Negli Usa il prezzo della benzina è un'ossessione nazionale. Ma quanto consumano gli americani ha ripercussioni su tutti noi
Se l’aumento del prezzo del petrolio è un problema con cui tutto il mondo deve
fare i conti, negli Stati Uniti la questione è ancora più sentita. Quando il greggio
sale, si alza anche il prezzo della benzina. Che qui è un’ossessione nazionale,
tanto che Usa Today - l’unico quotidiano che si può trovare dappertutto negli
Usa - ne pubblica le quotazioni ogni giorno in un riquadro in prima pagina. In
tempi di petrolio costantemente sopra i 100 dollari al barile, con picchi di 145
dollari fino a un mese fa, il costo della benzina sta già cambiando le abitudini
di molti americani. Ed è entrato subito un tema che può spostare voti in prospettiva
delle elezioni di novembre.

Con differenze regionali che lo fanno oscillare di circa il 10 percento, al momento
il prezzo della benzina negli Usa si aggira intorno ai 3,70 dollari al gallone.
Che tradotto in euro e nella nostra unità di misura, fa circa 68 centesimi al
litro. La metà di quanto paghiamo in Europa, ma quasi il doppio di quanto si spendeva
negli Usa un anno fa: non avendo praticamente tasse sul carburante a fare da cuscinetto,
in America il prezzo della benzina aumenta in modo quasi proporzionale con quello
del greggio. E anche ora che è sceso di circa il 15 percento dai picchi, rimane
insopportabilmente alto per tutti. Un manifesto incrociato lungo una delle autostrade
che attraversano Houston sintetizza bene l’umore prevalente: “Furente?”, si legge
vicino a un uomo impegnato a fare rifornimento di carburante.
L’alto prezzo della benzina sta modificando un intero stile di vita. Sono precipitate
le vendite di Suv e di altri veicoli succhiabenzina, a favore di automobili che
consumano meno. Le compagnie automobilistiche cercano di attirare nuovi clienti,
offrendo benzina a prezzi scontati - o addirittura gratis - per il primo anno
dall’acquisto. Una catena di alberghi offre “buoni carburante” se si prenota con
un certo anticipo. Da 10 mesi consecutivi, i dati mostrano che gli americani guidano
di meno, con riduzioni fino al 5 percento delle miglia percorse rispetto a un
anno prima. “Andiamo un ristorante più vicino, camminiamo se la distanza da percorrere
è breve, facciamo la spesa con una certa programmazione”, mi ha detto una coppia
di trentenni durante una sosta per il pieno nell’Alabama, in una regione - vicina
alle raffinerie del Golfo del Messico - dove i prezzi sono minori rispetto alla
media. La crescente usanza di acquistare cibo in grandi quantità, per non tornare
spesso al supermercato, è confermata anche dal boom di acquisti di congelatori,
il 7 percento in più rispetto a un anno fa.

Come fare per far scendere il prezzo del petrolio, e quindi della benzina? Secondo
i sondaggi, per due terzi degli americani, la soluzione è aumentare le trivellazioni
in territorio statunitense. E in particolare al largo delle coste, un’attività
su cui - per timori di danni ambientali - il Congresso nel 1979 e il presidente
Bush nel 1990 avevano posto delle moratorie. Ma i repubblicani hanno saputo sfruttare
la questione a loro favore. Sostenendo che autorizzare le trivellazioni offshore
contribuirebbe ad abbassare il prezzo del greggio, Bush figlio qualche mese ha
revocato la moratoria presidenziale, esortando il Congresso (controllato dai democratici)
a fare altrettanto.
Poco importa che lo stesso dipartimento del Tesoro abbia definito “insignificante”
l’impatto di eventuali trivellazioni offshore sui prezzi del petrolio (dall’eventuale
scoperta di nuovi giacimenti alla produzione di greggio, passerebbero come minimo
sette anni). Di fronte ai sondaggi, l’opposizione dei democratici all’ “offshore
drilling” si è pian piano smorzata. Anche Obama, contrario fino a poco tempo prima,
ha ceduto ammettendo che la questione potrebbe essere considerata nell’ambito
di un piano energetico che comprenda anche le fonti di energia pulita. McCain
era contrario alle trivellazioni offshore alcuni anni fa, ma è stato abile nel
rigirare la sua posizione prima del rivale, e sta sfruttando questa posizione:
“Trivelliamo qui, trivelliamo ora”, ha detto nelle interviste ai due candidati
tenutesi il 16 agosto alla Saddleback Church. Obama, invece, è stato canzonato
dai conservatori per aver suggerito modi alternativi di consumare meno benzina,
tra cui gonfiare le gomme alla giusta pressione.
La quantità di benzina che consumano i 250 milioni di veicoli americani è un
tema che ha ripercussioni in tutto il mondo. Gli Usa si “bevono” il 25 percento
del petrolio prodotto nel mondo, e due terzi di quella quantità se ne va nel solo
settore dei trasporti. E’ stato calcolato che, se il parco macchine negli Stati
Uniti consumasse in media quanto quello europeo, gli Usa non avrebbero bisogno
di importare petrolio dal Medio Oriente. Ma per quanto aiutino, una camminata
in più o una spesa più grossa non sono cambiamenti significanti per far calare
il consumo di petrolio in America. Questa è una società costruita intorno all’uso
dell’automobile da oltre cinquant’anni. Grazie a prezzi del carburante storicamente
bassi e all’enorme spazio disponibile, le città si sono sviluppate in orizzontale,
non in verticale, dando vita a immense periferie residenziali. Servirebbe un prezzo
del greggio ben più alto dei livelli attuali, per “ripensare” l’architettura di
una nazione-continente in modo da limitare i consumi.