01/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Cicr condanna l'abuso che il governo colombiano ha fatto dello stemma della Croce rossa nella liberazione della Betancourt
Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha manifestato la sua grave inquietudine di fronte a quel che sembra essere stato un deliberato uso indebito dell’emblema dell’associazione in occasione dell’operazione, avvenuta il 2 luglio scorso per mano del governo colombiano col fine di liberare 15 ostaggi dalle mani delle Farc. Fra questi la franco-colombiana Ingrid Betancourt.
 
ingrid betancourt con sua madre, yolanda pulecioLe prove. In un video trasmesso i primi di agosto dalla tv colombiana si vede che, prima che iniziasse l’operazione, un membro dell’equipe dell’esercito che partecipò alla liberazione indossava un fazzoletto con l’emblema della Croce Rossa.
“Se queste immagini sono autentiche stabiliscono senza equivoci l’uso indebito dell’emblema della Croce rossa, fatto che lamentiamo”, ha dichiarato il direttore aggiunto delle Attività operative del Cicr, Dominik Stillhart.
 
Ingrid betancourtFerree regole. L’uso della Croce rossa, della Mezza luna rossa e del Cristallo rosso è regolamentato dalla Convenzione di Ginevra e dai suoi protocolli aggiuntivi. Non possono perciò essere usati da organismi o persone che non sono autorizzati a farlo in conformità al diritto internazionale umanitario. "Siamo in contatto con le autorità colombiane, che abbiamo sollecitato a pronunciarsi e chiarire quel che è esattamente accaduto” ha aggiunto.
 
ingrid betancourt subito dopo la liberazioneUn grave abuso. Una mancanza grave da parte dello Stato colombiano non aver chiarito il fatto, dato che il rispetto totale dovuto al simbolo dell’associazione è essenziale affinché la Cicr possa prestare assistenza e protezione alle persone più colpite dai conflitti armati e altre situazioni di violenza. Come organizzazione neutrale e imparziale, il Cicr dipende dalla fiducia che ripongono in lei le parti in guerra. L'abuso dei suoi simboli, come di quelli di tutte le altre associazioni umanitarie, mette in serio pericolo l'incolumità degli operatori e delle persone a cui sono destinati gli interventi.