Pugno di ferro del governo indiano contro il risveglio dell’indipendentismo kashmiro.
Dopo giorni di scioperi, proteste e violenti scontri di piazza – trentasei morti fino
a ieri sera – i principali partiti separatisti avevano indetto per oggi una grande
manifestazione pacifica a Srinagar, capitale del Kashmir, per chiedere la fine
della dominazione indiana e l’indizione di un referendum per decidere il futuro
status della regione.
Arresti eccellenti e ancora morti. Nuova Delhi ha deciso di usare le maniere forti. Ha dichiarato il coprifuoco,
ha dispiegato l’esercito in città e nel vicini villaggi e questa notte ha arrestato,
“per precauzione”, due tra i principali leader politici indipendentisti kashmiri:
Mirwaiz Omer Farooq e Syed Shah Ali Geelani.
Ciononostante, questa mattina a Srinagar e dintorni centinaia di persone hanno
sfidato il divieto e i fucili dei soldati, sfilando per le strade con le bandiere.
I militari indiani hanno disperso i manifestanti con garante lacrimogene e con
spari sulla folla: almeno una persona è stata uccisa. Decine di dimostranti sono
stati arrestati: tra loro anche Mohammed Yasin Malik, leader del Fronte di liberazione
del Jammu-Kashmir.
Torna il clima da guerra civile. Le proteste anti-indiane sono iniziate prima dell’estate, quando il governo
di Nuova Delhi ha espropriato delle terre ai contadini kashmiri per darle a un
tempio indù che doveva costruire ostelli per i pellegrini. Ma il livello dello
scontro si è alzato a metà agosto, dopo che il governo locale aveva ritirato il
contestato provvedimento scatenando l’ira della locale comunità indù, che per
protesta ha bloccato l’unica strada d’accesso alla valle del Kashmir, ponendola
di fatto sotto embargo. Le successive contromanifestazioni kashmire sono state
represse nel sangue dai militari indiani, in un’escalation della tensione che
ha fatto ripiombare questa regione in un clima da guerra civile, dopo alcuni anni
di relativa tranquillità.