I "God bless America" dei vari candidati possono suonare ipocriti, ma confermano quanto sia religiosa la società americana
“God bless you, and God bless America”. Dio benedica voi e questo paese. Se vi
colpisce la continua ripetizione di questa frase alla fine dei comizi di qualsiasi
politico statunitense, dopo un giro negli Usa la sorpresa si trasforma in semplice
constatazione di come la religione qui condizioni le vite di decine di milioni
di americani. E anche chi non è particolarmente credente o praticante, come di
sicuro qualcuno di quei politici che invocano Dio chiudendo i loro discorsi, non
può permettersi di ignorarlo.

Se la religione ha perso progressivamente peso in Europa, dove le chiese sono
frequentate soprattutto da anziani, negli Stati Uniti è più forte oggi di quarantadue
anni fa, quando Time pubblicò la provocatoria copertina “Dio è morto?”. Numerosi
sondaggi degli ultimi anni lo confermano. Il 96 percento degli americani crede
in un Dio o comunque nell’esistenza di un essere superiore. Per il 60 percento,
la religione è “molto importante” nelle loro vite. Il 40 percento va in chiesa
almeno una volta alla settimana. Infine, il 36 percento crede che la Bibbia sia
“la parola di Dio” da seguire alla lettera, mentre un altro 40 percento pensa
che sia sì la parola di Dio ma non debba essere osservata pedissequamente.
Dati che aiutano a spiegare perché, in quasi tutte le camere di motel, insieme
alla guida telefonica trovo una Bibbia sul comodino lasciata qui gratuitamente
da una chiesa evangelica. O perché il primo dibattito televisivo tra Obama e McCain,
non un confronto diretto ma due interviste una dopo l’altra di fronte a un pubblico
religiosissimo, si sia tenuto alla Saddleback Church del noto pastore Rick Warren.
O il motivo per cui ai candidati alla presidenza degli Stati Uniti è normale chiedere
“Qual è il tuo passo preferito nella Bibbia?”. O come mai sia prassi devolvere
il 10 percento del proprio stipendio alla chiesa che si frequenta. Questo, dopotutto,
è un Paese dove la separazione tra Stato e Chiesa non viene messa in discussione,
ma in cui il nuovo presidente giura sulla Bibbia nella cerimonia di inaugurazione
del suo mandato.

La presenza della religione si nota dappertutto. Nei grandi centri commerciali
in periferia ci sono i “negozi cristiani” Lifeway, dove si trovano Bibbie e libri
per essere una persona migliore seguendo la parola di Dio, dischi di “Christian
rock” e qualsiasi gadget religioso, spesso oltre il limite del kitsch. Accendi
la radio e ci impieghi qualche secondo per imbatterti in una radio cristiana dove
si analizza la presenza di Dio in ogni risvolto della vita, e si invita a seguirlo.
Anche nelle emittenti non strettamente religiose, impazza la musica country con
i suoi solidi valori. Mentre sei al volante, incroci cartelli stradali come “Avvicinati
a Dio e Dio si avvicinerà a te”, “Gesù Cristo ti ama, ha conquistato la morte
in modo da darti la vita”, o manifesti che ti fanno sorridere come “Serve una
direzione?”, firmato con un semplice “Dio”.
E per quanto dagli anni Settanta il numero di americani che non dichiarano nessuna
affiliazione religiosa sia raddoppiato, passando al 14 percento, è facile capire
il motivo per cui Dio infarcisce i discorsi dei vari candidati. I “God bless America”
di Obama, di McCain, di Biden o della Palin possono suonare ipocriti. Ma sono
assolutamente necessari. Perché negli Usa un politico che si dichiarasse ateo,
agnostico, o comunque senza una profonda fede in Cristo, non avrebbe speranze
di essere eletto neanche nelle assemblee di quartiere.