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La Corte suprema della regione georgiana separatista dell'Ossezia del Sud, ha stabilito che le elezioni presidenziali che hanno portato alla vittoria l'ex 'ministro dell'Educazione Alla Zhioieva, saranno annullate.
Il presidente della Corte suprema, Atsamaz Bicenov, ha annunciato che la candidata non potrà più ripresentarsi alle prossime votazioni: "Secondo la legge, è stata privata di questo diritto, perchè la Corte ha stabilito che aveva commesso delle infrazioni durante lo scrutinio precedente".
Il parlamento locale ha già fissato per il 25 marzo la successiva chiamata alle urne, ma la Zhioieva ha definito "illegale" la decisione presa dalla Corte, annunciando che si batterà sino alla fine per fare giustizia sul caso.

Questa notte in Georgia sono stati arrestati cinque fotogiornalisti, accusati di spionaggio in favore della Russia. Tra loro c'è anche il fotografo personale del presidente, Mikhail Saakashvili. La notizia è stata resa nota dalle agenzie russe. In seguito all'operazione, gli agenti del controspionaggio hanno sequestrato macchine fotografiche, personal computer e telefoni cellulari.
I fotografi arrestati sono Zurab Kurtsikidze (European Pressphoto Agency), Shakh Aivazov (Associated Press, forse già liberato), il freelancer Giorgi Abdaladze e il fotografo presidenziale Irakli Gedenidze. Nessun commento da parte delle autorità georgiane.
Sarebbe di due morti e 37 feriti il bilancio provvisorio dei disordini scoppiati nella notte a Tiblisi, capitale della Georgia.
Secondo fonti governative, le due vittime sarebbero membri degli apparati di sicurezza, travolti da auto dei manifestanti in fuga.
Gli incidenti si sono verificati davanti al parlamento, dove la leader dell'opposizione, Nino Burjanadze, aveva convocato una manifestazione per protestare contro il governo di Mikhail Saakashvili, definito "autoritario e corrotto".
Contro i manifestanti sono intervenuti i reparti del ministero dell'Interno, con lacrimogeni, manganelli e idranti.
L'opposizione parla di centinaia di arresti ma soprattutto denuncia una repressione brutale: alcuni testimoni racontano di strade sporche di sangue, teste spaccate e gambe rotte.
La Burjanadze, che poco dopo è apparsa su un canale televisivo georgiano, ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire e condannare Saakashvili, isolandolo.
Il Centro Missioni Speciali dell'Abkhazia ha confermato oggi all'agenzia di stampa russa Interfax che due uomini morti in una sparatoria venerdì scorso facevano parte di un gruppo terroristico e si preparavano a realizzare atti di sabotaggio. Il Centro riferisce che "ci sono informazioni attendibili indicanti il proposito terroristico dei due uomini, facenti parte di un gruppo composto al massimo di 25 persone e localizzato nella parte settentrionale del distretto di Gali".
Lo scontro è avvenuto nel villaggio di Chuburkhindzh, dove, verso le 14 ora locale, guardie di frontiera russe, impegnate in un pattugliamento pianificato della zona, sono state sorprese da colpi d'arma da fuoco provenienti da una casa abbandonata, cui hanno risposto. Il bilancio finale è di tre morti: la guardia Vasily Kvitko e i due terroristi. Uno dei due uomini è stato identificato dalla polizia locale. Si tratta di Lasha Sichinava, ricercato da quasi dieci anni per rapina e sequestro.
Nella casa abbandonata sono stati inoltre ritrovati quattro granate e due fucili d'assalto con munizioni. Secondo quanto riferiscono le autorità dell'Abkhazia, regione della Georgia separatasi durante la guerra del 2008 con la Russia, i due uomini collaboravano con i servizi segreti georgiani, con l'intento di mantenere alta la tensione nel distretto di Gali.
La Georgia ha confermato l'arresto di alcuni sospetti di spionaggio in favore della Russia. Si tratta di tredici persone (e non venti, come si vociferava in precedenza), tra cui quattro russi.
Gli arresti interessavano inizialmente altre due persone, che infine hanno accettato di collaborare con le autorità georgiane e sono state dunque rilasciate.
Gli ultimi arresti si aggiungono alla serie di mosse perpetrate sia da parte russa che georgiana in questa guerra di spionaggio, iniziata nel 2006 quando sei militari russi vennero arrestati nell'ex repubblica sovietica. Questi eventi condussero all'esacerbazione dello scontro che portò all'occupazione dell'Ossezia del Sud da parte russa.
Le truppe russe hanno lasciato la città georgiana di Perevi, dove avevano mantenuto un presidio dalla fine del guerra dell'agosto 2008.
La presenza delle truppe russe nella cittadina al confine con l'Ossezia del Sud era considerata dalla Georgia come una violazione agli accordi di pace che prevedevano un riposizionamento delle truppe alla situazione pregressa.
