
Esattamente quattro anni fa i reparti speciali delle forze d'intervento russe
facevano irruzione nella scuola di Beslan in mano ai rapitori, causando la morte di 334
persone, fra cui 186 bambini. E a quattro anni di distanza, i parenti delle vittime,
radunati oggi nel cimitero superblindato di Beslan, non hanno ancora avuto giustizia.
Per questo Ella Kesayeva, a capo del gruppo Voice of Beslan, che riunisce i parenti
delle vittime e quanti sono sopravvissuti a quell'incubo, ha presentato una petizione
presso la Corte Europea dei Diritti Umani a Strasburgo. Finora solo uno dei rapitori,
sopravvissuto all'incursione della polizia, è stato condannato dopo aver tenuto
in ostaggio per 3 giorni più di mille persone, mentre alcuni poliziotti, dapprima
accusati di negligenza sono poi stati amnistiati.
Vladimir Putin, Presidente russo all'epoca dei fatti, non è ancora andato a
rendere omaggio alle salme e a chiedere scusa, come invece avevano chiesto i parenti
delle vittime l'anno scorso. Per loro il Cremlino non ha nessun interesse a far
luce su quanto accaduto e sta cercando di occultare la verità.

Intanto oggi le scene a cui si può assistere nel cimitero-memoriale sono strazianti:
donne in lutto che piangono disperatamente assistite dal personale della Croce
Rossa e fiori colorati e giochi a far da contrasto con la tristezza del paesaggio.
E i ricordi. "Con mia figlia e suo marito - racconta ai giornalisti Asa - quel
giorno avevamo accompagnato mia nipote Lisa a scuola: siamo rimasti dentro la
palestra coi terroristi. E anche se eravamo seduti tutti vicini, siamo usciti
vivi solo io e Lisa, che ora è orfana". Poco lontano, le ambulanze sono pronte
a soccorrere quanti, ricordando la tragedia dei loro cari, si sentono male. Sono
le stesse ambulanze che fecero la spola tra la scuola e l'ospedale per trasportare
morti e feriti, il 3 settembre di quattro anni fa.