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Indagini chiuse. Il tribunale straordinario per il genocidio cambogiano potrà
finalmente giudicare le responsabilità di uno dei grandi capi dei Khmer Rossi:
Kaing Guek Eav, alias il compagno Duch, ideatore e responsabile di alcuni centri
di detenzione tra cui il tristemente famoso S-21 (Ufficio di Sicurezza 21),
meglio conosciuto come Tuol Sleng. I due giudici istruttori hanno presentato
la richiesta di rinvio a giudizio per tredici capi di accusa: otto crimini contro
l’umanità (tra cui sterminio, tortura e riduzione in schiavitù) e cinque crimini
di guerra.
Il primo a pagare. Il dibattimento in aula potrebbe cominciare già a fine settembre. Se l’accusa
non ricorrerà in appello per chiedere ulteriori incriminazioni. I giudici del
tribunale internazionale saranno cinque: tre cambogiani, un francese e un neozelandese,
come previsto dall'accordo tra Cambogia e Onu firmato nel 2003 per l’istituzione
del tribunale (nato poi con gran difficoltà solo nel 2006). Nessuno tra i grandi
protagonisti ancora vivi della follia dei Khmer Rossi ha subito un processo. Duch,
ormai 66enne, sarà il primo. Gli altri quattro, solo formalmente ‘sospettati’
di crimini contro l’umanità, sono l'ex presidente Khieu Samphan, il capo ideologo
Nuon Chea, il ministro degli Esteri Ieng Sary e sua moglie Ieng Thirith, che ricopriva
la carica di ministro degli Affari Sociali.
Il lager S-21. Conosciuto come Tuol Sleng, dal nome della zona di Phnom Penh dove era situato
il complesso, ex scuola superiore, fu il principale centro di tortura della macchina
di sterminio Khmer. Circa 16mila prigionieri vi trovarono la morte dall’aprile
1975 al gennaio 1979. Molti di loro provenivano dagli stessi quadri di partito,
sottoposto a continue purghe da parte di Pol Pot e la sua cricca. A Tuol Sleng
si eseguivano gli ordini impartiti direttamente dal nucleo centrale del Partito
Comunista Cambogiano, l’Angkar, quell’entità superiore che per milioni di cambogiani
non aveva volto, ma solo comandamenti. Sotto la efficiente direzione di Duch,
a cui spettava firmare le esecuzioni, il numero di prigionieri aumentò dalle poche
centinaia del 1975 a più di 5mila negli anni seguenti. Secondo Duch “ogni prigioniero
che entrava a Tuol Sleng era già destinato all'esecuzione”, poiché “così stabiliva
la linea politica del Partito”. I prigionieri “dovevano assolutamente essere annientati”:
questo era “il ruolo primario a cui l’S-21 doveva assolvere”.
Il compagno Duch. Alla caduta del regime Khmer nel 1979, questo ex-professore di matematica ormai
diventato capo supremo del Santebal (Ufficio di sicurezza), la polizia segreta
della Kampuchea Democratica, si nasconde tra i rifugiati di un campo profughi
al confine thailandese, come molti dei suoi compagni. Assume una falsa identità
e insegna matematica e inglese. Tornato in Cambogia entra in contatto con una
chiesa evangelica khmer-americana e si converte. Nel 1998, dopo un anno passato
in Cina a insegnare lingua khmer, si ristabilisce in un villaggio cambogiano dove
lavora con le Ong statunitensi di ispirazione cristiana American Refugee Council
e World Vision. E’ lì' che il fotoreporter Nic Dunlop lo scova e lo intervista.
Nel 1999, dopo la pubblicazione dell'articolo sulla Far Eastern Economic Review,
ormai rivelata la sua identità, Duch si arrende alle autorità di Phnom Penh dopo
venti anni nella macchia.
Nel luglio 2007 la procura del tribunale Onu chiede l’arresto “di cinque importanti
individui sospettati di crimini vari, dall'omicidio al genocidio”. Duch è tra
questi e il 31 luglio 2007 viene affidato al tribunale internazionale con l’accusa
di crimini di guerra. Dopo un anno di interrogatori e indagini, ora si attende
il giudizio.