Un magistrato della Corte costituzionale denuncia l'illegalità in cui sguazza il governo colombiano, affogato nella corruzione e nella parapolitica
scritto per noi da
Viola Conti
Continua il braccio di ferro tra la Corte Costituzionale e l’Esecutivo di Alvaro
Uribe. Il magistrato della Suprema Corte, Jaime Araújo, in un’intervista rilasciata
a Radio Nizkor è entrato nel merito del probabile tentativo di rielezione perpetrato
dal capo dello Stato, definendolo un atto delittuoso, già una volta perpetrato.
Secondo il giudice, già la prima riforma costituzionale che portò al secondo mandato
di Uribe venne ottenuta attraverso bustarelle e atti di corruzione. “Per quanto
mi riguarda, non permetterò che si ripeta”, ha dichiarato. Ma non finisce qui.
Secondo Araújo persino l’attuale mandato del presidente della Repubblica sarebbe
illegale, e la Corte convaliderebbe “una situazione incostituzionale, ingiusta,
illegittima e criminale”.
La posizione della Corte. Una tesi basata sulla sentenza del 26 giugno scorso della Corte Suprema riguardante
il caso di Yidis Medina, che i colombiani conoscono come "la yidispolítica", che
dimostra che la rielezione di Uribe del 2006 avvenne attraverso un atto di coercizione.
Dal canto suo, la Corte afferma di non poter far niente per tornare indietro
sulla decisione presa con una sentenza del 19 ottobre 2005 nella quale accettò
la riforma costituzionale che spianò la strada al secondo mandato del presidente,
perché per legge non può pronunciarsi due volte sullo stesso atto. Un’interpretazione
non condivisa da Araújo, che invece ribatte che è un errore non poter correggere
errori passati e accettare una simile situazione, partendo dal principio che il
delitto mai può essere fonte di diritto. E che ci sia stato delitto sembra essere
ormai comprovato da fatti oggettivi.
Un governo illegittimo. L’importanza della posizione di Araújo, nonostante sia minoritaria all’interno
della Corte, sta nel fatto che può costituire la base per rendere nullo ogni atto
giuridico e legislativo del Governo di Álvaro Uribe Vélez, dato che trae origine
da un atto delittuoso. Atto peggiorato dal fatto che l’attuale legislatura è arrivata
a battere un record più che negativo: 73 parlamentari processati dalla Corte Suprema
per legami con i gruppi paramilitari e il crimine organizzato, e 3 congressisti
e vari ministri del gabinetto presidenziale per corruzione. E di tutta risposta,
il ramo giudiziale colombiano si è visto colpito da costanti attacchi dell’Esecutivo.
Non solo. Il governo ha presentato persino un progetto di riforma della Giustizia che
Araújo ha definito “inconveniente e inopportuno”, col fine di intaccare l’indipendenza
del potere giuziario e la sua capacità d’indagine.
Una riforma che la Corte costituzionale si è già rifiutata di discutere, definendola
“inconveniente e inopportuna”, sia perché il progetto non comprende una riforma
integrale della giustizia sia per il momento storico che vede molti dei congressisti
che presentano la riforma implicati in indagini e procedimenti per parapolitica.
E nel pronunciarsi in questo senso, non ha mancato di ammonire gli organi di stampa
e chiunque faccia informazione, opinionisti in primis. L’esortazione è a compiere
il dovere costituzionale di dare informazioni veritiere e imparziali, sostenute
da studi seri, ponderati e responsabili, nel nome dell’interesse della Nazione.
Il riferimento è ai giudizi di rottura e divisione nella Corte dati da giornalisti
spesso ospitati in mass media troppo vicini al governo.
“Nessuna pressione ci farà declinare dal nostro lavoro costituzionale e democratico
di rispettare la legge e amministrare la giustizia in nome della verità e della
riparazione delle vittime”, hanno precisato gli alti giudici, rigettando ogni
aggressione di alti dignitari dello Stato ed esigendo, anzi, rispetto. Quindi
una promessa: far conoscere agli organi internazionali competenti qualsiasi interferenza
provenga dagli altri poteri statali.