Dal nostro inviato
Raffaele Crocco
Polvere,
tanta. Tanta quanta la strada da fare a piedi, sotto il sole del
mattino, scendendo dai pullman partiti alle 6 dal convento dei
Cappuccini di Porto Alegre. Tanta quanta la gente arrivata da ovunque
per ascoltare. “E potevamo essere molti di più, se non ci fossero stati
problemi di sicurezza”. Comunque erano almeno tremila attorno al palco,
oggi, in riva al Parana, fiume grande come un mare, per ascoltare Hugo
Chavez, presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela e,
piaccia o meno, vero uomo nuovo del Sud America.
Si comincia dalla terra. E' stato il suo
giorno, oggi, al Social Forum. Contadini, sindacalisti, uomini di
partito e ragazzi sono andati ovunque fosse per ascoltarlo, lo hanno
inseguito, braccato. Lo hanno trovato la sera al Gigantinho, lo stadio,
per un discorso quasi oceanico.
Ma lui – contadino in origine e per
famiglia - ha cominciato da dove ha le radici, dalla terra. Dalla terra
di chi la coltiva senza averla, dai Sem Terra guidati da Joao Pedro
Stedile, che lì, sul Parana, a due ore di auto da Porto Alegre, da
vent'anni coltivano i campi che hanno occupato e che lì hanno costruito
case e stalle e speranze, in attesa che qualcuno dia loro
definitivamente la terra.
Ha iniziato da un luogo simbolico,
insomma. Chavez è uomo da non farsi sfuggire certe occasioni. I suoi
discorsi sono racconti, infarciti di simboli e storia. Dice con
leggerezza cose durissime. Come, ad esempio, che “il capitalismo è la
causa della fame e della povertà, e chi crede che il socialismo sia
morto, sbaglia. E' l'unica via da seguire”.
Pietre lanciate sul
mondo, da un palco di legno e lamiera piazzato in una grande aia. Dette
in maniche di camicia, scherzando con un bambino, “hai cinque anni? La
stessa età del Forum Sociale”.
Simon Bolivar. Riti e simboli sono stata l'anima
di questa domenica mattina. Alcuni ragazzi hanno rappresentato il rito
dell'acqua che rigenera e che appartiene a tutti e alla terra. Una
lunga fila colorata, dal fiume e' salita accanto al palco, portando
otri colme e svuotandole sulla terra, che genera frutti. A Chavez è
piaciuto e ha iniziato subito con i simboli. Il più grande, Simon
Bolivar, citato ad ogni passaggio, interpretato e presente in Chavez
che ha detto chiaramente come “l'unione dei popoli del Sud America sia
indispensabile per fermare il capitalismo e l'imperialismo degli Stati
Uniti". Il sogno di Bolivar è riapparso, tanto da far gridare a
qualcuno "Venezuela e Brasile, una sola bandiera".
Chavez ha
continuato, spiegando che il latifondo è feudalesimo e schiavitù,
annunciando che in Venezuela 5mila ettari di terra confiscati ad una
multinazionale verrano dati ai contadini la prossima settimana. Un
gesto concreto, che ha fatto esplodere i Sem Terra, che si aspettano
altrettanto dal loro presidente, il brasiliano Lula.
La mano ladra. Proprio nei
confronti di Lula, Chavez è stato particolarmente attento. Si parla di
una rivalità fra i due, e in effetti qualche rivalità c'è.
Allora,
il presidente venezuelano lo ha citato più volte, ha ricordato che il
14 marzo si incontreranno per "continuare il cammino di integrazione
fra i due popoli, che sta andando avanti".
Per gli altri,
soprattutto per gli Stati Uniti, ci sono state solo parole feroci. "Da
duecento anni – ha spiegato – il Sud America è percorso da grandi
pulsioni, è un vero laboratorio della politica. Ma sempre gli Usa ci
hanno frenato, con la loro mano ladra, pesante e imperialista. Ora c'è
una fatto nuovo, il Social Forum, che è l'unica vera novità politica
mondiale negli ultimi anni".
Ha rilanciato la candidatura di Caracas
per la prossima tappa del Forum. Poi, è andato all'attacco. E' tempo di
passare all'offensiva – ha incalzato - creando "un'agenda sociale
mondiale, da realizzare entro i prossimi cinque anni, con una strategia
precisa, che ci porti ad uno scontro. Ormai è una lotta per l'egemonia.
Da un lato la cultura della morte che è propria del capitalismo,
dall'altra la nostra, che è voglia di vita. Vediamo chi vincerà"
Se ne è andato fra gli applausi e la polvere, lasciando tutti a far festa, mangiando
carne e ballando.
L'unica
stranezza, ha parlato poco di Guevara, lui che si definisce guevarista
da sempre. All'inizio ha detto "qui batte un cuore guevarista", poi più
nulla. Era Bolivar, oggi, il compagno d'avventura da regalare al Social
Forum.