Il ministro degli interni georgiano Shota Utiashvili ha già annunciato che le truppe nazionali hanno ripreso il controllo di Perevi. Ma secondo il governo georgiano si tratta ancora di un piccolo passo e che, per la ripresa dei rapporti diplomatici con Mosca, aspettano ancora il ritiro da tutto il territorio dell'Ossezia del Sud, che la Russia riconosce come stato autonomo.
Il vice presidente della Abkhazia, regione separatista della Georgia, è stato ferito in modo non grave da un colpo di mortaio lanciato contro la sua abitazione nelle prime ore del mattino. Il presidente dell'Abkhazia Sergei Bagapsh ha dichiarato che l'attacco contro il suo vice Aleksandr Ankvab costituisce un chiaro tentativo di destabilizzare la regione. Al momento, l'attacco non è stato rivendicato e le autorità di Sukhumi non ne hanno ancora individuato la matrice. Si tratta del quarto attentato subito da Ankvab. L'ultima volta la sua jeep era stata colpita da una granata e il vice presidente se la cavò solo con qualche graffio. Ankvab è uno dei possibili successori di Bagapsh alla guida dell'Abkhazia ed è considerato da più parti come eccessivamente moderato nei confronti di Tbilisi.
Mosca ha annunciato di aver spostato missili difensivi S-300 in Abkhazia, la regione separatista georgiana che nell'agosto del 2008 ha dichiarato l'indipendenza da Tbilisi riconosciuta quasi immediatamente dal Cremlino.
Il governo georgiano, che non ha mai accettato la secessione dell'Abkhazia (e tanto meno quella dell'Ossezia del Sud), ha espresso forte preoccupazione per quest'ultima decisione russa maturata dopo una visita fuori programma del presidente russo Dimitry Medvedev a Sukhumi. Il comandante dell'aviazione russa, il generale Alexander Zelin ha rilasciato un comunicato in cui ribadisce l'uso difensivo del sistema S-300 a protezione dei territori di Abkhazia e Ossezia del Sud.
Il sottosegretario di Stato Usa, Hillary Clinton, farà tappa oggi in Georgia dove incontrerà il presidente Mikhail Saakashvili. La Clinton, che ha già fatto visita a Ucraina, Armenia, Azerbaigian, incontrerà anche i leader dell'opposizione.
Molti i punti da discutere presenti nelle agende dei due presidenti: la situazione generale del paese, la cooperazione bilaterale, i problemi legati alla sicurezza e alla pace nella regione.
Dall'ambasciata statunitense in Georgia, l'ambasciatore John R. Bass ha fatto sapere che il principio fondamentale delle politica di Washington verso la Georgia è il sostegno della sua integrità territoriale nell'ambito dei confini internazionalmente riconosciuti.
Proprio questo principio fondamentale sostenuto dagli Usa è motivo di divisione con Mosca. La Clinton concluderà il suo viaggio in Polonia.
Con un blitz notturno, la città georgiana di Gori, che diede i natali a Stalin, ha deciso di rimuovere la sua statua dalla piazza del municipio per sostituirla con un monumento "agli eroi della guerra contro la Russia dell'agosto 2008", ossia ai caduti georgiani del conflitto per l'Ossezia del sud. Lo riferisce l'amministrazione cittadina, citata dall'agenzia Interfax. La grande statua di Stalin, che troneggia a figura intera con il suo cappotto militare su un alto piedistallo, verrà trasferito nel territorio del museo dedicato al dittatore sovietico.
Il presidente della Georgia, Mihail Saakashvili, domani inaugurerà un monumento dedicato ai soldati georgiani caduti sfidando la Russia. I quotidiani Izvestia e Vremia Novostei definiscono l'iniziativa "una mossa anti-russa."
Il monumento, che rappresenta una stella di metallo e cristallo, sorgerà nella piazza centrale di Tbilisi ed è stato progettato dall'architetto spagnolo Alberto Domingo Cabò. Sulla stella di cristallo sono scolpiti i nomi di circa 3.500 soldati georgiani che hanno perso la vita nella lotta contro Mosca dal 1921 all'agosto del 2008, quando l'avanzata dell'esercito georgiano nell'Ossezia meridionale è stata sventata dalla Russia. Domani, a Tbilisi, i fatti del 2008 saranno ricordati anche con una parata militare.
Tre ex detenuti di Guantanamo sono stati trasferiti in Georgia. Le autorità Usa non hanno fornito ulteriori dettagli, ma un capo dipartimento del ministero degli Interni di Tbilisi, Shota Utianshvili, ha fatto sapere che i tre sarebbero cittadini di Paesi del Medio Oriente. Utianshvili ha poi aggiunto che non si tratterebbe di criminali pericolosi né sottoposti a particolari regimi detentivi a Guantanamo.
Ai tre sarà concesso di vivere liberamente in Georgia, ma sotto la custodia e il controllo delle autorità del Paese. Il governo di Tbilisi ha assicurato la sua disponibilità a collaborare con gli Stati Uniti alla chiusura di Guantanamo, anche per rendere più saldi i legami con Washington.
