25/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Le barche degli attivisti contro l'embargo israeliano entrano nella Striscia di Gaza
In pochi ci avrebbero scommesso, rompere l'assedio della Striscia di Gaza, e pergiunta via mare, pareva un impresa rischiosa e senza speranze. Eppure, sabato scorso, le due barche degli attivisti di Free Gaza sono riuscite a penetrare lo spazio marittimo della Sriscia e ad approdare nel porto di Gaza, accolte da una folla in festa.

Liberty e Free Gaza sono i nomi delle due imbarcazioni partite venerdì da Cipro, con a bordo 44 volontari provenienti da 13 paesi. Tra loro anche la cognata cattolica dell'ex premier britannico Tony Blair (oggi inviato di pace in Medio Oriente), una suora statunitense e un israeliano, Jeff Halper, capo di una Ong che contrasta le demolizioni delle abitazioni palestinesi. Gli attivisti hanno portato alla popolazione 200 kit per i bambini con problemi di udito e migliaia di palloni. Ora per loro inizia una visita di dieci giorni nel territorio controllato da Hamas, durante i quali incontreranno anche il premier Ismail Haniyeh, che consegnerà loro la cittadinanza onoraria della Striscia e il passaporto palestinese. Al termine della visita ripartiranno alla volta di Cipro, ma con a bordo alcune persone in più. Dieci degli studenti palestinesi che hanno vinto una borsa di studio negli Usa ma non hanno ricevuto il visto di uscita da parte israeliana.

L'ingresso delle due imbarcazioni nel porto di Gaza ha attirato alcune migliaia di persone, che gioivano del solo fatto di sapere che l'embargo era stato infranto. Molte delle barche dei pescatori della Striscia in questi mesi non sono uscite dal porto per mancanza di carburante ma, per festeggiare l'evento, uno dei distributori della zona ha offerto gasolio gratis a tutti i pescatori che volevano andare incontro agli attivisti. “Questo è prima di tutto un forte messaggio diretto ai codardi leader arabi” ha commentato Khalil Nofal, uno dei portavoce di Hamas, mentre le due barche approdavano al porto. E in effetti la rottura dell'assedio di Gaza non ha avuto molta eco nel mondo arabo, almeno fino a lunedì, quando il segretario generale della Lega Araba Amr Moussa è intervenuto per lodare il “gesto audace”. “E' un messaggio forte da parte della società civile contro le misure inflitte agli abitanti di Gaza e la sofferenza che provano a causa di questo embargo, illegale secondo il diritto internazionale e umanitario” ha dichiarato.

La spedizione contro l'assedio di Gaza, vale a dire la chiusura dei valichi della striscia che Israele impone per mettere pressione sul governo di Hamas, avrebbe dovuto partire lo scorso 5 agosto, ma era stata più volte posticipata nel timore che le autorità di Israele l'avrebbero respinta. E in effetti ci sono stati più tentativi per bloccare la traversata, incluse pressioni sul governo cipriota affinché impedisse la loro partenza. Ad un certo punto si era temuto il peggio: giovedì scorso il governo di Ehud Olmert annunciava che avrebbe bloccato le due imbarcazioni, mentre gli attivisti replicavano che non si sarebbero lasciati fermare perché, sostengono, lo spazio marittimo di Gaza non appartiene a Israele. Alla fine, venerdì, il governo israeliano ha deciso di lasciarli entrare senza ostacoli per evitare di creare una situazione potenzialmente dannosa dal punto di vista dell'immagine o, come dichiarato dal portavoce del ministero degli Esteri, “per non carere nella loro provocazione”. Di certo la sicurezza israeliana era perfettamente al corrente di chi fossero i partecipanti e di cosa portassero. Non c'era pericolo insomma, almeno sul fronte della sicurezza.

Il portato simbolico del gesto è stato immadiatamente colto dai palestinesi, mentre da Gerusalemme, fonti del governo hanno preferito minimizzare parlando di episodio “mediatico”, “propagandistico” e “patetico”. Un anno fa, una simile spedizione marittima organizzata dagli evangelici pro Israele era approdata ad Askelon, a pochi chilometri dalla Striscia, ricevendo un'accoglienza molto calorosa.
 

Naoki Tomasini

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