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Il presidente siriano Bashar Assad, a capo di quello che l'amministrazone Usa
definisce da anni uno Stato canaglia, ha iniziato in questi mesi a rompere l'isolamento
e a recitare un ruolo chiave in tutte le maggiori crisi regionali, dal Libano
all'Iraq, dall'Iran alla Russia, senza escludere Usa, Europa e Israele. Il mese
scorso, dopo il suo primo viaggio in Francia su invito di Nikolas Sarkozy, Assad
si è recato in Iran per rassicurare Ahmadinejad e, mercoledì 20 agosto, è giunto
in Russia, dove incontrerà il presidente Medvedev. Con lui discuterà di scenari
politici mediorientali e, soprattutto, di armamenti.
Lo ha ammesso lo stesso Assad prima della partenza: “La cooperazione tecnica
e militare è il primo obbiettivo. L'acquisto di armi è molto importante e penso
che dovremmo accelerarlo dal momento che l'occidente e Israele continuano a mettere
pressione sulla Russia”. Proprio la crisi nel Caucaso sembra sia tra le ragioni
principali della visita: in seguito all'attacco di Tbilisi in Ossezia del Sud
dell'8 agosto scorso, Mosca ha denunciato a più riprese la fornitura di armi,
mezzi militari e formazione, da parte di Israele all'esercito di Mikheil Saakashvili.
Israele replica di non aver sostenuto l'esercito georgiano come nazione, bensì
attraverso le sue compagnie private nel campo della sicurezza. Tuttavia quelle
stesse vendite private possono avvenire solo con un l'approvazione del ministero
della Difesa. Secondo Assad il ruolo che Israele sta ricoprendo nei conflitti
mondiali non fa altro che spingere paesi come la Siria (cioè i nemici degli Usa
e alleati di Russia e Iran) a stringere i legami con Mosca. Fonti diplomatiche
russe, citate dall'agenzia Interfax, confermano che Mosca e Damasco starebbero
per firmare diversi accordi per la fornitura di sitemi missilistici anti-aerei
e non solo. Nonostante le pressioni israeliane, che in passato erano riuscite
a bloccare queste forniture, oggi Assad e Medvedev sembrano intenzionati a riallacciare
quel legame, sia commerciale che politico, che stingeva assieme Damasco e Mosca
nel corso della Guerra Fredda. Il sostegno dichiarato da Assad per le operazioni
russe nel Caucaso è stato il primo passo, gli accordi che verranno firmati in
questi giorni ne saranno la logica conseguenza. “Il sostegno fornito da Israele
alla Georgia nel suo conflitto con la Russia è destinato a condizionare, nel prossimo
futuro, i rapporti tra Russia e Israele, oltreché quelli tra Mosca e i paesi arabi”
ha concluso il siriano.
La rinnovata cooperazione tra Siria e Russia è dunque una questione che oltrepassa
i confini del medioriente, e Assad si è dimostrato consapevole del peso specifico
dell'accordo, dicharando di essere anche disposto a ospitare in territorio Siriano
i sistemi missilistici russi di tipo Iskander, come risposta al progetto Usa di
Scudo Spaziale nell'Europa orientale. “Vogliamo collaborare con la Russia in tutto
ciò che può consolidare la sua sicurezza” ha dichiarato al quotidiano russo Kommersant,
e ha concluso paventando un ipotetico isolamento ai danni di Mosca che “deve pensare
a misure di risposta se si troverà accerchiata”. “Bashar Assad è sempre più un
pilasto del Medio Oriente” scriveva il cronista dell'Independent, Robert Fisk,
all'indomani della sua visita a Teheran. Secondo Fisk il presidente siriano si
trova oggi in posizione di forza “senza aver sparato un colpo”. Sarkozy aveva
bisogno di lui per mediare con il presidente iraniano Ahmadinejad sulla questione
del Nucleare e della sua influenza in Libano per stabilizzare anche il paese dei
Cedri. Lo scorso 16 agosto c'è stata la storica visita del presidente libanese
Michel Suleiman a Damasco, storica perché sancisce la nascita di relazioni diplomatiche
“normali” tra Beirut e Damasco, dopo che per anni il libano era stato un protettorato
siriano. D'altro canto, però, Assad non ha rinunciato a sostenere i sogni nucleari
di Teheran e, parlando con Ahmadinejad, ha sostenuto la sua visione di una cospirazione
israelo-statunitense. Un fatto imperdonabile per l'amministrazione Bush, che però
a sua volta ha bisogno di lui per non perdere il controllo della situazione in
Iraq. Nei mesi scorsi, con la mediazione della Turchia, Assad aveva anche intavolato
una trattativa con Israele per la restituzione delle alture del Golan, ma non
per questo aveva rinunciato a esprimere il proprio sostegno per Hezbollah e Hamas,
la cui leadership politica trova asilo a Damasco.
Naoki Tomasini