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Gli abusi contro i detenuti nelle carceri irachene non erano sporadici,
ma costituivano “parte del procedimento” usato per estorcere le
confessioni. Lo scrive il Comitato internazionale della Croce Rossa
(Cicr), nel rapporto riservato concluso il 4 febbraio – tre mesi prima
che le foto dello scandalo venissero pubblicate dai media – e
consegnato subito dopo al capo dell’autorità provvisoria della
coalizione, Paul Bremer e al comandante delle forze militari, il
generale Usa Ricardo Sanchez.
Il dossier di 24 pagine, risultato di 29 visite in 14 centri di
detenzione effettuate tra marzo e ottobre 2003, elenca “abusi diffusi”
sui prigionieri. L’uso “eccessivo e sproporzionato” della forza ha
causato in alcuni casi la morte dei detenuti oppure ha provocato gravi
ferite. La coercizione fisica, fatta di “insulti, umiliazione fisica e
psicologica” è stata a volte “equivalente alla tortura”. I prigionieri
venivano “incappucciati fino a quattro giorni”, ammanettati dietro la
schiena “per periodi lunghi causando danni alla pelle e ai nervi”,
fatti sfilare nudi o coperti da indumenti femminili sotto gli occhi
degli altri detenuti, picchiati “anche nei testicoli con calci, pugni,
e oggetti duri come per esempio il calcio di un fucile”, tenuti “nudi e
in isolamento in celle completamente buie”, “privati del sonno,
dell’acqua e del cibo”. Molte delle persone intervistate dal Cicr hanno
paragonato queste sevizie a quelle praticate sotto il regime di Saddam
Hussein.
I funzionari della Croce Rossa, si legge nel rapporto, avevano più
volte informato le autorità della coalizione che nelle carceri irachene
venivano autorizzate pratiche che costituivano "gravi violazioni del
diritto internazionale e umanitario". "Dopo aver testimoniato a questi
casi, il Comitato internazionale della Croce Rossa ha interrotto le
visite chiedendo una spiegazione alle autorità militari. L'ufficiale
dell'intelligence responsabile degli interrogatori - racconta il
documento - spiegò che il trattamento era parte del procedimento".
Il rapporto elenca anche i casi di morte sospetta nei centri di
custodia, che riguardano anche la nuova polizia irachena e il
contingente britannico di stanza a Bassora. In particolare, parla di un
prigioniero morto in prigione nel settembre 2003. La Croce Rossa
racconta che il detenuto, arrestato con altre otto persone in un
albergo di Bassora, era stato costretto a "inginocchiarsi, faccia e
mani contro il pavimento", nella stessa posizione in cui pregano i
fedeli musulmani. "I soldati schiacciavano il collo" con i piedi "a chi
alzava la testa". Nel suo certificato di morte si indicava l’infarto
come causa del decesso. Ma "la descrizione del cadavere fornita al Cicr
da un testimone oculare parlava di naso e diverse costole rotti, di
lesioni sul viso riconducibili a percosse", dice il documento.