Sembra che i giochi siano tornati in possesso dei naturali proprietari. In forma mediatica certamente, perchè i luoghi dell’Olimpiade rimangono ermetici,
recintati, sorvegliati, eterei, potrebbero essere ovunque, anche a Ponte di Legno.
L’importante è quello che viene trasmesso via etere. Per la gioia dei cinesi. E dei produttori di birra, tra i principali sponsor.
Dunque è tempo per gli atleti e per chi, spettatore, gode delle loro gesta. Ma come spesso accade in Cina la gioia, o il piacere è una questione di quantità,
di grandi numeri. In effetti questa, ai cinesi, deve sembrare una vendemmia più
che una olimpiade. Le madaglie si raccolgono a grappoli.
Mi tormenta il medagliere, lo ritrovo ovunque. Dai sottotitoli, quelli tremendi, piccolissimi che ora scorrono in qualunque
programma tv, ai pannelli piazzati nelle hall di quasi tutti i palazzi, incluso
quello in cui abito, aggiornato in tempo reale.
Il risultato numerico complessivo è la cosa che più interessa, l’argomento di cui si parla. Non in sé il gesto atletico, ma l’insieme dei
valori che l’atleta oggi rappresenta.
La prima medaglia d’oro ha un valore simbolico d’eccezione, la vince una piccola sollevatrice di pesi, la faccia buffa, i modi da bambina.
Per tre giorni la ritrovo in qualunque trasmissione televisiva. La sua vittoria
vale sponsorizzazioni immediate per poco più di mezzo milione di euro. Il governatore
della provincia da cui viene le regala una casa, il governo centrale un assegno
di soli 30.000 euro. L’oro nel trampolino va alla bella Guo Jingjing. Vale in
sponsorizzazioni tre milioni di euro. A lei il governatore regala una villa a
tre piani. Il governo non concede invece preferenze.
Per tutti i medagliati il passaggio in tv è obbligatorio. I risultati incerti. Normalmente gli atleti partecipano con rispettive mogli
o mariti. Parlano della loro vita privata, di come si sono conosciuti. Questa
sera è di turno la campionessa di ping pong e relativo consorte, noto palazzinaro
pechinese. L’argomento più interessante sembra essere il numero e il colore delle
X5 in loro possesso.
Alcuni vengono costretti a rappresentare la loro prima dichiarazione d’amore, al cellulare naturalmente. E’ il caso della medaglia d’oro al corpo libero
Yang Wei. I risultati sono sconvolgenti.
Devo ammettere che questi cinesi hanno una capacità straordinaria di sostenere
la telecamera e le situazioni patetiche, al loro posto sarei svenuto per l’imbarazzo.
Televisione e mercato, gli atleti di qualunque disciplina sono un modello e un affare. I campioni
si coltivano, si inseriscono in un circuito che dà loro fama, denaro e un lavoro
futuro (non scontatissimo invero: Lu Xiang, l’ostacolista sventurato, ha appena
perso un impiego nel comitato olimpico internazionale perchè scarsino con l’inglese).
La selezione feroce, la programmazione rigorosa, gli investimenti straordinari.
Questi i modi per primeggiare nella disciplina, agli incentivi pensano i media
e l’industria.
Li Ning, l’uomo funambolo che ha acceso la torcia, è stato prima atleta straordinario, popolarissimo e poi imprenditore di fama.
Suo il marchio di articoli sportivi Lining, il brand cinese più conosciuto.
I cinesi, l’audience appunto, sono d’altro canto più che esigenti. Non si fanno
sconti, neppure a
Liu Xiang (7 i milioni di euro dichiarati lo scorso anno). Nessuno crede alla versione
ufficiale e il verdetto è perentorio: non ha corso per paura di perdere. Spietata
Cina: meglio lasciare da vincenti ieri che da sconfitti oggi.
Esilarante invece la polemica innescatasi con la nazionale di calcio, sconfitta dal Brasile. Riporto alcuni commenti dal sito www.163.com, che li
pubblica già tradotti in inglese.
“'Abbiamo giocato a calcio come i Brasiliani giocano a ping pong', dichiara Li Weifeng, fresco neo capitano, con voce affranta. Molti cinesi hanno
pensato che fosse un insulto ai giocatori di ping pong brasiliani”.
“La Cina ha patito un anno anomalo, con tempeste di neve, la rivolta Tibetana e il terremoto. Ma le prestazioni
della nostra nazionale di calcio dimostrano che certe cose non cambiano mai”.
Forse è proprio questa la Cina che non ti aspetti.