27/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Al Sadr trasforma l'esercito del Mahdi in associazione culturale e annuncia che si trasferirà in Iran
Aveva poco più di trent'anni Moqtada al Sadr, quando gli Stati Uniti invasero l'Iraq nel 2003. Era un giovane religioso di un'importante famiglia sciita di Najaf e, in pochi anni, sarebbe diventato il leader della più potente e temuta milizia sciita del paese, l'esercito del Mahdi. Da alcuni mesi però, il suo controllo sulle milizie è andato scemando, ma lui sembra avere altri progetti, sia per quelle che per sé stesso. Al Sadr potrebbe aver deciso che il suo futuro stia nella politica piuttosto che nella violenza e le sue ultime scelte sembrerebbero confermare questa tendenza. Tuttavia, c'è anche chi pensa che non avesse alternative.

Miliziani del MahdiLo scorso 20 agosto il portavoce di Sadr, Salah al Ubaydi, annunciava: “Le cellule speciali saranno il solo corpo (dell'esercito del Mahdi) autorizzato a portare armi. Per tutti gli altri gruppi del movimento è proibito occuparsi di azioni militari”. L'annuncio è doppio, da un lato l'esercito del Mahdi diventa una specie di associazione culturale, dall'altro, vengono creati dei corpi speciali scelti dallo stesso Sadr, che si occuperanno in esclusiva della resistenza all'occupazione Usa. Da mesi Sadr ammetteva infiltrazioni nella sua milizia da parte di personaggi criminali o al soldo di Iran e Usa i quali, a suon di violenze e abusi, avevano alienato il sostegno popolare all'esercito del Mahdi, un tempo acclamato dai civili attorno a Baghdad e nel sud del Paese. “I distruttori della reputazione del Mahdi” chiamava i dissidenti. Così, per ristabilire il buon nome del suo movimento e ribadire il diritto alla resistenza finché il paese sarà occupato, Sadr ha deciso di trasformare le sue armate negli Al Mumahhidun (coloro che preparano la via per la ricomparsa del 12mo imam, il Mahdi). Questi gruppi si occuperanno di progetti sociali e culturali, non di politica. È un progetto nato nel 2006, quando il movimento sadrista promosse una campagna contro l'analfabetismo, ma sarà allargato a milioni di persone che, per i motivi più disparati, non hanno potuto completare gli studi. Una delle immediate conseguenze del congelamento delle milizie è che molti degli elementi fuori controllo probabilmente lascerano il Mahdi per unirsi a gruppi più attivi

Il portavoce di Sadr ci tiene a ricordarlo: non si insegnerà solo religione. La visione politica che verrà trasmessa non sarà quella di uno stato islamico iracheno, “spingeremo la gente a pensare a un Iraq unito - spiega al Ubaydi – indipendentemente da ogni ideologia settaria, religiosa o nazionalistica”. Il portavoce di Sadr critica le istituzioni culturali vicine al goveno di Baghdad e agli Usa perché in quelle, a suo dire, si insegna che la responsabile delle violenze di questi anni sia stata la religione, che ha poi creato il conflitto settario. La posizione del movimento sciita, invece, è che in Iraq non ci sia stato alcun conflitto settario, ma solo “atti terroristici commessi da terroristi”. Un motivo in più per limitare le armi in circolazione e stringere le briglie delle proprie milizie, decine di migliaia di uomini, coinvolgendole in una resistenza culturale su scala nazionale. I progetti, annuncia il portavoce di Sadr, saranno gestiti dal centro culturale Baqiyyatallah e dall'Alta Commissione per la Cultura. Quanto ai finanziameni, le spese saranno sostenute con gli stessi investimenti finanziari dell'esercito del Mahdi e, sostengono, nulla è stato chiesto alle autorità religiose.

Come anicipato, le cellule speciali saranno corpi scelti dallo stesso Sadr che avranno il solo scopo di combattere l'occupazione. La loro formazione, però, è stata rimandata a dopo l'incontro di venerdì 22,  tra il segreterio di Stato Usa Condoleezza Rice e il premier iracheno Al Maliki, che hanno discusso del futuro delle truppe Usa nel paese. Il giorno successivo, alcune migliaia di sostenitori di Sadr marciavano per le strade di Kufa gridando il proprio sdegno per un accordo “di cui gli iracheni non sanno nulla” e che “apre la strada a una colonizzazione permanente dell'Iraq”. É forse un segnale che le cellule della resistenza del Mahdi stanno per entrare in azione sotto la guida di Sadr? Forse no, visto che il 23 agosto un suo stretto collaboratore, rimasto anonimo, annunciava che il 35enne capo del Mahdi si starebbe per trasferire in Iran, per almeno cinque anni. L'aveva già annunciata da tempo, Sadr, la decisione di trasferirsi a Qom per continuare gli studi religiosi e diventare Ayatollah, una carica che gli darebbe l'autorità necessaria per guidare un movimento politico sciita in Iraq e contrastare la voce di Ali Al Sistani, la massima autorità sciita irachena, da anni gravemente malato.

La svolta di Sadr e la decisione di cambiare il volto del suo movimento segue le dure sconfitte che l'esercito del Mahdi ha subito per mano delle forze Usa e Irachene, durante le offensive degli utlimi mesi a Baghdad, Bassora e Amarah. Una coincidenza che ha fatto nascere il dubbio che, più che di una svolta, si tratti di un ripiego. Secondo lo studioso statunitense del mondo sciita Vali Nasr, la scelta di rimanere in Iran sarebbe “un modo per salvare la faccia”, mentre in realtà il religioso non sarebbe libero di andarsene: “è ospite del governo iraniano che lo controllerà - ha spiegato Nasr –  fino a quando non gli avranno completamente alienato il controllo dell'esercito del Mahdi”. 

Naoki Tomasini

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