Giornata strana a Pechino, un certo caldo, il cielo di nuovo opaco, l'ultimo frinire delle cicale. Il
Cbd è vuoto (l'acronimo indica il nuovo distretto del business o centro direzionale
diremmo noi).
Il taxi corre veloce, agli incroci solo i volontari dell'olimpiade, quelli con la banda rossa al
braccio che seduti quasi a terra, su piccoli trespoli di legno arancione, sotto
le betulle agitano i loro ventagli e parlano.
Passo i cantieri recenti e in un paio hanno abusivamente ripreso i lavori. Il divieto scadrebbe domani,
ma è così evidente che qui anche solo 24 ore fanno la differenza. Divieti o meno.
Diavolo di cinesi, domani non è mai un altro giorno.
Dunque si chiude ed è tempo di bilanci. Per la gente comune molti grattacapi e tanti impicci oggi, ma anche tanto orgoglio.
Per la città solo vantaggi. Tre nuove linee della metropolitana, un metrò leggero che arriva alla grande
muraglia in 80 minuti (Ba Da Lin), una navetta per l'aereoporto, il più grande
aereoporto del mondo, un parco olimpico di dimensioni spaventose, quasi incuneato
nel centro della città e prossimo polmone urbano. Infine, infrastrutture sportive
di alto livello e una riqualificazione urbana attraverso l'uso del verde.
Ed è proprio il verde che sorprende, curato o meno ha invaso la città, di fatto cambiandone il volto. Ha sostituito
l'architettura, che qui ha fallito per ora la sua missione, quella di diventare
lo strumento per scalzare o aggiungere valore all'edilizia di oggi, più o meno
speculativa e degradante.
La sua presenza ha ingentilito e ammorbidito lo sviluppo verticale della città, soprattutto nelle aree residenziali
con tipologie a torre, sofferenti di un diffuso senso di alienazione e anonimato.
Anche le strutture sportive aiuteranno a qualificare il tessuto urbano. Spesso intelligentemente recuperate in aree universitarie, da impianti preesistenti
e dunque noti, hanno visto accrescere la loro funzionalità e fama. Continueranno
ad essere usate quotidianamente per quelle discipline sportive ospitate durante
i giochi, questa volta da professionisti, futuri campioni, semplici studenti o
amatori.
Lo stesso luogo simbolo di questa olimpiade, lo stadio, non rimarrà una sorta di santuario, ma ospiterà un albergo e, non
poteva mancare, un centro commerciale. Forse troppo? Vedremo.
Destino molto diverso invece per il villaggio olimpico. Tutti gli appartamenti che hanno ospitato gli atleti sono già stati venduti
a privati. A prezzi tutt'altro che popolari, attorno ai 4.500 euro per metro quadro.
Il tutto nonostante l'assenza dell'arredo urbano e di giardini che possano definirsi
tali.
Problema questo che affligge anche lo stadio, carente di un contorno paesaggistico maturo e compiuto. Ha sofferto anche lui
di un tipico errore di procedura di cantiere alla cinese, che privilegia inizialmente
il costruito al suo intorno. Viali, alberi, stagni e quanto altro, progettati
per altro con estrema cura, sono stati realizzati solo alla fine dei lavori edili,
senza lasciare alla piantumazione il tempo di crescere secondo progetto e di restituire al sito una immagine matura. La principale area olimpica, tutto quel
complesso di architetture dedicate allo sport che circondano lo stadio, ha ancora
oggi una apparenza da struttura fieristica.
Oggi Pechino non è ancora compiuta, ma la direzione à quella giusta. E' una città funzionale al business più che
al potere, ha preservato comunque un certo numero di scenari ricchi di storia
nonostante le distruzioni sistematiche dei simboli culturali durante l'occupazione
anglo/francese e gli sventramenti urbani voluti da Mao. Ha restituito molti nuovi
luoghi ai pechinesi e gradi di libertù più ampi, rendendo possibili e semplici
gli spostamenti in auto e non verso altre località. Cosa dieci anni fa tutt'altro
che scontata.
L'Olimpiade è stata solo il pretesto, lo strumento nuovo con cui innescare un processo di trasformazione che vedremo
compiuto solo tra una decina di anni. Passa veloce, non dura che una quindicina
di giorni. E si chiude tra mille fuochi di artificio.
Sipario.