Si è concluso oggi a Tbilisi, capitale della Georgia, il processo contro un gruppo di ufficiali, accusati di aver preso parte e organizzato il fallito ammutinamento scoppiato il cinque maggio scorso nella base militare di Mukhrovani. Le agenzie riferiscono che i militari sono stati condannati a pene detentive comprese tra i tre e i ventinove anni.
All'epoca Tbilisi aveva accusato Mosca di aver orchestrato la rivolta militare per rovesciare il regime del presidente Saakashvili e aveva tratto in arresto quarantuno persone. Lo scorso agosto, tuttavia, ventidue imputati furono prosciolti per aver collaborato con la giustizia.
Per la maggior parte gli imputati hanno ottenuto pene comprese tra i tre e i quindici anni, mentre le condanne più gravi, da 19 a 29 anni, sono state comminate a tre alti ufficiali, tra cui l'allora comandante di un battaglione dislocato nella base di Mukhrovani.
Russia e Georgia si sono messe d’accordo per la riapertura della frontiera terrestre, chiusa da tre anni.
A dare l’annuncio oggi è stata la diplomazia georgiana. “La decisione della riapertura – ha detto Nino Kalandadzé, ministro degli affari Esteri della Georgia- è stata presa”. Kalandadzé ha anche precisato che i due Paesi, che si erano affrontati in una guerra-lampo nel corso del 2008 e che quotidianamente intrattengono delle relazioni diplomatiche molto tese, avevano siglato un accordo per riaprire il posto di frontiera di Verkhni Lars già nel 2006.
Verkhni Lars è il solo punto di passaggio non situato nelle regioni separatiste georgiane dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, di cui Mosca ha riconosciuto l’indipendenza dopo un lungo conflitto.
L'Unione Europea ha ricevuto oggi il rapporto sul conflitto tra Russia e Georgia dell'agosto 2008.
Il rapporto, stilato dalla diplomatica elvetica Heidi Tagliavini, capo delle missione internazionale d'inchiesta, è stato inviato anche alla federazione Russa, all'Onu e all'Osce. 
Nella sostanza, secondo alcune indiscrezioni, il rapporto smentirebbe la tesi di Tbilisi, secondo cui le forze georgiane, nella notte tra il 7 e l'8 agosto 2008, avrebbero risposto militarmente in reazione a un intervento russo. La Georgia avrebbe quindi dato inizio al conflitto, anche se Mosca, sempre secondo il rapporto, sarebbe responsabile avendo creato le condizioni che poi hanno portato all'esplosione del conflitto e alle sue conseguenze.
L'Unione europea, si legge in una nota di Bruxelles, spera che i risultati dell'indagine "valgano come un contributo agli sforzi internazionali futuri nel campo della diplomazia preventiva", ma ha rifiutato di commentare i contenuti della relazione evidenziando la sua natura "indipendente".
"Una soluzione pacifica e durevole dei conflitti in Georgia deve essere basata su principi rigorosi di indipendenza, sovranità e integrità territoriale riconosciuti dal diritto internazionale" conclude la nota dell'Unione europea.
Fonti di stampa georgiane, non commentate dal governo Tblisi, affermano che il presidente georgiano Mikhail Saakashvili e il segretario di Stato statunitense Hillary Clinton avrebbero raggiunto un accordo per installare basi militari in Georgia.
Secondo le fonti i due si sarebbero incontrati in una riunione riservata a margine dell'Assemblea generale Onu in corso a New York per discutere di un progetto messo a punto dal Pentagono.
Secondo quanto riportato, il progetto prevede la creazione di due o tre basi militari americane in Georgia, di cui una navale, entro 2015.
Entro il 2010 le parti si impegnano a stilare un documento d'intesa che descriverà nel dettaglio il progetto da sottoporre al Congresso.
Le strutture potranno permettere lo stanziamento di 25mila uomini in Georgia e la loro costruzione sarà avviata nel 2014.
La guardia costiera russa ha annunciato che fermerà le navi georgiane se violeranno le acque territoriali della regione georgiana secessionista dell'Abkazia: lo riferisce l'agenzia Interfax citando l'Fsb, da cui dipendono le guardie di frontiera. Nei giorni scorsi il presidente abkhazo Serghiei Bagapsh aveva reso noto di aver dato ordine alla propria marina di distruggere le navi georgiane che violano le acque della repubblica indipendentista, escludendo però l'intervento della marina russa. Mosca ha riconosciuto l'indipendenza dell'Abkhazia e dell'Ossezia del sud dopo la guerra con la Georgia dell'agosto 2008, e in base a un accordo trilaterale si è impegnata con Sukhumi a difenderne i confini terrestri e marittimi. Tbilisi ha sequestrato finora alcune navi dirette in Abkhazia, in base a una legge che proibisce qualsiasi attività economica con la regione senza l'avallo della Georgia.
