scritto per noi da
Matteo Fagotto
Si apre ufficialmente oggi la nuova legislatura in Zimbabwe, a ben cinque mesi
dalle elezioni parlamentari. Con una significativa novità. Bistrattato da Mugabe
e diviso al suo interno, il Movement for Democratic Change, l'ex-partito di opposizione ora in maggioranza alla camera bassa, ha ottenuto
ieri il primo significativo successo politico: l'elezione di un suo uomo come
presidente dell'assemblea. Una vittoria che rilancia le credenziali del Mdc nella trattativa politica con il presidente Robert Mugabe, nonostante il partito
abbia annunciato per oggi il boicottaggio dei lavori parlamentari.

L'elezione di Lovemore Moyo alla guida della camera bassa è qualcosa di storico:
per la prima volta dall'indipendenza dello Zimbabwe, avvenuta nel 1980, uno dei
rami del Parlamento è guidato dall'opposizione. Un duro colpo per lo
Zanu-Pf, il partito di Mugabe, che nei giorni scorsi aveva tentato di raggiungere un
accordo con Arthur Mutambara, leader di una fazione dissidente del
Mdc, per assicurarsi la maggioranza alla camera. Un accordo che, stando alla votazione
di ieri per Moyo, sembra non essere andato in porto. "Anche se avesse siglato
un patto con Mugabe, dubito che Mutambara sarebbe stato seguito dai suoi parlamentari",
fa sapere a
PeaceReporter l'analista politico Takura Zhangazha. "Mugabe e Mutambara non possono formare
un governo tagliando fuori la maggioranza del
Mdc, perché non avrebbero il necessario riconoscimento internazionale".
Eppure, fino a pochi giorni fa, la sorte di Morgan Tsvangirai, principale leader
del Mdc e vincitore del primo turno delle presidenziali lo scorso maggio, sembrava segnata.
Tagliato fuori dalle tattiche di Mugabe, che aveva deciso di convocare il Parlamento
in violazione del memorandum di intesa firmato con l'opposizione, il partito di
Tsvangirai era stato attaccato anche da Mutambara. Il quale si era poi scagliato
contro i Paesi occidentali in quanto fomentatori della crisi politica, in un discorso
fin troppo in stile Mugabe.

Ora, il ritorno in auge del
Mdc si ripercuoterà probabilmente sui colloqui di pace. Il partito ha dimostrato
di essere vivo e di poter ancora giocare un ruolo importante. "Nessuno in Zimbabwe
e tra i mediatori regionali vuole che questi colloqui si trascinino all'infinito",
dichiara a
PeaceReporter l'analista Tanana Mpanyane. "E' chiaro che nessuno dei due partiti può andare
lontano senza la partecipazione attiva dell'altro". I primi segnali, però, non
sono incoraggianti: ieri la polizia ha arrestato due membri del
Mdc prima della votazione, rilasciandone successivamente uno, con il possibile scopo
di condizionare il voto. Oggi, gli uomini del
Mdc hanno annunciato che boicotteranno l'apertura dei lavori del Parlamento per protesta
contro Mugabe, non riconosciuto
come legittimo presidente dopo le violenze che accompagnarono il ballottaggio.
Che a farne le spese sia l'unica istituzione sotto il loro controllo è l'ultima
delle tante contraddizioni di questo Paese.