25/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Al Maliki annuncia il ritiro delle truppe Usa entro il 2011, ma non c'è nulla di ufficiale
A quattro giorni dalla visita in Iraq del segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, il premier iracheno Nouri Al Maliki annuncia il raggiungimento di un accordo per il ritiro delle truppe Usa dal paese, entro il 2011.

A suo dire la data sarebbe stata accettata anche dalle milizie tribali, che negli ultimi mesi hanno contribuito al relativo miglioramento della sicurezza nel paese. La notizia è stata subito rilanciata da alcune delle maggiori agenzie e quotidiani mondiali, dal New York Post, reuters, Bbc, e in Italia dall'Ansa. Ma la stessa Rice, al termine del suo incontro con il premier, aveva specificato che “nessun accordo finale è stato raggiunto”.

Dal canto suo, anche al Maliki ha dovuto subito ammettere che, in effetti, tale ritiro dovrebbe prima essere votato sia dal Consiglio presidenziale Iracheno che dal Parlamento. Approvazione tutt'altro che certa, sia per via del contesto politico iracheno estremamente volatile, sia per l'interesse materiale degli Usa, che da anni stanno costruendo basi militari in diverse parti del paese, tra cui una enorme nel centro di Baghdad. Negli anni a venire, inoltre, la presenza militare Usa potrebbe rivelarsi necessaria per la protezione degli interessi delle compagnie petrolifere occidentali che si sono recentemente accaparrate i diritti sullo sfuttamento dell'oro nero iracheno. Per finire, se per allora l'esercito di Baghdad non sarà completamente autonomo, le truppe Usa potrebbero rimanere anche per formare le nuove leve della sicurezza irachena. Al momento le truppe Usa nel paese sono circa 147 mila.

Di vero nelle dichiarazioni di Al Maliki c'è che le trattative in corso da oltre dieci mesi per concordare il futuro delle truppe Usa in Iraq sono vicine alla conclusione, ad esempio, Washington e Baghdad si sono accordate perché entro il giugno del 2009 le truppe Usa cessino di pattugliare le città e dalle aree urbane. Ritiro sì dunque, ma dentro le basi militari in Iraq e lontano dalla vista degli iracheni. Ritiro a parte, nell'accordo di cui la Rice ha discusso con i governanti iracheni ci sono altri punti su cui sarà difficile trovare un accordo: prima tra tutti la questione dell'immunità per le truppe statunitensi nel paese, un privilegio che a Baghdad in pochi sembrano disposti a tollerare, nemmeno se quelle dovessero ottimisticamente ritirarsi nel giro di 3 anni.

A margine della bozza di accordo i due diplomatici hanno anche discusso dei 20mila prigionieri detenuti senza accuse dall'esercito Usa e della legge elettorale per le prossime consultazioni.
 

Naoki Tomasini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità