“Visto chi ha scelto McCain come vice?”, ho detto ieri mattina alla ragazza al
bancone del motel dove ho dormito, nell’Alabama. Sapevo che simpatizzava per Obama,
me l’aveva detto la sera prima. E con uno sguardo preoccupato, mi ha risposto
come immaginavo: “Eh sì, l’ho vista. Cavolo...”. Dopo aver visto parlare Sarah
Palin a fianco di McCain, era quello che avevo pensato anch’io. Praticamente una
sconosciuta fino a ieri, la candidata vicepresidente per i repubblicani ha bucato
il video alla prima apparizione a fianco di McCain. Facendo presto sparire dai
media americani il discorso di Barack Obama della sera prima.

Per i repubblicani è una scelta coraggiosa e rischiosa. La Palin ha 44 anni -
tre in meno di Obama - ed è governatrice dell’Alaska da due. Prima, era stata
sindaco di una città di meno di 6mila abitanti, e anche gestire uno stato di soli
680mila abitanti non è esattamente una carica che ti prepara alla Casa Bianca.
Quindi: come faranno ora i repubblicani a dire che Obama, senatore da quattro
anni, non ha esperienza? Se è per quello, schiere di consiglieri prezzolati stanno
già impazzando sulle tv americane sostenendo che fare il governatore ti dà più
esperienza, e sottolineando i risultati ottenuti dalla Palin. Ma il punto è che
McCain, rincorrendo Obama sul terreno del “cambiamento”, cerca di sorpassarlo
andando ancora più in là. E scegliendo la Palin, punta a far breccia nell’elettorato
di Hillary Clinton, compattando al contempo la sua base più conservatrice.
Per rivitalizzare gli elettori repubblicani più conservatori, se non esistesse
Sarah Palin avrebbero dovuto inventarla. Soddisfa tutti i requisiti. E’ contraria
all’aborto, ai matrimoni omosessuali, non crede che il riscaldamento del pianeta
sia colpa dell’uomo; è una fervente sostenitrice del diritto di possedere armi
e vuole trivellare le coste Usa alla ricerca di petrolio (anche nel Parco nazionale
artico dell’Alaska). Ha cinque figli: il più grande si è arruolato l’anno scorso
e sta per essere inviato in Iraq (in entrambi i casi la data è l’11 settembre,
e non ha esitato a sottolinearlo), l’ultimo ha cinque mesi ed è Down. E’ di bella
presenza: arrivò seconda a Miss Alaska nel 1984. E ha carisma quando parla in
pubblico, cosa che aiuterà il legnoso McCain nei dibattiti televisivi contro Obama
e Biden.

Ma soprattutto, la mossa dei repubblicani promette di essere una calamita per
le donne bianche oltre la quarantina, lo zoccolo duro di Hillary Clinton. Elettrici
che non pendono in particolare da nessuna parte politica, ma che sarebbero state
fortemente attratte da Hillary se il suo nome fosse stato sulla scheda. E non
parlo solo di quelle che hanno votato per la Clinton nelle primarie. Ieri pomeriggio,
parlando con i clienti in un Wal-Mart di Montgomery, in Alabama, ho trovato tre
di queste donne in dieci minuti. In particolare una cinquantenne registrata come
indipendente, che mi ha inizialmente confessato di essere in forte dubbio su chi
votare. Non aveva ancora sentito della nomina di Sarah Palin. Quando gliel’ho
detto, è subito apparsa entusiasta e ha ammesso che “una donna come vicepresidente
sarebbe molto importante”. L’ho salutata con l’impressione che avesse scelto chi
votare in quel preciso momento.
Intendiamoci: l’Alabama, come la quasi totalità degli stati del “profondo Sud”,
sarebbe andato ai repubblicani anche se questi avessero candidato alla vicepresidenza
un pezzo di legno. Ma le “soccer mums” - le donne con figli da scorrazzare in
giro per i loro impegni sportivi, non particolarmente interessate alla politica,
casalinghe o con un lavoro part-time - sono già state decisive nel 2004 per far
vincere Bush su Kerry. In alcuni stati dall’esito incerto come Ohio, Pennsylvania,
Michigan, potrebbero essere l’ago della bilancia anche questa volta. Lo staff
di McCain lo sa benissimo. Nel suo discorso di presentazione, la Palin si è presentata
come una “hockey mum”; ha elogiato Hillary Clinton per la sua coraggiosa candidatura;
nel tentativo di togliere ai Democratici il mantello di promotori dell’emancipazione
femminile, ha citato successivamente le “18 milioni di crepe nel soffitto di vetro”
che separa una donna dalla Casa Bianca, un’espressione che la Clinton ha usato
anche durante la convention di Denver per indicare il numero di voti da lei ricevuti
nelle primarie. E’ per questo che la scelta di McCain - un 72enne con ripetute
esperienze di cancro alla pelle in passato - sembra pensata con il solo obiettivo
di vincere le elezioni. La prospettiva di mettere alla guida degli Stati Uniti
una donna che fino a due anni fa era sindaco di un villaggio, nel caso McCain
non riesca a portare a termine il suo mandato, non sembra essere stata considerata.
Conta vincere, a ogni costo.