"Andare dov’è il silenzio. E’ questa la responsabilità di un giornalista: dare
voce a chi è stato dimenticato, abbandonato e calpestato dai potenti. E’ la ragione
migliore che conosco per portare le nostre penne, le telecamere e i microfoni
nelle nostre comunità e fuori del mondo".
“Sono una giornalista di Pacifica Radio di New York, l’unico mezzo d’informazione indipendente che trasmette negli Stati
Uniti, fondato nel 1949 da un uomo che si chiamava Lew Hill, un pacifista che
si era rifiutato di combattere nella seconda guerra mondiale…”
E’ quando scrive nell’introduzione all’edizione italiana di “Scacco al Potere,
come resistere al potere e ai media che lo amano”, Amy Goodman, una giornalista
popolare conduttrice di Democracry Now che, come sottolinea con ammirazione Michael Moore, il regista di Farenheit 9/11, si alza tutte le mattine, tutti i giorni dell’anno (molto prima di tutti noi)
per essere l’unica vera voce quotidiana della verità alla radio degli Stati Uniti
d’America…Questo libro mette nero su bianco "tutte le bugie che ci vengono dette
dalla mattina alla sera… potete ora prendere questo libro, scuotere la testa increduli
e disgustati mentre lo leggete, e quindi metterlo via per poter andare a scatenare
un putiferio".
Il volume, messo assieme da Amy e David Goodman, tocca i punti nodali dell’economia
legata al petrolio, la “Petroligarchia”, oppure “Trivelle e fucili: la Chevron
e la dittatura petrolifera in Nigeria”. Mette a fuoco le bugie raccontate dai
colleghi dei vari “Times”, o valorizza la coerenza di giornalisti licenziati perché
contrari alla guerra. Le ambiguità della Cnn, l’insabbiamento della tragedia di
Hiroshima che fa vincere un premio Pulitzer a un giornalista collaboratore del
Dipartimento della guerra, che scrive pagine per dimostrare che i sintomi post
bomba erano stati drammatizzati dai giapponesi.
Amy Goodman non è un topo da ufficio, ha rischiato la pelle in prima linea. Nel
novembre del 1991 assiste al massacro di Timor Est, da parte delle truppe indonesiane
che hanno da anni il sostegno americano.
Era presente alla chiesa di Motael con un altro giornalista, Allan Nairn per
assistere alla messa in memoria di Sebastiao Gomes, un giovane tirato fuori poco
tempo prima da una chiesa e massacrato dagli squadroni della morte indonesiani.
Migliaia di persone avevano poi marciato per le strade di Dili sino al cimitero.
Li avviene la strage, centinaia di morti. I due giornalisti vengono gettati a
terra e picchiati coi calci dei fucili. Ad Allan Nairn spaccano il cranio. Vengono
salvati da una jeep della Croce rossa.
Il giornalismo dell’autrice non è certo quello da anchorman con Dan Rather delle
Cbs che addormenta le coscienze con il suo American Style…”George Bush è il presidente,
è lui a prendere le decisioni e sapete, se come americano vuole che mi schieri,
basta che mi dica dove…”
E’ talmente temuta dal potere che il serafico
e superdemocratico (ma spietato con le sanzioni e col bombardamento
quasi quotidiano contro l’Iraq di Saddam) Bill Clinton la giudica
“ostile, battagliera, persino sgarbata”; l’esercito indonesiano l’ha
bandita definendola “una minaccia per la sicurezza nazionale”. Susan
Sarandon la giudica coraggiosa, una “che non ha paura di dire la
verità al potere”.
Il suo giornalismo è il sasso nell’ingranaggio di un potere che è riuscito a
tacitare ogni dissenso.
Paolo Lezziero