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Lo scorso 20 agosto il portavoce di Sadr, Salah al Ubaydi, annunciava: “Le cellule
speciali saranno il solo corpo (dell'esercito del Mahdi) autorizzato a portare
armi. Per tutti gli altri gruppi del movimento è proibito occuparsi di azioni
militari”. L'annuncio è doppio, da un lato l'esercito del Mahdi diventa una specie
di associazione culturale, dall'altro, vengono creati dei corpi speciali scelti
dallo stesso Sadr, che si occuperanno in esclusiva della resistenza all'occupazione
Usa. Da mesi Sadr ammetteva infiltrazioni nella sua milizia da parte di personaggi
criminali o al soldo di Iran e Usa i quali, a suon di violenze e abusi, avevano
alienato il sostegno popolare all'esercito del Mahdi, un tempo acclamato dai civili
attorno a Baghdad e nel sud del Paese. “I distruttori della reputazione del Mahdi”
chiamava i dissidenti. Così, per ristabilire il buon nome del suo movimento e
ribadire il diritto alla resistenza finché il paese sarà occupato, Sadr ha deciso
di trasformare le sue armate negli Al Mumahhidun (coloro che preparano la via
per la ricomparsa del 12mo imam, il Mahdi). Questi gruppi si occuperanno di progetti
sociali e culturali, non di politica. È un progetto nato nel 2006, quando il movimento
sadrista promosse una campagna contro l'analfabetismo, ma sarà allargato a milioni
di persone che, per i motivi più disparati, non hanno potuto completare gli studi.
Una delle immediate conseguenze del congelamento delle milizie è che molti degli
elementi fuori controllo probabilmente lascerano il Mahdi per unirsi a gruppi
più attivi
Il portavoce di Sadr ci tiene a ricordarlo: non si insegnerà solo religione.
La visione politica che verrà trasmessa non sarà quella di uno stato islamico
iracheno, “spingeremo la gente a pensare a un Iraq unito - spiega al Ubaydi –
indipendentemente da ogni ideologia settaria, religiosa o nazionalistica”. Il
portavoce di Sadr critica le istituzioni culturali vicine al goveno di Baghdad
e agli Usa perché in quelle, a suo dire, si insegna che la responsabile delle
violenze di questi anni sia stata la religione, che ha poi creato il conflitto
settario. La posizione del movimento sciita, invece, è che in Iraq non ci sia
stato alcun conflitto settario, ma solo “atti terroristici commessi da terroristi”.
Un motivo in più per limitare le armi in circolazione e stringere le briglie delle
proprie milizie, decine di migliaia di uomini, coinvolgendole in una resistenza
culturale su scala nazionale. I progetti, annuncia il portavoce di Sadr, saranno
gestiti dal centro culturale Baqiyyatallah e dall'Alta Commissione per la Cultura.
Quanto ai finanziameni, le spese saranno sostenute con gli stessi investimenti
finanziari dell'esercito del Mahdi e, sostengono, nulla è stato chiesto alle autorità
religiose.
Come anicipato, le cellule speciali saranno corpi scelti dallo stesso Sadr che
avranno il solo scopo di combattere l'occupazione. La loro formazione, però, è
stata rimandata a dopo l'incontro di venerdì 22, tra il segreterio di Stato Usa Condoleezza Rice e il premier iracheno Al Maliki,
che hanno discusso del futuro delle truppe Usa nel paese. Il giorno successivo,
alcune migliaia di sostenitori di Sadr marciavano per le strade di Kufa gridando
il proprio sdegno per un accordo “di cui gli iracheni non sanno nulla” e che “apre
la strada a una colonizzazione permanente dell'Iraq”. É forse un segnale che le
cellule della resistenza del Mahdi stanno per entrare in azione sotto la guida
di Sadr? Forse no, visto che il 23 agosto un suo stretto collaboratore, rimasto
anonimo, annunciava che il 35enne capo del Mahdi si starebbe per trasferire in
Iran, per almeno cinque anni. L'aveva già annunciata da tempo, Sadr, la decisione
di trasferirsi a Qom per continuare gli studi religiosi e diventare Ayatollah,
una carica che gli darebbe l'autorità necessaria per guidare un movimento politico
sciita in Iraq e contrastare la voce di Ali Al Sistani, la massima autorità sciita
irachena, da anni gravemente malato.
La svolta di Sadr e la decisione di cambiare il volto del suo movimento segue
le dure sconfitte che l'esercito del Mahdi ha subito per mano delle forze Usa
e Irachene, durante le offensive degli utlimi mesi a Baghdad, Bassora e Amarah.
Una coincidenza che ha fatto nascere il dubbio che, più che di una svolta, si
tratti di un ripiego. Secondo lo studioso statunitense del mondo sciita Vali Nasr,
la scelta di rimanere in Iran sarebbe “un modo per salvare la faccia”, mentre
in realtà il religioso non sarebbe libero di andarsene: “è ospite del governo
iraniano che lo controllerà - ha spiegato Nasr – fino a quando non gli avranno completamente alienato il controllo dell'esercito
del Mahdi”. Naoki Tomasini
Parole chiave: Moqtada al sadr, Iraq, esercito del mahdi, iran, naoki tomasini