Il presidente della repubblica separatista dell'Abkhazia, Serghiei Bagapsh, ha dato ordine di attaccare le navi georgiane che violino la frontiera marittima della regione georgiana separatista. "Ho ordinato alla nostra Marina militare di distruggere le navi georgiane che attraversano illegalmente il confine marittimo abkhazo. Questo passo è stato dettato dalle incessanti azioni di pirateria da parte della Georgia", ha dichiarato Bagapsh. "Vorrei sottolineare che la questione coinvolge esclusivamente la Marina dell'Abkhazia. Per risolvere tale problema non sono state nè saranno coinvolte forze navali russe", ha aggiunto. Nei giorni scorsi era scoppiata una polemica tra Georgia e Russia dopo che Mosca aveva promesso di scortare le navi straniere dirette in Abkhazia contro gli annunciati blocchi a parte di Tbilisi. La Georgia aveva definito l'iniziativa russa come un atto di pirateria, rivendicando la sovranità delle acque antistanti l'Abkhazia, sul Mar Nero. Un anno fa Mosca ha riconosciuto l'indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud dopo la guerra dell'agosto 2008 contro la Georgia.
Tbilisi uscirà formalmente dalla Comunità degli Stati indipendenti, Csi, nata dalle ceneri dell'Urss, secondo quanto riferisce oggi l'agenzia stampa Interfax.
La Georgia aveva deciso di uscire dalla Csi dopo la guerra con la Russia legata alla regione georgiana separatista dell'Ossezia del Sud, poi riconosciuta da Mosca, secondo quanto riferisce l'agenzia, citando il viceministro degli esteri georgiano David Jalogonia. Tuttavia, Tbilisi resterà membro di una settantina di accordi multilaterali e potrà siglare accordi bilaterali con i singoli Paesi della Csi, fondati sul reciproco rispetto dell'integrità territoriale e degli interessi, secondo quanto ha assicurato Jalogonia.
La polizia ha aperto un' indagine per terrorismo sulle due esplosioni verificatesi ieri, in coincidenza con la visita del premier Vladimir Putin, nella regione georgiana separatista dell'Abkhazia, una delle quali ha causato la morte di due persone e il ferimento di una intera famiglia nella cittadina di villeggiatura di Gagra. Nel primo episodio, trapelato solo ieri sera, l'esplosione di un contenitore di rifiuti vicino alla sede di una azienda commerciale ha ucciso Liudimila Surina, 52 anni, e Dmitri Metreveli di 25, mentre una coppia con un bambino è rimasta ferita dalle schegge dell'ordigno. Altre quattro persone sono state curate in ospedale. Una seconda esplosione ha avuto luogo ieri sera a un centinaio di metri da un ristorante di Sukhumi, l'Elbrus, dove si trovavano giornalisti e membri della delegazione russa in visita con il premier Putin, che però era già partito da un paio d'ore.
Il piano per la guerra in Georgia sarebbe stato predisposto dal Cremlino fra il 1999 e il 2003 molto tempo prima che Mikhail Saakashvili, fautore di una politica filo occidentale conquistasse Tbilisi. La rivelazione dal forte impatto politico è stata fatta da Andrei Ilarionov, ex consigliere di Vladimir Putin e ora residente negli Stati Uniti dopo la rottura avvenuta nel 2005 con l'allora presidente russo. In un suo intervento inserito in un libro sulla vicenda, Ilarionov descrive tutta una serie di dettagli a sostegno della sua tesi. Secondo quanto riportato dal Financial Time di oggi Ilarionov si è detto incerto solo del fatto che "il Grande piano di lanciare una guerra contro la Georgia esistesse fin dall'inizio ovvero sia sorto dopo un fallito tentativo di Mosca di indebolire, sabotare e distruggere la parte georgiana con strumenti non militari". Ilarionov ha infine ricordato "la totale mancanza di rispetto" di Saakashvili nei riguardi di Putin nel corso di uno dei loro primi incontri.
Nessuno ha pagato per le numerose violazioni del diritto internazionale commesse durante la guerra in Georgia. Lo afferma Amnesty International in un rapporto che fa il punto anche sul "futuro incerto" che gli sfollati del conflitto hanno davanti a se'. "Centinaia di migliaia di persone devono fronteggiare una nuova realta' creata dal conflitto e le autorita' hanno la responsabilita' di rendere questo tempo di transizione il meno duro possibile. Hanno anche il dovere di fornire giustizia e riparazione alle vittime", ha dichiarato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa Centrale e Asia di Amnesty International. La guerra scoppiata nella notte tra il 7 e l'8 agosto 2008 causò la fuga di circa 192 mila persone, in larga parte di etnia georgiana. Dei 38.500 civili di etnia ossetina che lasciarono l'Ossezia del Sud per trovare riparo nella Federazione Russa, la maggior parte (salvo 4000) ha fatto rientro nel proprio territorio. Per quanto riguarda invece gli sfollati georgiani, 30 mila sono ancora lontani dalle proprie abitazioni; in particolare, 18.500 sfollati fuggiti dall'Ossezia del Sud e dal distretto di Akhalgori rischiano di esserlo ancora per molto tempo. La maggior parte degli sfollati in Georgia ha ottenuto un risarcimento o una sistemazione alternativa, all'interno di 36 nuovi centri urbani o insediamenti rurali dotati di forniture e servizi essenziali, ma del tutto isolati da scuole e ospedali e totalmente dipendenti da aiuti umanitari. Amnesty centra anche il tema della sicurezza e delle mine dislocate sul terreno. La mancanza di chiarezza sulla linea di demarcazione tra Georgia e Ossezia del Sud istituita dopo il conflitto e' un'altra fonte di insicurezza e la conclusione della missione Osce-Onu ha lasciato incompiuto il monitoraggio internazionale. Gli unici osservatori internazionali presenti nella regione, quelli della missione dell'Unione europea, non possono entrare nelle aree controllate dalle autorita' dell'Ossezia del Sud ne' nell'altro territorio secessionista dell'Abkhazia.
