24/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Lontano dai media e dagli spettacoli delle convention, l'America media è spesso indifferente alla politica
Prima la scelta dei vice nel ticket presidenziale, poi le faraoniche convention dei due partiti. I media americani e stranieri propongono commenti e analisi per sviscerare le scelte di Obama e McCain, nonché sondaggi per capire dove pende l’opinione pubblica a due mesi dalle elezioni. In questa settimana, le tv vi mostreranno immagini di sostenitori democratici in visibilio di fronte a Obama e all’appena scelto Joe Biden, qualche giorno dopo toccherà a McCain e al vice che deve ancora annunciare. Ma lontano dai riflettori, girando per l’America provinciale che non fa notizia, l’impressione che si ha è quella di una diffusa indifferenza verso la politica e la corsa alla Casa Bianca.

Obama e BidenIeri, mentre le tv trasmettevano in diretta il primo comizio a due di Obama e Biden, tre giovani cameriere di un ristorante nel Texas occidentale continuavano a chiacchierare del più e del meno. Io ero l’unico cliente, loro non avevano nulla da fare, il volume era abbassato. Ad alzarlo non ci hanno neanche pensato; a malapena hanno rivolto uno sguardo annoiato alle immagini. Ho chiesto loro se avrebbero votato a novembre. “No, non ci occupiamo granché di politica”, hanno risposto con lo stesso tono di chi rifiuta un piatto che proprio non gli va. “Vivo la mia vita, non credo che un presidente o un altro possa cambiare granché”, hanno concordato una dopo l’altra.

Questo atteggiamento l’ho incontrato spessissimo, nella prima settimana passata qui. Se dall’Europa si ha l’impressione che l’Obama-mania sia inarrestabile, parlare con la gente nella middle America ti riporta alla realtà che i media tendono a farti dimenticare. Dopo otto mesi di campagna elettorale, la maggioranza degli americani non ha ancora scelto chi votare o sa già che non voterà proprio. Negli Usa, non dimentichiamolo, l’affluenza media per le elezioni presidenziali supera di poco il 50 percento; quattro anni fa arrivò al 60,7 percento, un livello che non si toccava dal 1968 ma ben al di sotto delle medie europee. E oggi i sondaggi mostrano come buona parte dell’elettorato non abbia ancora un’idea chiara su chi votare, principalmente perché non ha sentito il bisogno di informarsi.

McCainL’apatia può portare a discorsi paradossali. Elizabeth, una delle tre cameriere, mi racconta del suo fidanzato, arruolatosi nella Guardia Nazionale del Texas e mandato già tre volte in Iraq e Afghanistan. Parla svelta, Elizabeth. E a un certo punto mi confida che una volta il suo ragazzo, di ritorno dalla guerra, ha avuto una crisi di pianto. “Mi ha raccontato degli orrori che ha visto: uomini e bambini uccisi dalle bombe, morti orribili. Ha visto morire sei compagni tra le sue braccia. Ha dovuto uccidere anche lui. Fa parte del mio lavoro, mi ha detto. Ma era distrutto. Un ragazzone di 110 chili a piangere a dirotto sulla mia spalla, non è una bella scena”. Quindi cosa pensi della situazione in Iraq e in Afghanistan, ho chiesto a Elizabeth. “We must bring the boys home”, dobbiamo riportare i ragazzi a casa, ha risposto. Le ho fatto notare che su questo, i due candidati hanno proposte diverse: Obama propone un ritiro graduale dall’Iraq, McCain vuole far rimanere le truppe finché ce ne sarà bisogno. Elizabeth non lo sapeva. E anche se ora lo sa, difficilmente andrà a votare per questo. 

Alessandro Ursic

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