Il Cicr condanna l'abuso che il governo colombiano ha fatto dello stemma della Croce rossa nella liberazione della Betancourt
Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha manifestato la sua grave inquietudine
di fronte a quel che sembra essere stato un deliberato uso indebito dell’emblema
dell’associazione in occasione dell’operazione, avvenuta il 2 luglio scorso per
mano del governo colombiano col fine di liberare 15 ostaggi dalle mani delle Farc.
Fra questi la franco-colombiana Ingrid Betancourt.
Le prove. In un video trasmesso i primi di agosto dalla tv colombiana si vede che, prima
che iniziasse l’operazione, un membro dell’equipe dell’esercito che partecipò
alla liberazione indossava un fazzoletto con l’emblema della Croce Rossa.
“Se queste immagini sono autentiche stabiliscono senza equivoci l’uso indebito
dell’emblema della Croce rossa, fatto che lamentiamo”, ha dichiarato il direttore
aggiunto delle Attività operative del Cicr, Dominik Stillhart.
Ferree regole. L’uso della Croce rossa, della Mezza luna rossa e del Cristallo rosso è regolamentato
dalla Convenzione di Ginevra e dai suoi protocolli aggiuntivi. Non possono perciò
essere usati da organismi o persone che non sono autorizzati a farlo in conformità
al diritto internazionale umanitario. "Siamo in contatto con le autorità colombiane,
che abbiamo sollecitato a pronunciarsi e chiarire quel che è esattamente accaduto”
ha aggiunto.
Un grave abuso. Una mancanza grave da parte dello Stato colombiano non aver chiarito il fatto,
dato che il rispetto totale dovuto al simbolo dell’associazione è essenziale affinché
la Cicr possa prestare assistenza e protezione alle persone più colpite dai conflitti
armati e altre situazioni di violenza. Come organizzazione neutrale e imparziale,
il Cicr dipende dalla fiducia che ripongono in lei le parti in guerra. L'abuso
dei suoi simboli, come di quelli di tutte le altre associazioni umanitarie, mette
in serio pericolo l'incolumità degli operatori e delle persone a cui sono destinati
gli interventi.