31/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Chavez incontra i Sem terra e domina la scena al Social Forum
Dal nostro inviato
Raffaele Crocco 
 
 
Vista del fiume da Porto AlegrePolvere, tanta. Tanta quanta la strada da fare a piedi, sotto il sole del mattino, scendendo dai pullman partiti alle 6 dal convento dei Cappuccini di Porto Alegre. Tanta quanta la gente arrivata da ovunque per ascoltare. “E potevamo essere molti di più, se non ci fossero stati problemi di sicurezza”. Comunque erano almeno tremila attorno al palco, oggi, in riva al Parana, fiume grande come un mare, per ascoltare Hugo Chavez, presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela e, piaccia o meno, vero uomo nuovo del Sud America.

Si comincia dalla terra. E' stato il suo giorno, oggi, al Social Forum. Contadini, sindacalisti, uomini di partito e ragazzi sono andati ovunque fosse per ascoltarlo, lo hanno inseguito, braccato. Lo hanno trovato la sera al Gigantinho, lo stadio, per un discorso quasi oceanico.
Ma lui – contadino in origine e per famiglia - ha cominciato da dove ha le radici, dalla terra. Dalla terra di chi la coltiva senza averla, dai Sem Terra guidati da Joao Pedro Stedile, che lì, sul Parana, a due ore di auto da Porto Alegre, da vent'anni coltivano i campi che hanno occupato e che lì hanno costruito case e stalle e speranze, in attesa che qualcuno dia loro definitivamente la terra.
Ha iniziato da un luogo simbolico, insomma. Chavez è uomo da non farsi sfuggire certe occasioni. I suoi discorsi sono racconti, infarciti di simboli e storia. Dice con leggerezza cose durissime. Come, ad esempio, che “il capitalismo è la causa della fame e della povertà, e chi crede che il socialismo sia morto, sbaglia. E' l'unica via da seguire”.
Pietre lanciate sul mondo, da un palco di legno e lamiera piazzato in una grande aia. Dette in maniche di camicia, scherzando con un bambino, “hai cinque anni? La stessa età del Forum Sociale”.

Chavez tra i Sem terra a Porto AlegreSimon Bolivar. Riti e simboli sono stata l'anima di questa domenica mattina. Alcuni ragazzi hanno rappresentato il rito dell'acqua che rigenera e che appartiene a tutti e alla terra. Una lunga fila colorata, dal fiume e' salita accanto al palco, portando otri colme e svuotandole sulla terra, che genera frutti. A Chavez è piaciuto e ha iniziato subito con i simboli. Il più grande, Simon Bolivar, citato ad ogni passaggio, interpretato e presente in Chavez che ha detto chiaramente come “l'unione dei popoli del Sud America sia indispensabile per fermare il capitalismo e l'imperialismo degli Stati Uniti". Il sogno di Bolivar è riapparso, tanto da far gridare a qualcuno "Venezuela e Brasile, una sola bandiera".
Chavez ha continuato, spiegando che il latifondo è feudalesimo e schiavitù, annunciando che in Venezuela 5mila ettari di terra confiscati ad una multinazionale verrano dati ai contadini la prossima settimana. Un gesto concreto, che ha fatto esplodere i Sem Terra, che si aspettano altrettanto dal loro presidente, il brasiliano Lula.

Chavez a Porto AlegreLa mano ladra. Proprio nei confronti di Lula, Chavez è stato particolarmente attento. Si parla di una rivalità fra i due, e in effetti qualche rivalità c'è.
Allora, il presidente venezuelano lo ha citato più volte, ha ricordato che il 14 marzo si incontreranno per "continuare il cammino di integrazione fra i due popoli, che sta andando avanti".
Per gli altri, soprattutto per gli Stati Uniti, ci sono state solo parole feroci. "Da duecento anni – ha spiegato – il Sud America è percorso da grandi pulsioni, è un vero laboratorio della politica. Ma sempre gli Usa ci hanno frenato, con la loro mano ladra, pesante e imperialista. Ora c'è una fatto nuovo, il Social Forum, che è l'unica vera novità politica mondiale negli ultimi anni".
Ha rilanciato la candidatura di Caracas per la prossima tappa del Forum. Poi, è andato all'attacco. E' tempo di passare all'offensiva – ha incalzato - creando "un'agenda sociale mondiale, da realizzare entro i prossimi cinque anni, con una strategia precisa, che ci porti ad uno scontro. Ormai è una lotta per l'egemonia. Da un lato la cultura della morte che è propria del capitalismo, dall'altra la nostra, che è voglia di vita. Vediamo chi vincerà"
Se ne è andato fra gli applausi e la polvere, lasciando tutti a far festa, mangiando carne e ballando.
L'unica stranezza, ha parlato poco di Guevara, lui che si definisce guevarista da sempre. All'inizio ha detto "qui batte un cuore guevarista", poi più nulla. Era Bolivar, oggi, il compagno d'avventura da regalare al Social Forum.
Categoria: Politica
Luogo: Brasile