Aumenta la tensione tra Georgia e Ossezia del sud a pochi giorni dal primo anniversario della guerra russo-georgiana.
Il ministro della Difesa dell'Ossezia del sud, Iuri Tanaiev, ha detto che ieri sono stati effettuati dal territorio georgiano almeno tre lanci di granate contro il villaggio di Otrev. Secondo le agenzie russe che riferiscono le dichiarazione di Tanaiev, non vi sono state vittime. Invece, le autorità di Tblisi hanno smentito l'attacco. Secondo un portavoce della polizia, si tratta di "disinformazione dei separatisti che ad ogni costo tentano di inasprire la situazione con l'avvicinarsi dell'anniversario della guerra".
Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri georgiano, Grigol Vashadze, ha dichiarato che le truppe russe sono penetrate nel villaggio di Kveshi. Vashadze ha affermato che l'azione russe è seguita alle dichiarazione dei separatisti dell'Ossezia del Sud di voler stabilire un controllo sulla striscia di terra vicino alla provincia. La guerra russo-georgiana per l'Ossezia del sud cominciò l'8 agosto 2008 e si concluse dopo solo cinque giorni con un bilancio di centinaia di morti.
Il vicepresidente Usa John Biden, in visita nel paese caucasico, ha assicurato al parlamento georgiano che Washington non abbandonerà mai il suo alleato in favore di relazioni migliori con la Russia: "We will stand with you", saremo al vostro fianco, ha detto Biden accolto da uno scroscio di applausi dell'aula. Gli Stati Uniti continueranno a considerare le repubbliche separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud come parte integrante della Georgia, nonostante la dichiarazione unilaterale di indipendenza sosotenuta dalla Russia. Ma ha anche dichiarato che la Georgia deve ancora fare molto per implementare le regole democratiche e che non basta fare riforme, ma bisogna anche applicarle.
Non si fermano a Tbilisi le manifestazioni per chiedere le dimissioni del presidente Mikheil Saakashvili. Uno scontro fra gli oppositori georgiani e la polizia ha provocato ieri sera numerosi feriti. Secondo il ministero dell'Interno, i manifestanti avrebbero attaccato gli agenti che pattugliavano la zona del Parlamento. Secondo il bilancio fornito dal ministero, cinque poliziotti sarebbero rimasti feriti dai manifestanti che hanno fatto ricorso a coltelli e bastoni appuntiti. Uno dei poliziotti è in condizioni gravi. L'opposizione ha rigettato sulla polizia la responsabilità degli incidenti: "Almeno sette manifestanti sono stati picchiati dalla polizia e ricoverati in ospedale con ferite alla testa e alle gambe", ha riferito all'Afp la portavoce del partito d'opposizione "Voce della Georgia", Sophio Jajanashvili.
L'incontro tra il presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, e i principali capi dell'opposizione georgiana, che avevano chiesto le sue dimissioni, è finito senza che venisse raggiunto un accordo per porre fine alla crisi politica nel Paese caucasico.
Secondo quanto ha dichiarato uno dei quattro capi dell'opposizione che si sono riuniti con il presidente, Levan Gachechiladze, "non c'è stato alcun risultato". "I nostri punti di vista sono totalmente diversi", ha aggiunto Gachechiladzen.
Inoltre, il presidente georgiano, secondo quanto assicura l'agenzia stampa Interfax, ha dichiarato che nell'incontro di oggi è uscito un accordo per continuare con il dialogo. "Ci siamo detti d'accordo sul fatto che sia un passo avanti, che il dialogo deve andare avanti", ha detto Saakashvili alla televisione georgiana.
Inzia oggi in Georgia una serie di esercitazioni militari della Nato, all'indomani delle notizie di un mancato colpo di stato, che sarebbe stato ordito all'interno dell'esercito georgiano. L'esercitazione durerà oltre tre settimane.
Le manovre, a cui partecipano mille soldati provenienti da diciotto paesi, sono state definite "una provocazione" dalle autorità russe. L'esercitazione si svolgerà infatti in una base militare non lontano dalla capitale Tbilisi, più o meno negli stessi luoghi della guerra scoppiata nove mesi fa con l'Ossezia del Sud. Mosca ha risposto nei giorni scorsi intensificando i pattugliamenti sul fronte sudosseto, al confine con la Georgia. L'esercitazione in Georgia vuole essere un segno che, dopo la guerra dello scorso anno, l'occidente non ha dimenticato la candidatura di Tbilisi a membro della Nato. Il presidente georgiano Saakashvili nei giorni scorsi ha accusato la Russia di essere dietro al mancato ammuntinamento, il cui scopo sarebbe stato quello di boicottare l'esercitazione compromettendo i rapporti con la Nato.
