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Manila vuole i due comandanti ribelli. Il governo filippino ha dichiarato che il negoziato potrà riprendere solo quando
il Milf consegnerà all'esercito i due comandanti ribelli Bravo e Kato, responsabili
degli attacchi di inizio agosto che hanno innescato la controffensiva governativa,
costata finora almeno 200 morti e 360 mila profughi e tuttora in corso.
Gli scontri dopo l'accordo saltato. I negoziati di pace avviati nel 2001 dopo trent'anni di guerra, 200 mila morti
e mezzo milione di profughi, stavano finalmente per dare il primo concreto risultato
con la firma, prevista per lo scorso 5 agosto, dell'accordo sull'autonomia do
oltre settecento villaggi musulmani del sud. Ma le dure proteste dei cattolici,
contrari a ogni concessione al Milf, hanno spinto la Corte Suprema filippina ad
annullare l'accordo. Questo, come prevedibile, ha provocato la reazione delle
frange più irrequiete del Milf che non hanno mai creduto nella buona fede del
governo.
La nuova milizia degli ex ribelli. A complicare le cose, nei giorni scorsi, è arrivato un clamoroso annuncio degli
ex ribelli del Fronte nazionale di liberazione Moro (Mnlf), quelli che diedero
inizio alla ribellione armata dei 'mori' filippini nel 1971 ma che cinque anni
dopo deposero le armi trasformandosi in partito politico - che dal 1996 amministra
la Regione autonoma musulmana di Mindanao (Armm). Nur Misuari, leader storico
dell'Mnlf, ha annunciato la creazione di una milizia armata di 120 mila uomini
per "proteggere la pace" a Mindanao. Non è chiaro da che parte staranno queste
forze, se con il governo o con il Milf. Enrico Piovesana