01/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Slitta la convention dei repubblicani. Ma non è un grave danno. E il loro candidato ha sfruttato la tempesta a suo favore
dal nostro inviato
 
Può sembrare che l’uragano Gustav abbia rovinato la festa dei repubblicani, che lo slittamento della loro convention nel Minnesota sia un danno per John McCain. Può essere che sarà così: lo riveleranno i sondaggi che misureranno gli orientamenti degli elettori dal prossimo fine settimana. Ma l’impressione è che i repubblicani non si stiano certo stracciando i capelli, anzi. Sono coscienti che il passaggio dell’uragano offre un’opportunità politica da sfruttare a loro favore. E McCain lo sta facendo.

McCain e la Palin parlano in MississippiFinora il partito ha deciso di annullare solo il primo giorno della convention, che avrebbe dovuto aprirsi lunedì sera con un discorso del presidente Bush. A quasi tre anni esatti di distanza dal disastro causato dall’uragano Katrina a New Orleans e nel Mississippi, le cui conseguenze sulla popolazione furono sottovalutate dalla Casa Bianca, era decisamente inappropriato rischiare un nuovo disastro d’immagine facendo parlare Bush di fronte a festanti sostenitori: fu proprio la lentezza dei soccorsi a New Orleans a far iniziare la precipitosa discesa dei consensi per Bush, più del pantano iracheno. Annullare il discorso del presidente era quindi d’obbligo.

Ma per i repubblicani, non veder parlare Bush è quasi un regalo inaspettato. Il discorso del presidente era una specie di appuntamento istituzionale che non si poteva evitare, un passaggio di testimone per lanciare il candidato del partito, ma nell’ambiente repubblicano ne avrebbero fatto volentieri a meno. Il presidente è più impopolare di Richard Nixon dopo lo scandalo del Watergate: meno di tre americani su dieci approvano il suo operato. McCain deve presentarsi come diverso da Bush, non come la continuazione dell’attuale amministrazione, se vuole avere speranze di vittoria. La sua immagine di “maverick”, di indipendente che sa prendere decisioni impopolari contro la maggioranza del partito, sta già funzionando in questo senso. E l’uragano Gustav, se gestito bene, è un’opportunità in più per far vedere che McCain sa comportarsi in modo diverso da Bush, in caso di emergenza.

Il candidato repubblicano finora non ha sbagliato una mossa. Si è presentato nella fascia costiera del Mississippi, insieme alla vice Sarah Palin, per essere aggiornato sulla situazione. E da lì, con in testa il solito cappellino della Marina, ha detto alle telecamere che l’inizio della convention era slittato. “E’ il momento di toglierci i panni repubblicani per metterci i panni americani”, ha detto. L’immagine che ha dato è quella di un leader che ha il polso della situazione, quasi di un vero comandante in capo in quel momento: come se fosse lui, il presidente. In confronto, Obama appare invece assente: ha annunciato aiuti finanziari alle persone colpite, ha detto che la sua rete di volontari potrebbe essere dispiegata nelle aree del disastro per dare una mano. Ma sembra distante, istituzionale, superfluo. Non come McCain. Che al contrario del rivale appare paludato nei discorsi, non ispira milioni di americani con le sue parole, ma parla con la pacatezza del rassicurante padre di famiglia che cerchi nei momenti di difficoltà. E attenzione: uragano Gustav a parte, anche l’America ora è in difficoltà.

Alessandro Ursic

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