29/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Testimonianza e notizie dal comandante della missione della Croce rossa italiana in Georgia
profughi a GoriSono venti militari della Croce Rossa italiana, distaccati a Tbilisi dal 17 di agosto. Oggi si trovano a Gori, dove stanno allestendo due cucine da campo per sfamare cinquemila persone. Arrivati a bordo di un C-130, hanno allestito mense e cucine a Tbilisi nei primi giorni. Poi sono partiti alla volta di Gori e aspettano altri ventotto commilitoni, che sono in viaggio via terra.  Il loro comandante si chiama Emerico Laccetti, esperto di logistica e missioni all'estero, dopo aver solcato le rotte balcaniche a lungo negli anni passati, là dove aveva contratto una terribile malattia per le radiazioni dell'uranio impoverito, riuscendo a vincere, poi, la malattia.
PeaceReporter lo ha raggiunto a Gori, Georgia, a cinque chilometri dall'avamposto russo di Karaleti, che controlla la strada che porta verso Tskhinvali, la capitale dell'Ossezia del Sud. Gori è libera, ma i villaggi tutto intorno e sulla via per Tbilisi sono ancora insicuri, con bande di irregolari osseti, racconta Laccetti, che imperversano nei villaggi, bruciando e sparando ancora.
 
Il comandante Laccetti racconta la situazione nel territorio fra Gori e Tbilisi

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E così, il comandante Laccetti racconta un dato stupefacente: solo ieri a Gori, alle dieci di mattina c'erano 68 profughi registrati. A mezzogiorno erano diventati 878, con la fila davanti agli uffici di registrazione.
 

Il racconto sui profughi e su come arrivano a Gori

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Una delle maggiori preoccupazioni dei militari della Croce rossa italiana è per il rifornimento di viveri, anche perché il porto di Poti, sul Mar Nero, e tutta la strada che la collega a Gori, è controllata dai russi, con i loro avamposti militari
 

“Siamo preoccupati...” Ancora il comandante della missione in Georgia

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“La guerra è stupida, i racconti delle separazioni familiari, nei giorni dei combattimenti più violenti, sono storie strazianti”, ci dice Laccetti. Che sta parlando al telefono con PeaceReporter con una situazione surreale davanti agli occhi: una partitella di calcio fra ragazzi, gente che passeggia, auto che viaggiano. Non sembra che ci sia la guerra, dice. Però, cinque campi profughi da mille posti sono ormai al completo.
 
Lo sguardo di Emerico Laccetti mentre è al telefono con PeaceReporter

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Angelo Miotto

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