“I democratici non sono capaci di fare una campagna negativa contro l’avversario,
cosa che ai repubblicani riesce benissimo”, ha detto un analista della Cnn lunedì
sera, dopo il discorso di Michelle Obama alla convention dei Democratici a Denver.
Per quanto i conservatori obiettino ricordando la continua demonizzazione di Bush,
è un fatto che negli ultimi trent’anni la demolizione dell’avversario da parte
dei repubblicani ha prodotto più risultati nei mesi precedenti il voto. A due
mesi dalle elezioni, John McCain e l’intero movimento conservatore stanno giocando
questa carta contro Barack Obama. E finora la strategia sta pagando.

Più che sulle sue politiche - il refrain (falso) sul fatto che vuole alzare le
tasse viene in fondo ripetuto contro qualsiasi democratico - Obama viene attaccato
a livello personale. Non siamo più al livello iniziale, quando nei talk-show sulle
radio conservatrici i presentatori ripetevano il suo nome intero Barack Hussein
Obama con l’enfasi sul secondo nome, o quando si malignava che fosse musulmano.
Ma si continua a mettere il dito sulle sue amicizie con personaggi dalle idee
radicali, si mette in dubbio il suo patriottismo, persino la sua generosità. Ricordare
le divisioni tra i fan di Obama e di Hillary Clinton è solo il più gentile degli
affondi.
Ieri all’ora di pranzo mi sono sintonizzato sul Rush Limbaugh Show, un programma
di tre ore condotto dal più popolare - e ascoltato - commentatore radiofonico
conservatore.
Limbaugh ha letto parti di un pezzo del New York Times in uscita oggi, sul fatto
che i Democratici ora puntano a far percepire il loro candidato come “un uomo
normale”, nella corsa all’americano medio. Nell’articolo, si ricorda che nel 2000
a Obama capitò di vedersi respinta la carta di credito per comprarsi un biglietto
aereo. Facendo notare le difficoltà di Obama di fronte alla rimonta di McCain
- “da messia a uomo normale” - Limbaugh ha sarcasticamente buttato lì un’idea
sull’aneddoto della carta respinta. “Chissà come è successo?”, ha chiesto ridacchiando.
“Forse perché... è nero?”. Con tutta probabilità, l’ha detto per accusare Obama
di giocare la carta della razza contro ogni critica nei suoi confronti. Ma in
ogni caso, i milioni di radioascoltatori che seguono Limbaugh - in grandissima
parte bianchi - avranno colto anche l’altra sfumatura.
Dopo aver commentato negativamente il discorso di Michelle “ma belle” Obama,
con ulteriore sarcasmo sulla santificazione della coppia da parte dei media, Limbaugh
da lasciato spazio a uno slogan in cui si ricordavano le amicizie di Obama con
Bill Ayers, oggi un professore con un passato da studente radicale e aspirante
terrorista negli anni Sessanta, che negli anni Novanta è stato per qualche tempo
insieme a Obama nel consiglio direttivo di un’organizzazione contro la povertà
a Chicago. Il candidato democratico ha disconosciuto dallo scorso marzo Ayers
e anche il suo ex reverendo Jeremiah Wright, smascherato su YouTube in alcuni
discorsi in cui diceva che gli Stati Uniti si erano meritati gli attentati dell’11
settembre 2001. Ma cinque mesi dopo, il messaggio pubblicitario si chiude comunque
con la domanda “conosci abbastanza Obama per eleggerlo presidente?”.

Nei giorni scorsi, i media conservatori hanno ripreso più volte l’articolo del
Vanity Fair italiano sul fratello (da parte di padre) kenyano di Obama, George,
che nell’intervista sostiene di vivere con meno di un dollaro al giorno. Lo stesso
George Obama ha poi smentito tutto nei giorni successivi, ma l’assist per i repubblicani
era ormai già stato fatto. “Perché Obama non tira fuori un assegno da 20 dollari
per suo fratello?”, ha rimarcato un presentatore della Fox News, ricordando poi
che McCain usa la sua ricchezza in modo migliore. In una delle sue sette case,
apparentemente, ci vive una zia anziana.
Limbaugh e altri simil-Emilio Fede americani, naturalmente, parlano in particolare
a gente che la pensa già così. Ma il giochino ha effetti più vasti, ed è sempre
lo stesso: colpire basso, far sì che i media riprendano il fatto, in modo che
venga diffuso tra tutti i cittadini che si informano distrattamente con radio
e tv. E una volta che è diventato di dominio pubblico, il fatto - un sentito dire
divenuto ormai verità - viene diffuso ulteriormente dai media conservatori, con
insinuazioni a ripetizione. Le
persone che fermo per strada e mi dicono che non si fidano di Obama, citano spesso
il fatto che una volta si rifiutò di appuntarsi al bavero della giacca la spilla
della bandiera a stelle e strisce. O almeno, così hanno sentito.
Quattro anni fa, la campagna dell’oscuro gruppo “Swift Boat for Truth” mise in
dubbio i riconoscimenti militari di John Kerry, pluripremiato e ferito in Vietnam
durante il suo servizio sulle lance militari, le swift boat appunto. ll candidato
democratico scelse di non contrastare subito la campagna negativa, e in seguito
ha riconosciuto che il non averlo fatto gli è probabilmente costata la Casa Bianca.
Oggi, “to swift boat” è diventato un verbo per definire il siluramento politico
dell’avversario grazie a una campagna negativa. Anche questa volta, quello nel
mirino è il candidato democratico. E dopo la scelta del suo vice, su Internet
si trovano già gli adesivi “Obama bin Biden”.