I fatti. Non si placano infatti le proteste nei distretti di Santa Cruz, Chiquisaca,
Pando, Beni e Tarija, dove sono state aspramente contestate le nuove misure
fiscali imposte dal presidente. I prefetti della zona mineraria piu’ ricca del
paese non intendono infatti rinunciare alle royalties provenienti dai profitti
derivanti dall’estrazione di idrocarburi, motore dell’economia boliviana, royalties
che Morales conta invece di poter utilizzare per lo sviluppo di un nuovo piano
pensionistico nazionale. La lotta fra il governo centrale e le province ribelli,
da tempo ormai alla ricerca di una maggiore indipendenza, e’ sfociata nel blocco
totale delle principali vie di collegamento viarie tra il Sud ed il resto del
paese. Ieri, dopo 7 giorni di resistenza, i dimostranti hanno finalmente sgomberato
i picchetti che impendivano la circolazione verso Sucre, mentre resta ancora critica
la situazione nelle restanti province.
Clima di tensione. Ad avvelenare ulteriormente il clima e’ indubbiamente la “questione costituzionale”,
un punto da tempo nell’ agenda di Evo Morales e che in queste ultime ore il presidente
ha confermato di non voler abbandonare. I centosettanta articoli redatti dall’Assemblea
Costituente prevedono infatti un notevole incremento di potere per il leader boliviano,
che inoltre, grazie alle modifiche, potra’ ricandidarsi alla guida del paese per
un secondo mandato,
possibilita’ non prevista dal precedente e tuttora in vigore testo costituzionale.
E’ specialmente contro questa misura che si sono scagliati i prefetti delle cinque
province autonomiste, i quali in un comunicato emesso dal Conalde (il Consiglio
Nazionale Democratico, organo che riunisce le principali entita' governative non
nazionali del paese), hanno dichiarato che “nel caso in cui il governo nazionale
voglia imporre questo referendum illegale, i cinque dipartimenti non permetteranno
la sua realizzazione”.
Prima cosa il dialogo. Le prefetture provinciali hanno richiesto nella scorsa settimana l’intervento
di mediazione della Chiesa e dell’Oea, l'Organizacion de Los Estados Americanos,
una mediazione che però non sembra poter davvero creare nuovi sbocchi alla crisi.
Dal canto suo Morales tira dritto per la sua strada e nonostante i ripetuti inviti
e le continue aperture al dialogo ha piu’ volte fatto capire che in ogni caso
il referendum si fara’ e la Costituzione verra’ approvata. “La porta per il dialogo
restera’ sempre aperta, pero’ deve restare ben chiaro che il miglior mediatore,
il piu’ importante mio interlocutore, e’ la coscienza del popolo boliviano.“ Nelle
prossime ore il presidente viaggera’ verso Iran e Libia con l’obiettivo di compiere
un altro importante passo di avvicinamento verso il progetto di cooperazione economica
con i due paesi dell’area mediorientale, ad attenderlo al rientro una situazione
dalla quale dipendono gli equilibri democratici del paese sudamericano.