Il ministro della Difesa georgiano David Sikharulidze ha annunciato, al network georgiano Rustavi2, che è in corso presso la base militare di Mukhrovani una ribellione. Sarebbero in corso trattative tra i militari e le autorità gerogiane.
Secondo il portavoce del ministero degli interni, Shota Utiashvili, la ribellione farebbe parte di un tentativo di golpe organizzato da ex dirigenti che avebbe voluto coinvolgere alcune brigate militari. Sempre secondo Utiashvili il golpe sarebbe orchestrato dalla Russia che vorrebbe così impedire lo svolgimento delle esercitazioni militari Nato, che sarebbero dovute cominciare domani sul territorio georgiano. Sikharulidze ha fatto sapere che i militari non hanno avanzato richieste e che il governo ha chiesto loro di arrendersi. L'agenzia Ria Novosti riferisce che la tv gerogiana sta trasmettendo dei materiali presentati dal ministero degli interni in cui si vedono gli organizzatori del colpo di stato mentre discutono i dettagli dell'operazione. I golpisti, tra cui spunta il nome dell'ex ministro alla difesa Geogi Karkarashvili, si parla dell'eliminazione fisica di alti dirigenti della politica georgiana.
La scadenza dell'ultimatum politico e' alle 13 di oggi. Entro quell'ora Mikhail Saakhashvili dovra' dimettersi dalla carica di presidente della Georgia. A sette mesi dalla fine della fallimentare guerra contro la Russia, Saakhashvili si trova ad affrontare la piu' decisa protesta civile e politica da quando i russi lasciarono il territorio georgiano, dopo il confronto tra Tbilisi e i secessionisti dell'Ossezia del Sud. ""E' l'ultima possibilita' che (Sakhashvili) ha di porsi al di sopra dei propri interessi personali e contribuire al superamento delle difficolta' in cui versa il Paese", hanno affermato gli organizzatori della protesta in un comunicato congiunto con cui chiedono che il presidente lasci oggi. Almeno 60 mila georgiani (250 mila secondo gli organizzatori, 25 mila secondo la polizia) si erano radunati ieri di fronte al Parlamento, nella capitale. Per loro Saakhashvili e' il "Giuda della politica georgiana" che ha tradito le speranze della Rivoluzione Rosa, la stessa che nel 2003 insedio' al potere dello Stato ex sovietico una classe dirigente diversa da quella che per decenni aveva preso gli ordini dal Cremlino. "Non abbiamo altra scelta che restare qui fino alla fine, fino a quando si dimettera'", ha detto l'ex sfidante alle presidenziali, Levan Gachechiladze, poco prima di dare a tutti appuntamento a questa mattina. E' la guerra di Saakhashvili contro la Russia ad essere piu' di tutti gli altri temi al centro degli attacchi da parte dell'opposizione.
Migliaia di persone si sono radunate fuori dal parlamento di Tblisi per chiedere le dimissioni del presidente georgiano Mikhail Saakashvili.
Centoventimila persone, secondo quanto riferito dalle agenzia di stampa russe, si sono radunate per chiedere le dimissioni del presidente, nel giorno a Tblisi si commemora il ventesimo anniversario dall'uccisione di venti manifestanti da parte dell'armata russa. L'avvenimento è stato messo in relazione con la recente guerra con la Russia per il controllo dell'Ossezia, la cui sconfitta viene imputata a Saakashvili. "Non penso che ci si debba stupire se chiediamo le dimissioni del presidente dopo che abbiamo perso il 20 percento del territorio georgiano e non abbiamo alcuna democrazia nel Paese" ha dichiarato Nino Burjanadze, capo del Movimento Democratico Georgia Unita, ed ex collaboratore di Saakashvili. Secondo quanto dichiarato dal suo partito, la polizia avrebbe arrestato una sessantina di manifestanti, affermazione che però il governo ha smentito.
Nuove scaramucce fra Mosca e Tblisi. Secondo il governo georgiano, infatti, alcuni elicotteri russi avrebbero violato il suo spazio aereo sorvolando la zona del confine amministrativo fra Georgia e Abkhazia.
In un comunicato diffuso dal ministero degli Interni di Tiblisi si legge: "Elicotteri russi delk tipo Mi-8 e Mi-24, provenienti dal villaggio di Piciori nella regione abkhaza di Galski, questa mattina alle ore 11.00 hanno sorvolato le località georgiane di Ganmukhuri e Khurcia, nella regione di Zugdidid, dove sono dislocati reparti del ministero dell'Interno georgiano".
Ma la violazione dello spazio aereo non sarebbe una novità: anche ieri, infatti, secondo il ministero georgiano, velivoli russi avrebbero sorvolato a più riprese lo spazio aereo nella regione di Zugdidi.
