
Il governo delle Filippine ha sciolto la commissione incaricata di negoziare
la pace con il Fronte islamico di liberazione Moro (Milf), uno dei principali
gruppi islamici ribelli. A renderlo noto è stato il responsabile dell'ufficio
del presidente, Hermogenes Esperon, che ha spiegato il motivo della decisione
nella "mancanza di sincerità da parte del Milf". Nei giorni scorsi, il presidente
Gloria Macapagal-Arroyo aveva comunicato un cambio di strategia di Manila, che
vuole discutere di possibili soluzioni politiche del conflitto non con i ribelli,
ma direttamente con le comunità.
Le trattative con il Milf, secondo la Arroyo, saranno limitate a colloqui sul
"disarmo, scioglimento e riabilitazione" dei 12 mila ribelli del gruppo. Il cambio
di strategia arriva dopo alcuni giorni di guerra aperta a Mindanao, l'isola del
sud dell'arcipelago, divisa tra cristiani e musulmani, dove il Milf lotta per
ottenere l'indipendenza. Durante gli scontri, alcuni gruppi del Milf hanno attaccato
villaggi cristiani. Cinquanta persone sono state uccise e 220 mila costrette a
abbandonare le loro case. La Corte Suprema filippina aveva deciso di sospendere
temporaneamente l'accordo di pace, che prevedeva l'allargamento della regione
autonoma musulmana e maggiori poteri per l'amministrazione locale. L'intervento
della Corte è stato sollecitato dalle comunità cristiane di Mindanao, non ascoltate
durante le trattative.