25/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo i Giochi che cosa resta? Lo sguardo dell'architetto
Scritto per noi da
John Salamini
 
Giornata strana a Pechino, un certo caldo, il cielo di nuovo opaco, l'ultimo frinire delle cicale. Il Cbd è vuoto (l'acronimo indica il nuovo distretto del business o centro direzionale diremmo noi).

Il taxi corre veloce, agli incroci solo i volontari dell'olimpiade, quelli con la banda rossa al braccio che seduti quasi a terra, su piccoli trespoli di legno arancione, sotto le betulle agitano i loro ventagli e parlano.

Passo i cantieri recenti
e in un paio hanno abusivamente ripreso i lavori. Il divieto scadrebbe domani, ma è così evidente che qui anche solo 24 ore fanno la differenza. Divieti o meno. Diavolo di cinesi, domani non è mai un altro giorno.

Dunque si chiude ed è tempo di bilanci. Per la gente comune molti grattacapi e tanti impicci oggi, ma anche tanto orgoglio.

Per la città solo vantaggi. Tre nuove linee della metropolitana, un metrò leggero che arriva alla grande muraglia in 80 minuti (Ba Da Lin), una navetta per l'aereoporto, il più grande aereoporto del mondo, un parco olimpico di dimensioni spaventose, quasi incuneato nel centro della città  e prossimo polmone urbano. Infine, infrastrutture sportive di alto livello e una riqualificazione urbana attraverso l'uso del verde.

Ed è proprio il verde che sorprende, curato o meno ha invaso la città, di fatto cambiandone il volto. Ha sostituito l'architettura, che qui ha fallito per ora la sua missione, quella di diventare lo strumento per scalzare o aggiungere valore all'edilizia di oggi, più o meno speculativa e degradante.

La sua presenza ha ingentilito
e ammorbidito lo sviluppo verticale della città, soprattutto nelle aree residenziali con tipologie a torre, sofferenti  di un diffuso senso di alienazione e anonimato.

Anche le strutture sportive aiuteranno a qualificare il tessuto urbano
. Spesso intelligentemente recuperate in aree universitarie, da impianti preesistenti e dunque noti, hanno visto accrescere la loro funzionalità e fama. Continueranno ad essere usate quotidianamente per quelle discipline sportive ospitate durante i giochi, questa volta da professionisti, futuri campioni, semplici studenti o amatori.

Lo stesso luogo simbolo di questa olimpiade, lo stadio, non rimarrà una sorta di santuario, ma ospiterà un albergo e, non poteva mancare, un centro commerciale. Forse troppo? Vedremo.

Destino molto diverso invece per il villaggio olimpico
. Tutti gli appartamenti che hanno ospitato gli atleti sono già  stati venduti a privati. A prezzi tutt'altro che popolari, attorno ai 4.500 euro per metro quadro. Il tutto nonostante l'assenza dell'arredo urbano e di giardini che possano definirsi tali.

Problema questo che affligge anche lo stadio, carente di un contorno paesaggistico maturo e compiuto. Ha sofferto anche lui di un tipico errore di procedura di cantiere alla cinese, che privilegia inizialmente il costruito al suo intorno. Viali, alberi, stagni e quanto altro, progettati per altro con estrema cura, sono stati realizzati solo alla fine dei lavori edili, senza lasciare alla piantumazione il tempo di crescere secondo progetto e di  restituire al sito una immagine matura. La principale area olimpica, tutto quel complesso di architetture dedicate allo sport che circondano lo stadio, ha ancora oggi una apparenza da struttura fieristica.

Oggi Pechino non è ancora compiuta, ma la direzione à quella giusta. E' una città  funzionale al business più che al potere, ha preservato comunque un certo numero di scenari ricchi di storia nonostante le distruzioni sistematiche dei simboli culturali durante l'occupazione anglo/francese e gli sventramenti urbani voluti da Mao. Ha restituito molti nuovi luoghi ai pechinesi e gradi di libertù più ampi, rendendo possibili e semplici gli spostamenti in auto e non verso altre località. Cosa dieci anni fa tutt'altro che scontata.

L'Olimpiade è stata solo il pretesto, lo strumento nuovo con cui innescare un processo di trasformazione che vedremo compiuto solo tra una decina di anni. Passa veloce, non dura che una quindicina di giorni. E si chiude tra mille fuochi di artificio.

Sipario.
Parole chiave: pechino, olimpiadi, cina, architettura, urbanistica
Categoria: Costume
Luogo: Cina
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