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Non che le corti kadhi, come vengono chiamate, aspirino a diventare dei tribunali nazionali: la loro
giurisdizione varrebbe esclusivamente per alcune materie (diritti di successione,
matrimonio, divorzio) e si applicherebbe solo ai musulmani che vi facessero volontariamente
ricorso. In più, le loro sentenze sarebbero appellabili di fronte alle corti di
appello nazionali. La legge tanzaniana è già un misto di concetti giuridici tradizionali,
cristiani e musulmani, che rispecchiano la variegata storia del Paese. Ma, finora,
non è mai stata applicata da giudici specializzati in diritto islamico, come fa
sapere a PeaceReporter Andre Kahlmeyer, studioso di storia e diritto musulmano.
Dall'altra parte, i musulmani si appellano alle promesse fatte dal partito del
presidente Jakaya Kikwete nell'ultima campagna elettorale, e citano come esempio
i Paesi vicini. In Kenya, Ruanda e Uganda le corti kadhi sono esistite per decenni senza pestare i piedi ai tribunali nazionali. "Dopotutto,
già ora in Tanzania alcuni contenziosi tra musulmani vengono regolati secondo
la legge islamica", dichiara Kahlmeyer. "Sarebbe solo questione di sanzionare
ufficialmente una pratica già diffusa ". La palla passa ora al governo, che dovrà
prendere una decisione dopo aver studiato un rapporto stilato da un'apposita Commissione.
Nel frattempo, c'è chi benedice il dibattito nazionale sull'argomento: prova che
la democrazia tanzaniana non è mai stata così in salute.Matteo Fagotto