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I fatti. E' stato lo stesso Lugo, l'ex vescovo legato alla teologia della liberazione
conosciuto come il “vescovo rosso” a dare la notizia dell'esistenza di un piano
per il golpe. Una cena, teoricamente informale, a casa di Lino Cesar Oviedo, sconfitto
eccellente alle elezioni presidenziali dello scorso aprile. Insieme a Oviedo al
banchetto della discordia diverse personalità: l'ex presidente Duarte, il presidente
del Congresso Enrique Gonzales Quintana, il vicepresidente del Tribunal Superior
de Justicia Electoral, Juan Manuel Rosales e il Generale Maximo Diaz Caceres.
E sembra inoltre che Oviedo e Caceres abbiano un lungo incontro in una stanza
separata dal resto del gruppo in cui si sarebbe discusso del pensiero delle Forze
Armate sulla crisi politica che sta attraversando il Paese. In effetti la maggioranza
parlamentare di Lugo è molto ristretta, tanto da non permettergli di governare,
ma è non è immaginabile pensare che una soluzione ai problemi possa scaturire
da una “cena segreta” (ma non troppo), organizzata da personaggi da sempre legati
da un filo diretto con la dittatura di Stroessner che negli ultimi 60 anni ha
gettato il Paese nell'inferno della povertà e della paura.
I perchè. Su tutto la volontà presidenziale di mettere mano alla situazione agraria del
Paese e risolvere i problemi per mezzo di una grande riforma che intaccherebbe
gli interessi economici di alcune personalità presenti alla cena fra loro proprio
Oviedo. Uno studio di un noto istituto del Paraguay, infatti, ha determinato che
ampie porzioni coltivabili di terreno siano di proprietà di alcuni influenti personaggi
del Paese, fosrse anche l'ex dittatore morto nell'estate di due anni fa, che se
ne sarebbero appropriati in modo illegale.
Le reazioni. Dal Brasile il ministro delle Relaciones Exteriores Celso Amorin nonostante
la preoccupazione per le dichiarazioni di Lugo ha fatto sapere che il continente
ha da tempo superato “l'era delle avventure golpiste” ma non per questo non ha
difeso il presidente paraguayano.Alessandro Grandi