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Degenerazione. Fonti della sicurezza kuwaitiana hanno inoltre fatto sapere di essere riusciti
ad arrestare Amer Khlaif al-Enezi, ritenuto l'uomo di Osama bin Laden in Kuwait.
Non c'è molto da festeggiare però, in un Paese che mai prima d'ora aveva conosciuto
la violenza integralista. L'episodio di ieri segue di due settimane un altro scontro
a fuoco tra forze dell'ordine e militanti armati. Anche in quella occasione i
morti furono cinque. Il Kuwait, alleato storico degli Stati Uniti nella zona del
Golfo, si trova a fronteggiare un fenomeno nuovo, ma non per questo meno pericoloso.
Il 29 gennaio scorso a Kuwait City è stato fondato il Partito dell'Umma. Hakim
al-Mutari, segretario generale della nuova formazione politica, nel corso della
conferenza stampa nella capitale ha chiaramente identificato il movimento come
il portavoce dell'Islam “puro”, cioè della versione salafita dello stesso, integralista
e, almeno in Algeria, vicina alla lotta armata. Al-Mutari, che in passato era
il segretario del Movimento salafita kuwaitiano, si è detto fautore dell'alternanza
democratica e, contando su 40 deputati in Parlamento, ha richiesto la modifica
della costituzione del Kuwait in modo da permettere l'esistenza di veri e propri
partiti e non solo di movimenti come adesso.
Effetto domino. Ma il Kuwait non è l'unico Paese del Golfo che si trova ad affrontare derive
fondamentaliste. Basta pensare all'Arabia Saudita per rendersi conto che c'è chi
sta peggio. Quello che differenzia il Kuwait da altri fenomeni simili della regione
è l'assoluta novità rappresentata dall'integralismo islamico come l'Oman. Il 27
gennaio scorso le agenzie stampa del mondo diffondono una notizia allarmante:
le autorità dell'Oman, nel corso di una operazione di sicurezza durata alcune
settimane, hanno arrestato più di 400 sospetti terroristi. Avete capito bene:
400. Un dato assolutamente inquietante, soprattutto per un Paese che non conosce
episodi di integralismo e violenza da molto tempo, per la precisione dal 1994,
quando il sultano condannò a morte i vertici di una organizzazione terroristica.
Secondo le accuse della magistratura omanita, il gruppo stava pianificando un
attentato durante la fiera di Muscat, la capitale del sultanato, che è gestita
e organizzata da ambienti diplomatici occidentali. L'allarme è alto, nonostante
il governo tenti di ridimensionare l'episodio. La rete di terroristi è stata sgominata
per puro caso quando, per un controllo di polizia, in un'auto è stato trovato
un quantitativo ingente di esplosivo. Fonti non confermate parlano anche di funzionari
militari e di polizia coinvolti nella rete del terrore e questo indicherebbe che
la rete è molto meglio inserita nel tessuto politico del sultanato di quanto sembri.
Inoltre pare che, il giorno della fine della festa dell'Haj, ci sia stata una
esplosione a Muscat, ma l'Oman non conferma tentando di rassicurare gli osservatori
e gli investitori occidentali sulla sicurezza del Paese e i portavoce della polizia
hanno tenuto a precisare che “si tratta d'islamisti integralisti, ma non pericolosi
come i sauditi”. Poco confortante.
Quanti Iraq? Mentre gli Stati Uniti festeggiano la vittoria del giorno delle elezioni in Iraq,
se si evita di considerare i 40 morti che hanno insanguinato i seggi, sembra che
si aprano nuovi fronti nella lotta al terrorismo fondamentalista islamico. E che
le crepe si aprano dove Washington meno se le aspetta, cioè nei Paesi che da sempre
nella regione hanno scelto un atteggiamento filo-occidentale, come il Kuwait e
l'Oman appunto. L'effetto destabilizzante dell'occupazione in Iraq, almeno nel
lungo periodo, poteva far pensare a fenomeni del genere, ma sembra che il processo
di radicalizzazione dello scontro stia subendo un'accelerazione vertiginosa. Inoltre
se, come appare più che possibile, i risultati ufficiali premieranno in larga
misura gli sciiti in Iraq, potrebbe porsi il problema di un grande e ricco Paese
sciita accanto all'Iran e questo scompaginerebbe quell'equilibrio politico-religioso
che ha visto sempre i sunniti dominatori dell'area del Golfo. Nuove nubi si addensano
sulla politica estera degli Stati Uniti e non si capisce ancora se nascondano
nuovi al-Zarqawi.
Christian Elia