
Da quando sono cominciati gli scontri, una settimana fa, sarebbero almeno 22
le vittime dell'odio scatenatosi contro i cristiani dello stato di Orissa. Se
diciannove sono le morti accertate, la Chiesa cattolica indiana avverte che potrebbero
essere anche di più, data l'impossibilità di avere notizie dai villaggi dell'interno.
Il premier Manmohan Singh, pressato anche da appelli internazionali, ha schierato
3mila uomini a presidiare le comunità cristiane. Ciononostante, chiese e case
continuano a essere nel mirino degli indù. Più di 40 chiese sono state bruciate,
le case distrutte ammontano a circa 1800, ma il bilancio può crescere ancora.
L'arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, Raphael Cheenath, ha consigliato ai fedeli
di non rimanere in casa in quanto esporrebbero le loro vite a serio pericolo.
Sono così più di 50mila le persone che fuggono dai villaggi e cercano riparo all'interno
della giungla. Il premier Singh ha descritto gli avvenimenti come "una sciagura
nazionale". Le 25mila scuole cristiane presenti nel paese sono rimaste chiuse
in segno di preghiera. Finora sono stati arrestati 167 persone responsabili di
incendi e violenze.