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Pochi giorni fa, alla radio, ho sentito i risultati del sondaggio “chi saprebbe
tener meglio testa alla Russia?”, che ha evidenziato bene chi dei due candidati
alla presidenza abbia vinto questo round: il 55 percento ha detto McCain, il 27
percento Obama. Fin dal primo giorno della crisi, ma anche prima della guerra,
il candidato repubblicano ha assunto una posizione intransigente nei confronti
di Mosca, mentre Obama ha esortato le due parti alla calma, pur ribadendo il suo
sostegno all’alleata Georgia. McCain propone da tempo l’esclusione della Russia
dal G8 e la creazione di una “Società delle democrazie” sostitutiva dell’Onu,
che tenga fuori dai giochi Russia e Cina.
E’ anche per questa dinamica che le minacce della Russia di Putin all’ordine
costituito occupano regolarmente le pagine di esteri dei quotidiani statunitensi.
E se non si contano i pregevoli New York Times, Washington Post, Boston Globe,
Los Angeles Times - reperibili solo nelle rispettive città, non certo nella “middle
America” - spesso questo è l’unica questione di esteri che gli americani non delle
metropoli hanno sotto gli occhi quando sfogliano il quotidiano locale. “Tanto
quella pagina non la leggono neanche”, mi dice sarcastico Erin, un ragazzo del
Missouri che ho conosciuto a New York. La scarsa attenzione a quello che succede
nel mondo colpisce: due giorni fa ho comprato il Houston Chronicle, e di esteri
aveva appunto solo una pagina, neanche intera a causa della pubblicità. E stiamo
parlando del quotidiano della quarta città degli Stati Uniti, mentre in Italia
anche i giornali locali - magari anche solo con ritagli di agenzie o con notizie
brevi - danno una panoramica più ampia dei fatti del mondo. Così, si procede a
compartimenti stagni: oggi si parla della Russia, e ha vinto McCain. Se da qui
a novembre emergerà un’altra crisi internazionale, Obama dovrà cercare di giocare
meglio le sue carte per far presa sugli elettori. Alessandro Ursic