01/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



I "God bless America" dei vari candidati possono suonare ipocriti, ma confermano quanto sia religiosa la società americana
“God bless you, and God bless America”. Dio benedica voi e questo paese. Se vi colpisce la continua ripetizione di questa frase alla fine dei comizi di qualsiasi politico statunitense, dopo un giro negli Usa la sorpresa si trasforma in semplice constatazione di come la religione qui condizioni le vite di decine di milioni di americani. E anche chi non è particolarmente credente o praticante, come di sicuro qualcuno di quei politici che invocano Dio chiudendo i loro discorsi, non può permettersi di ignorarlo.

Se la religione ha perso progressivamente peso in Europa, dove le chiese sono frequentate soprattutto da anziani, negli Stati Uniti è più forte oggi di quarantadue anni fa, quando Time pubblicò la provocatoria copertina “Dio è morto?”. Numerosi sondaggi degli ultimi anni lo confermano. Il 96 percento degli americani crede in un Dio o comunque nell’esistenza di un essere superiore. Per il 60 percento, la religione è “molto importante” nelle loro vite. Il 40 percento va in chiesa almeno una volta alla settimana. Infine, il 36 percento crede che la Bibbia sia “la parola di Dio” da seguire alla lettera, mentre un altro 40 percento pensa che sia sì la parola di Dio ma non debba essere osservata pedissequamente.

Dati che aiutano a spiegare perché, in quasi tutte le camere di motel, insieme alla guida telefonica trovo una Bibbia sul comodino lasciata qui gratuitamente da una chiesa evangelica. O perché il primo dibattito televisivo tra Obama e McCain, non un confronto diretto ma due interviste una dopo l’altra di fronte a un pubblico religiosissimo, si sia tenuto alla Saddleback Church del noto pastore Rick Warren. O il motivo per cui ai candidati alla presidenza degli Stati Uniti è normale chiedere “Qual è il tuo passo preferito nella Bibbia?”. O come mai sia prassi devolvere il 10 percento del proprio stipendio alla chiesa che si frequenta. Questo, dopotutto, è un Paese dove la separazione tra Stato e Chiesa non viene messa in discussione, ma in cui il nuovo presidente giura sulla Bibbia nella cerimonia di inaugurazione del suo mandato.

McCain e Obama al termine del confronto di fronte al reverendo Rick WarrenLa presenza della religione si nota dappertutto. Nei grandi centri commerciali in periferia ci sono i “negozi cristiani” Lifeway, dove si trovano Bibbie e libri per essere una persona migliore seguendo la parola di Dio, dischi di “Christian rock” e qualsiasi gadget religioso, spesso oltre il limite del kitsch. Accendi la radio e ci impieghi qualche secondo per imbatterti in una radio cristiana dove si analizza la presenza di Dio in ogni risvolto della vita, e si invita a seguirlo. Anche nelle emittenti non strettamente religiose, impazza la musica country con i suoi solidi valori. Mentre sei al volante, incroci cartelli stradali come “Avvicinati a Dio e Dio si avvicinerà a te”, “Gesù Cristo ti ama, ha conquistato la morte in modo da darti la vita”, o manifesti che ti fanno sorridere come “Serve una direzione?”, firmato con un semplice “Dio”.

E per quanto dagli anni Settanta il numero di americani che non dichiarano nessuna affiliazione religiosa sia raddoppiato, passando al 14 percento, è facile capire il motivo per cui Dio infarcisce i discorsi dei vari candidati. I “God bless America” di Obama, di McCain, di Biden o della Palin possono suonare ipocriti. Ma sono assolutamente necessari. Perché negli Usa un politico che si dichiarasse ateo, agnostico, o comunque senza una profonda fede in Cristo, non avrebbe speranze di essere eletto neanche nelle assemblee di quartiere.
 

Alessandro Ursic

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