Dal nostro inviato
Raffaele Crocco
Credetemi, c'ero, l´ho visto.
L'ho visto rimettere la corazza di latta e salire sul ronzino. L'ho visto riprendere
le strade della Mancia per aiutare vedove, orfani e chiunque ne avesse bisogno.
Ho visto Don Chisciotte tornare a vivere quello che vedeva e voleva.
L'ho visto prendere la voce e la faccia di Ignacio Ramonet, José Saramago, Eduardo
Galeano e cavalcare per questo Quinto Social Forum Mondiale, gridando che l'utopia
è sì cambiare il mondo, ma bisogna farlo ora, qui, subito, non domani.
E' stata una mattina da segni profondi, anche un po' polemici, questa a Porto
Alegre. All'Auditorio Arujo Diana, i tre si sono trovati per discutere, assieme
a Federico Mayor, studioso del Cervantes, e al ministro brasiliano Luis Dulci
– lavoro difficile il suo – sul tema "Don Chisciotte oggi: utopia e politica".
Utopie concrete. Nel teatro almeno sei mila persone, che hanno atteso per ore sotto il sole dalla
mattina presto, in fila. Dentro, il discorso è stato come una folgore sull'intero
lavoro fatto in questi giorni e come un machete sul collo dei tanti documenti
scritti, dibattuti e riscritti che ogni organizzazione, ogni partito, ogni sindacato
tenta di proporre fra infinite mediazioni.
Ne è uscita l'idea di lavorare su cinque punti concreti, fondamentali, irrinunciabili,
trasformandoli subito in cose che si toccano, in strumenti utili per abbattere le ingiustizie.
Ha cominciato proprio Ramonet a vestire i panni del cavaliere della Mancia. "Qui
– ha detto – ci sono migliaia di Don Chisciotte. Il Forum è un'utopia concreta,
è l'assemblea dell'umanità, non degli stati. Una Babele ricostruita, ma armonica,
in pace, che ha un obiettivo pazzo: rifare il mondo".
E per sognare di più, probabilmente, o solo per farla finita di "morire sotto
una valanga di documenti", ha lanciato i cinque punti cardinali, le cinque cose
da fare subito.
I cinque punti. Quali sono, questi punti? Il primo è l'istituzione di una tassa mondiale di
solidarietà contro la fame e la povertà.
Poi, la soppressione dei paradisi fiscali. Terzo, l'eliminazione del debito estero
dei paesi più poveri.
Una moratoria – ed è il quarto punto – per l'acqua potabile, "che deve essere
garantita ad ogni essere umano", ha spiegato Ramonet.
Infine, una imposta di solidarietà sulle maggiori ricchezze.
Questa la proposta, questo il piano per rendere immediata l'utopia. Entro oggi,
per altro, la proposta dovrebbe essere presentata come manifesto sottoscritto
da altri intellettuali e non c'è dubbio che finirà per condizionare in modo pesante
il lavoro dei prossimi giorni, diventando il centro di ogni possibile dibattito
e ogni probabile azione.
L'utopia inutile. Al gioco di Ramonet è stato naturalmente Saramago, ironico, disincantato e trascinatore.
Ha lottato – usando un fioretto fatto di letteratura, idee e politica - con Galeano.
Lui non vuole credere all'utopia, ha detto. Il perché è nella banale considerazione
che "è troppo lontana nel tempo. A che serve se si realizza fra centocinquant'anni?".
Ha incalzato tutto e tutti, il poeta portoghese. "Vi do una notizia – ha annunciato
– considero l'utopia inutile. In un mondo in cui un miliardo e mezzo di persone
vivono in miseria, la parola utopia non significa nulla".
Ha scherzato sul Don Chisciotte, sul visionario, utopico, pazzo Don Chisciotte.
Un gioco che gli è servito per spiegare le ragioni del suo volere ora e subito
l'utopia realizzata, l'utopia che diventa concretezza.
Ha ricordato che "Don Chisciotte si chiamava Alonso Quijano, un nome qualunque.
Aveva voglia di cambiare vita e non poteva fare come si fa ora, dire vado a prendere
le sigarette e non tornare più a casa. Allora, dati i suoi tempi, ha usato un
trucco. Ha detto "sono matto" e da quel momento tutto gli era possibile e permesso.
Ma nel finale, Don Chisciotte torna Alonso, esattamente dove aveva cominciato.
Don Chisciotte organizza il mondo non come è, ma per come dovrebbe essere".
Galeano è partito da lì, rovesciando le posizioni di Saramago e sposando l'utopia
come forza "che ti porta a camminare sempre in avanti. Non la raggiungi mai, perché
avanza esattamente per quanto avanzi, ma ti costringe a muoverti".
La vita vera è altrove. Ha raccontato di Guevara, dell'ultima lettera scritta ai genitori, nel 1965,
prima di imbarcarsi nelle avventure rivoluzionarie africane e in quella fatale
della Bolivia. "In quella lettera non parlava di Marx, parlava di Don Chisciotte
– ha detto – e si paragonava al suo andare. Ogni mondo nasconde il suo contromondo,
una faccia diversa. Che c'è, esiste ed è possibile".
Il Forum, da ora, sarà differente. Ha forse trovato un'anima che stentava ad
apparire. Ramonet lo ha detto. "L'obiettivo del Forum non può essere la sopravvivenza
del Forum. Deve essere cambiare tutto. Viviamo in un mondo scandalosamente diseguale.
Un miliardo e mezzo di persone vive con meno di un dollaro al giorno, una vacca
europea prende ogni giorno 4 dollari di contributi. Gli uomini valgono meno delle
vacche".
E Saramago, citando Rimbaud, ha dato forse il segno più bello dell'utopia che
Don Chisciotte cercava con il suo andare e che il Forum vuole inseguire: "La vita
vera è altrove".