Migliaia di scuole cattoliche dello
stato indiano dell'Orissa son rimaste chiuse oggi, in solidarietà
con i cattolici vittime nei giorni scorsi di violenze e saccheggi da
parte della maggioranza induista. Da sabato scorso, almeno 14 persone
sono state uccise, sono state saccheggiate anche 42 chiese e 300
abitazioni civili. Secondo il New York Times gli sfollati dopo le
violenze del fine settimana sono circa 3mila. Fonti del quotidiano
Usa sostengono che molti tra quelli avrebbero trovato rifugio in
campi profughi. Altre fonti riferiscono invece di persone fuggite
nella giungla, completamente abbandonate a sé stesse. Secondo
le autorità dello stato indiano, le violenze non sarebbero
state opera di induisti, quanto piuttosto dei ribelli maoisti.

Il primo ministro indiano Manmohan
Singh ha parlato di una “disgrazia nazionale”, mentre Papa
Ratzingher ha espresso la sua preoccupazione per la sorte della
comunità cattolica della regione. Lo sciopero delle scuole è
stato promosso dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici Indiani, che
gestisce 25mila scuole in tutto il paese ma, in solidarietà
con loro, anche diverse scuole di altre religioni sono rimaste
chiuse. Sempre per oggi sono in programma manifestazioni in diverse
città indiane, per chiedere al governo di intervenire sia per
riportare la sicurezza nella zona, sia perché fornisca aiuti
agli sfollati. Le violenze sono iniziate sabato scorso con
l'uccisione di un cattolico, Swami Laxmanananda, freddato per strada
nel distretto di Kandhamal. Gli induisti accusano i cattolici di fare
proseliti con i fuoricasta , anche per mezzo della corruzione.