Arriva da Tiblisi la notizia, trapelata da alti ufficiali georgiani, dell'espulsione forzata di circa 50 famiglie da parte dei separatisti abkhazi, la notte scorsa. Respinge al mittente le accuse.
Il ministero degli Interni, in una nota, ha aggiunto che 30 unità speciali dotate di equipaggiamento pesante sono già state introdotte nel territorio ed ha esortato le organizzazioni internazionali a mobilitarsi quanto prima per tentare di arginare questo tipo di avvenimenti. Un portavoce della missione UE che ha lo scopo di monitorare l'area, riferisce stamani che ‘gli abitanti sono stati portati nei boschi di confine dai soldati [...] dopo essere stati sfrattati dalle loro case'. Il villaggio di Otobaia si trova nella regione orientale di Gali e vi risiede una grossa comunità etnica che lamenta le continue discriminazioni da parte dell'esercito.
Due osservatori dell'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) sono stati rapiti da miliziani nell'Ossezia del Sud, la regione dichiaratasi l'anno scorso indipendente dalla Georgia.
Lo ha annunciato oggi il ministero dell'Interno georgiano. ''I due osservatori sono stati rapiti da miliziani sud-osseti nel villaggio di Odzissi. Si trovano attualmente nel villaggio di Artsevi e l'Osce sta negoziando la loro liberazione'', ha detto la fonte. Il portavoce dell'Osce si è rifiutato di commentare la notizia. In Georgia vi sono attualmente 28 osservatori incaricati di sorvegliare il rispetto della tregua. Sono posizionati alla frontiera con l'Ossezia del Sud.
"La decisione di creare la base di Ochamchire sul Mar nero è stata presa. Quest'anno inizieranno i lavori, incluso il drenaggio, lungo la costa abkhaza e ci vorrà più di un anno per completare l'opera", ha dichiarato una fonte anonima della marina militare russa citata dall'agenzia stampa Itar-Tass.
Il porto di Ochamchire è situato in Abkhazia, la regione indipendentista georgiana di cui la Russia ha riconosciuto la sovranità la scorsa estate, insieme a quella dell'Ossezia del Sud.
Con la sola eccezione del Nicaragua, l'indipendenza delle due regioni georgiane è stata respinta dalla comunità internazionale. Lo scorso agosto, nel corso della guerra della Russia contro la Georgia, alcune unità navali della Flotta russa del Mar Nero, fino al 2017 basata nel porto militare ucraino di Sebastopoli, avevano attraccato a Ochamchire.
Tbilisi ha confermato l'uccisione di un poliziotto lungo il confine con la regione separatista dell'Abkhazia. Secondo la versione dei fatti fornita dalle autorità di Sukhumi, le guardie di frontiera abkhaze hanno avuto uno scambio di fuoco con un gruppo di sei "sabotatori" georgiani che cercavano di infiltrarsi nel loro territorio, nei pressi di Soberia, distretto di Gali.
Nel corso del conflitto a fuoco un georgiano è morto e altri due sono rimasti feriti. Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov ha espresso il suo disappunto per la cattiva gestione degli osservatori europeri che avrebbero dovuto impedire l'accesso all'area da parte del gruppo armato. Intanto, nel corso delle indagini condotte dal Eumm, Eu Monitoring Mission in Georgia, alcuni proiettili sono stati sparati dal confine abkhazo, vicino al villaggio di Pakhulani, in direzione degli osservatori. Non è chiaro se sia trattato di un incidente o di una provocazione. In una dichiarazione ufficiale, il vertice Eumm ha condannato l'uccisione del poliziotto georgiano. Nello stesso comunicato, è stato confermato il ritiro delle milizie sudossete da Perevi, un villaggio sul confine georgiano. Il loro arrivo la scorsa settimana aveva provocato momenti di panico nella popolazione che, in gran numero, ha lasciato le proprie abitazioni. L'Unione Europea ha ribadito che Perevi, così come il ceckpoint che era stato installato alle sue porte, sono chiaramente fuori dai confini amministrativi dell'Ossezia del Sud.
Alla vigilia del vertice tra Europa e Russia, il presidente georgiano, Mikhail Saakashvili, in visita a Parigi, sta cercando di convincere i Paesi europei a non accettare l'indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud, dichiarata da Mosca. “Ci sono elementi di realpolitik molto presenti nel mondo d'oggi – ha dichiarato Saakashvili ai microfoni di una radio francese – perchè c'è la crisi mondiale e la gente pensa ai propri problemi. Ma bisogna sempre mantenere i principi”, dove il riferimento è all'integrità territoriale della Georgia.
In occasione della visita del presidente georgiano, però, il giornale “Le Nouvelle Observaeur” rivela che il presidente francese, Nicolas Sarkozy, quest'estate sarebbe stato al corrente delle intenzioni russe di invadere la Georgia. Secondo il settimanale infatti, non solo Sarkozy sarebbe stato avvisato dai servizi segreti francesi, che avrebbero intercettato i messaggi fra il Cremlino e i suoi generali, ma addirittura avrebbe convinto il premier russo, Vladimir Putin, a non invadere il Paese caucasico. Nel corso dell'incontro che Sarkozy ebbe al Cremlino il 12 Agosto sorso, Putin avrebbe manifestato la sua intezione di impiccare “per le palle” Saakashvili, aggiungendo che in fondo la stessa cosa l'aveva fatta Washington con Saddam Hussein.
