Nelle sere d'estate in cui il tempo è bello è tradizione passeggiare sulle sponde dei laghi di Shichahai.
Sin dai tempi della sua fondazione in epoca Ming, Pechino ha avuto al suo interno
sei laghi artificiali, collegati al sistema di canali che univa la capitale al
Sud del Paese.
Di questi, tre erano appannaggio dell'Imperatore (e oggi costituiscono uno un parco pubblico, gli altri due un complesso residenziale
per la nomenklatura del PCC), e altri tre, collettivamente chiamati Shichahai,
erano a disposizione dei cittadini. Nel corso dei secoli, innumerevoli palazzi
sono stati costruiti nella zona dei laghi di Shichahai, e ancora oggi le sue architetture
sono tra le più raffinate e meglio conservate della città. Sulle sponde costeggiate
di salici tuttavia, là dove c'erano un tempo case da tè e ristoranti ricercati,
sorgono oggi una marea di bar con luci intermittenti al neon e musica a tutto
volume, segno di quanto Pechino stia cambiando, perdendo la sua unicità e, in
parte, si stia assimilando nel male a qualunque altra metropoli internazionale.
Ma qualcosa della cultura particolare di questo luogo rimane: nella tanta umanità che affolla la passeggiata, i pensionati di Pechino, gli
anziani soprattutto residenti della zona, inscenano spettacoli improvvisati. C'è
chi, con uno speaker a batteria e un vecchio microfono che fischia, si esibisce
nel bel canto: un duetto di marito e moglie, entrambi sessantenni, lei trucco
pesante con un'acconciatura ardita che le ha reso i capelli incredibilmente ricci,
lui con una divisa da kung fu azzurra che ha visto tempi migliori, calzini di
nylon gialli e ciabatte di plastica rosa. La canzone è un residuato della Rivoluzione
Culturale e suona “Noi amiamo il presidente Mao Zedong, chiunque gli si opponga
è nostro nemico”, il tema allegro e leggero, il cantante serio e solenne, lei
invece ostenta sorrisi da palcoscenico decisamente poco a tema, e accenna qualche
passo di danza.
Attorno a loro si fermano cinesi e stranieri: chi scatta fotografia, chi guarda incredulo, chi batte le mani e chi siede
guardando le barche sul lago, annoiato o infastidito da tanto rumore e forse dallo
speaker gracchiante. Un pensionato vicino a me borbotta, visibilmente oltraggiato;
quando chiedo spiegazioni, mi illumina: “E' ora che la finiscano con queste canzoni:
è un'eternità che aspetto il mio turno per cantare!”
Pochi metri più in là, e in totale opposizione sonora, un altro signore intona canzoni tradizionali
su temi assai meno controversi, accompagnato da un duo d'archi. Il primo musicista
siede, suonando l'erhu, una sorta di violino cinese a una corda; l'altro sta in piedi, agitandosi in
maniera farsesca: pantaloncini corti, ciabatte di gomma, canottiera, un marsupio
enorme che contiene chissà cosa, tra le mani un violino vero e proprio e in bocca
una sigaretta, quasi a sprezzo della difficoltà della melodia. Si agita in maniera
buffa, con piccoli passi ora lenti ora rapidi, ed è l'unico che suoni decentemente
perché gli altri due steccano che è un piacere.
In uno spiazzo tra il lago e la strada, decine di persone ballano in gruppo, al suono di musica techno cinese. Ci sono
nonne e mamme, ragazzine e persino qualche signore attempato, qua e là anche i
turisti stranieri, per lo più ragazzi, si uniscono mentre gli amici scattano fotografie.
Stupisce vedere in effetti che le nonne sono quelle più brave, talune si muovono
così coordinate da sembrare davanti a uno specchio, anche se non riesco a trovare
alcun nesso tra il ritmo incalzante della colonna sonora e i movimenti molto più
posati della danza. Misteri dell'acustica cinese.
La gente, sia artisti che spettatori, ride, ma non mi è chiaro quanto negli spettacoli sia volutamente comico, e quanto
la semplice conseguenza della mancanza di preparazione. Ma forse la domanda è
mal posta e culturalmente sbagliata. Ai cinesi, come sempre, interessa il risultato,
non come lo si ottiene. E il pubblico cinese, anziani ma anche giovanissimi, riuniti
alla pari in queste attività, si diverte da morire e socializza, chiacchiera,
si unisce agli spettacoli con una spontaneità che sorprenderebbe noi europei così
distaccati e seri. Forse pensare al risultato, e non farsi imprigionare da pregiudizi
e norme sociali, è davvero il segreto in questi casi.