
La Georgia ha ammesso di aver impiegato cluster bombs nel recente conflitto
con la Russia nell'Ossezia del Sud. Lo ha comunicato l'organizzazione per la tutela
dei diritti umani Human Rights Watch, che già dall'inizio del conflitto denunciava
l'impiego di bombe a grappolo da parte di entrambi i contendenti. Bonni Docherty,
rappresentante di HRW, ha annunciato oggi in una conferenza stampa tenutasi a
Ginevra di aver ricevuto una lettera ufficiale dal ministero della difesa georgiano
in cui si riconosceva l'uso delle cluster bombs nei pressi del tunnel di Roki,
che collega l'Ossezia del Sud alla Repubblica russa dell'Ossezia del Nord.
Mosca dal canto suo, continua invece a smentirne l'impiego, anche se, dal 15
di agosto, Human Rights Watch dice di avere le prove che un aereo russo ha sganciato
bombe a grappolo su un'area densamente popolata. Il 21 agosto scorso poi, un rappresentate
di HRW ha tenuto una conferenza stampa insieme con il ministro degli Interni georgiano
per mettere in guardia la popolazione dal pericolo costituito dalle bombe inesplose.
Le cluster bombs infatti sono composte da numerose centinaia di piccole bombe
che si spargono su superfici molto vaste e che possono esplodere anche a distanza
di molto tempo.
In base ad una serie di immagini satellitari, l'organizzazione per i diritti
umani statunitense accusa il governo russo di aver ordinato anche la distruzione
intenzionale di una serie di villaggi osseti 'per motivi etnici'.