Migliaia di oppositori hanno manifestato oggi a Tbilisi, la capitale della Georgia, contro il presidente Saakashivili. Chiedono riforme democratiche e nuove elezioni. E accusano Saakashvili di aver intrapreso una guerra con la Russia che sapeva di non poter vincere.
Guidati dal leader dell'opposizione Kakha Kukava, diecimila manifestanti sono tornati a scendere in piazza ad un anno esatto dagli scontri che avevano portato alle elezioni anticipate, poi vinte ancora da Saakashvili. Anche se meno numerosi rispetto all'anno precedente e alle aspettative dell'opposizione, che sperava in trentamila persone, Kukava ha detto che la nuova ondata di proteste civili non si fermerà fino a quando non otterrà nuove elezioni. Una protesta che non costituisce un reale pericolo per il potere del presidente, ma che arriva in un momento critico.
Saakashvili sta infatti affrontando una serie di inchieste, sia interne che internazionali, sulla condotta tenuta da Tbilisi durante la guerra di quest'estate. In particolare la comunità internazionale si sta chiedendo se la Georgia non sia ricorsa alla violenza indiscriminata per cercare di riprendere il controllo della Repubblica osseta. Saakashvili ha sempre presentato l'intervento georgiano come un atto difensivo e assolutamente mirato contro gli indipendentisti sud-osseti. Ora però un'inchiesta dell'Osce, l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, sembra mettere in dubbio questa versione. La ricostruzione, fatta dagli osservatori europei, sembra anzi suggerire che, il 7 agosto scorso, l'inesperto esercito georgiano abbia attaccato indiscriminatamente la città di Tskhinvali, esponendo i civili, i soldati della missione di pace russi, e gli osservatori internazionali a rischio.
L'inchiesta dell'Osce però non è né conclusiva, né sufficientemente ampia da poter dare una risposta univoca alla domanda, ma solleva moltissimi dubbi sull'accuratezza e sull'onestà della versione fornita dal presidente georgiano.
Cinque dei sei checkpoint presenti nella zona di sicurezza tracciata lungo il
confine tra Georgia e Ossezia del Sud sono stati già smantellati, mentre sono
in corso le operazioni anche del sesto posto di controllo i cui soldati sono già
in marcia averso Tskhinvali, la capitale della neo repubblica, che per ora è stata
riconosciuta solo da Russia e Nicaragua. Filmati di agenzia mostrano colonne di
mezzi in movimento e gru che rimuovono i blocchi di cemento usati ai posti di
controllo. Medvedev ha auspicato che i duecento osservatori europei possano "agire
come garanti" per prevenire futuri atti ostili.
Questa mattina i militari europei, in gran parte gendarmi francesi, si sono mossi
su otto veicoli dalla loro base di Bazaleti, a nord di Tbilisi, senza sapere quale
sarebbe stata la loro effettiva libertà di movimento.
Secondo le autorià del regime del presidente Berdimuhammedow, la polizia si è
scontrata con un "gruppo di criminali impicati nel traffico di droga" che sarebbero
stati eliminati nel corso della sparatoria, costata la vita anche ai venti agenti.
Divesa è invece la ricostruzione degli eventi fornita da un sito internet vicino
all'opposizine, secondo cui si sarebbe trattato di una violenta e prolungata sparatoria
tra la polizia turkmena e "un gruppo religioso, probabilmente di islamisti radicali".
Il regime di Ashgabat non ha fornito altre informazioni e i media interni non
hanno fatto menzione dell'accaduto, che è stato raccontato dalla Bbc raccogliendo
testimonianze di abitanti della zona. Questa mattina anche l'agenzia Adn Kronos
riporta la notizia dando credito alla versione dell'opposizione e parlando di
"scontri tra le forze di sicurezza e islamisti".
La Georgia ha ammesso di aver impiegato cluster bombs nel recente conflitto
con la Russia nell'Ossezia del Sud. Lo ha comunicato l'organizzazione per la tutela
dei diritti umani Human Rights Watch, che già dall'inizio del conflitto denunciava
l'impiego di bombe a grappolo da parte di entrambi i contendenti. Bonni Docherty,
rappresentante di HRW, ha annunciato oggi in una conferenza stampa tenutasi a
Ginevra di aver ricevuto una lettera ufficiale dal ministero della difesa georgiano
in cui si riconosceva l'uso delle cluster bombs nei pressi del tunnel di Roki,
che collega l'Ossezia del Sud alla Repubblica russa dell'Ossezia del Nord.
L'agenzia di stampa cinese Xinhua, citando il testo del documento, riferisce che i membri della Sco hanno "espresso
il loro supporto al ruolo positivo della Russia nella promozione della pace e
della cooperazione nella regione".