accusa Putin di sfruttare la scusa della lotta al terrorismo per imporre una svolta autoritaria in politica interna e adottare una linea aggressiva e muscolare in politica estera. Una svolta che ricorda da vicino quella impressa dalla Casa Bianca negli Usa dopo l’11 settembre. Bush docet.

Una svolta che però va al di là di quella americana, considerando la già pesante situazione attuale. Negli ultimi anni Putin era già riuscito a ridurre al silenzio la stampa indipendente (ricordiamo l’avvelenamento e l’arresto dei giornalisti scomodi che stavano andando a Beslan), a mettere fuori gioco i potenti ‘oligarchi’ eltsiniani filo-americani (Berezovsky in esilio a Londra, Kodorkovsky in galera) e a mandare i suoi fedelissimi ex colleghi del Kgb (i cosiddetti siloviki) in tutti  i posti-chiave del potere.

Vladimir PutinOra ha stabilito che i governatori regionali, fino ad oggi eletti dai cittadini delle ottantanove regioni della Federazione Russa, verranno nominati direttamente da lui, in contrasto con la vigente Costituzione federale russa. Una svolta centralistica che priva i cittadini di un loro diritto politico fondamentale e mina alla base il principio federale che oggi mette al riparo la Russia dalle spinte secessioniste sempre in agguato nelle regioni periferiche.

“Trasformare una nazione multi-etnica come la Russia in uno Stato unitario è una mossa suicida”, avverte Piontkovsky. “La disintegrazione dell’Unione Sovietica iniziò proprio quando i burocrati di partito caddero nell’illusione che fosse nata “una nuova entità collettiva storica: il popolo sovietico”. Oggi sembra che i burocrati del Cremlino stiano commettendo lo steso tragico errore: quello di credere che sia nata la nuova entità collettiva storica del “popolo putiniano”.

Inoltre il presidente russo ha deciso che dalle prossime elezioni della Duma verranno introdotte importanti modifiche nel sistema elettorale, ufficialmente al fine di garantire maggioranze parlamentari più stabili che diano maggiore sostegno all’operato dell’esecutivo, cioè all’operato di Putin stesso. In sintesi, si tratta dell’abolizione dell’elezione diretta su base locale dei parlamentari, meccanismo che fino a oggi ha garantito ai candidati dell’opposizione buone possibilità di essere eletti. Il risultato sarà una Duma dominata dalla maggioranza filo-governativa e trasformata in un docile organo consultivo asservito al Cremlino.

Come se non bastasse, Putin ha annunciato una riforma in ‘stile americano’ del già potentissimo servizio segreto russo, l’Fsb (ex Kgb), che d’ora in poi vedrà ulteriormente rafforzati i propri poteri di controllo sulla vita dei cittadini russi grazie all’istituzione di un Dipartimento per la sicurezza interna analogo all’americano Departement of Homeland Security.

Sul fronte della politica estera, Putin, per bocca dei suoi generali, ha poi annunciato un cambiamento di strategia difensiva che ricalca quella americana della ‘guerra preventiva’. La Russia si riserva il diritto di colpire preventivamente le basi dei terroristi che minacciano la sicurezza nazionale in qualsiasi paese del mondo. Il primo della lista sembra essere la vicina Georgia, da tempo accusata dal Cremlino di tollerare la presenza di basi terroristiche cecene nelle valli di Kodori e di Pankisi.

Militari sulla Piazza RossaLe riforme annunciate da Putin hanno allarmato le cancellerie occidentali, preoccupate da una svolta autoritaria e aggressiva dell’ex potenza orientale. Negli ultimi giorni tra Mosca e Washington sono volate parole grosse, soprattutto da parte russa. Il segretario di Stato Usa, Colin Powell, ha dichiarato che queste riforme “preoccupano” gli Stati Uniti perché rappresentano “un passo indietro ne l processo di democratizzazione della Russia” e che quindi “vanno discusse con la Russia”.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, ha replicato con durezza: “I processi in corso in Russia sono affar nostro. Gli Stati Uniti non possono pretendere che la democrazia venga copiata dal modello di qualcun altro. (…) Noi, per esempio”, ha aggiunto il capo della diplomazia del Cremlino, “non abbiamo commentato il sistema elettorale americano in occasione delle controverse elezioni presidenziali Usa del 2000”.

Enrico Piovesana

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità