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Liberty e Free Gaza sono
i nomi delle due imbarcazioni partite venerdì da Cipro, con a
bordo 44 volontari provenienti da 13 paesi. Tra loro anche la cognata
cattolica dell'ex premier britannico Tony Blair (oggi inviato di pace
in Medio Oriente), una suora statunitense e un israeliano, Jeff
Halper, capo di una Ong che contrasta le demolizioni delle abitazioni
palestinesi. Gli attivisti hanno portato alla popolazione 200 kit per
i bambini con problemi di udito e migliaia di palloni. Ora per loro
inizia una visita di dieci giorni nel territorio controllato da
Hamas, durante i quali incontreranno anche il premier Ismail Haniyeh,
che consegnerà loro la cittadinanza onoraria della Striscia e
il passaporto palestinese. Al termine della visita ripartiranno alla
volta di Cipro, ma con a bordo alcune persone in più. Dieci
degli studenti palestinesi che hanno vinto una borsa di studio negli
Usa ma non hanno ricevuto il visto di uscita da parte israeliana.
L'ingresso delle due imbarcazioni nel
porto di Gaza ha attirato alcune migliaia di persone, che gioivano
del solo fatto di sapere che l'embargo era stato infranto. Molte
delle barche dei pescatori della Striscia in questi mesi non sono
uscite dal porto per mancanza di carburante ma, per festeggiare
l'evento, uno dei distributori della zona ha offerto gasolio gratis a
tutti i pescatori che volevano andare incontro agli attivisti.
“Questo è prima di tutto un forte messaggio diretto ai
codardi leader arabi” ha commentato Khalil Nofal, uno dei portavoce
di Hamas, mentre le due barche approdavano al porto. E in effetti la
rottura dell'assedio di Gaza non ha avuto molta eco nel mondo arabo,
almeno fino a lunedì, quando il segretario generale della Lega
Araba Amr Moussa è intervenuto per lodare il “gesto audace”.
“E' un messaggio forte da parte della società civile contro
le misure inflitte agli abitanti di Gaza e la sofferenza che provano
a causa di questo embargo, illegale secondo il diritto internazionale
e umanitario” ha dichiarato.
La spedizione contro l'assedio di Gaza,
vale a dire la chiusura dei valichi della striscia che Israele impone
per mettere pressione sul governo di Hamas, avrebbe dovuto partire lo
scorso 5 agosto, ma era stata più volte posticipata nel timore
che le autorità di Israele l'avrebbero respinta. E in effetti
ci sono stati più tentativi per bloccare la traversata,
incluse pressioni sul governo cipriota affinché impedisse la
loro partenza. Ad un certo punto si era temuto il peggio: giovedì
scorso il governo di Ehud Olmert annunciava che avrebbe bloccato le
due imbarcazioni, mentre gli attivisti replicavano che non si
sarebbero lasciati fermare perché, sostengono, lo spazio
marittimo di Gaza non appartiene a Israele. Alla fine, venerdì,
il governo israeliano ha deciso di lasciarli entrare senza ostacoli
per evitare di creare una situazione potenzialmente dannosa dal punto
di vista dell'immagine o, come dichiarato dal portavoce del ministero
degli Esteri, “per non carere nella loro provocazione”. Di certo
la sicurezza israeliana era perfettamente al corrente di chi fossero
i partecipanti e di cosa portassero. Non c'era pericolo insomma,
almeno sul fronte della sicurezza. Naoki Tomasini