20/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo la visita del presidente siriano Assad a Mosca, la marina Russa arriva nel mediterraneo
Secondo il sito Debka file, vicino all'intelligence israeliana, dopodomani, 23 agosto, arriverà nel porto siriano di Tartous un imponente contingente navale russo, guidato dalla portaerei Admiral Kuznetsov e dal più importante lanciamissili russo, il Moskva e comprendente almeno quattro sommergibili dotati anch'essi di armamenti nucleari.
Che faranno in Siria? E come si è arivati a questo punto?

UN amappa con il porto di TartousIl presidente siriano Bashar Assad, a capo di quello che l'amministrazone Usa definisce da anni uno Stato canaglia, ha iniziato in questi mesi a rompere l'isolamento e a recitare un ruolo chiave in tutte le maggiori crisi regionali, dal Libano all'Iraq, dall'Iran alla Russia, senza escludere Usa, Europa e Israele. Il mese scorso, dopo il suo primo viaggio in Francia su invito di Nikolas Sarkozy, Assad si è recato in Iran per rassicurare Ahmadinejad e, mercoledì 20 agosto, è giunto in Russia, dove incontrerà il presidente Medvedev. Con lui discuterà di scenari politici mediorientali e, soprattutto, di armamenti.

Lo ha ammesso lo stesso Assad prima della partenza: “La cooperazione tecnica e militare è il primo obbiettivo. L'acquisto di armi è molto importante e penso che dovremmo accelerarlo dal momento che l'occidente e Israele continuano a mettere pressione sulla Russia”. Proprio la crisi nel Caucaso sembra sia tra le ragioni principali della visita: in seguito all'attacco di Tbilisi in Ossezia del Sud dell'8 agosto scorso, Mosca ha denunciato a più riprese la fornitura di armi, mezzi militari e formazione, da parte di Israele all'esercito di Mikheil Saakashvili. Israele replica di non aver sostenuto l'esercito georgiano come nazione, bensì attraverso le sue compagnie private nel campo della sicurezza. Tuttavia quelle stesse vendite private possono avvenire solo con un l'approvazione del ministero della Difesa. Secondo Assad il ruolo che Israele sta ricoprendo nei conflitti mondiali non fa altro che spingere paesi come la Siria (cioè i nemici degli Usa e alleati di Russia e Iran) a stringere i legami con Mosca. Fonti diplomatiche russe, citate dall'agenzia Interfax, confermano che Mosca e Damasco starebbero per firmare diversi accordi per la fornitura di sitemi missilistici anti-aerei e non solo. Nonostante le pressioni israeliane, che in passato erano riuscite a bloccare queste forniture, oggi Assad e Medvedev sembrano intenzionati a riallacciare quel legame, sia commerciale che politico, che stingeva assieme Damasco e Mosca nel corso della Guerra Fredda. Il sostegno dichiarato da Assad per le operazioni russe nel Caucaso è stato il primo passo, gli accordi che verranno firmati in questi giorni ne saranno la logica conseguenza. “Il sostegno fornito da Israele alla Georgia nel suo conflitto con la Russia è destinato a condizionare, nel prossimo futuro, i rapporti tra Russia e Israele, oltreché quelli tra Mosca e i paesi arabi” ha concluso il siriano.

La rinnovata cooperazione tra Siria e Russia è dunque una questione che oltrepassa i confini del medioriente, e Assad si è dimostrato consapevole del peso specifico dell'accordo, dicharando di essere anche disposto a ospitare in territorio Siriano i sistemi missilistici russi di tipo Iskander, come risposta al progetto Usa di Scudo Spaziale nell'Europa orientale. “Vogliamo collaborare con la Russia in tutto ciò che può consolidare la sua sicurezza” ha dichiarato al quotidiano russo Kommersant, e ha concluso paventando un ipotetico isolamento ai danni di Mosca che “deve pensare a misure di risposta se si troverà accerchiata”. “Bashar Assad è sempre più un pilasto del Medio Oriente” scriveva il cronista dell'Independent, Robert Fisk, all'indomani della sua visita a Teheran. Secondo Fisk il presidente siriano si trova oggi in posizione di forza “senza aver sparato un colpo”. Sarkozy aveva bisogno di lui per mediare con il presidente iraniano Ahmadinejad sulla questione del Nucleare e della sua influenza in Libano per stabilizzare anche il paese dei Cedri. Lo scorso 16 agosto c'è stata la storica visita del presidente libanese Michel Suleiman a Damasco, storica perché sancisce la nascita di relazioni diplomatiche “normali” tra Beirut e Damasco, dopo che per anni il libano era stato un protettorato siriano. D'altro canto, però, Assad non ha rinunciato a sostenere i sogni nucleari di Teheran e, parlando con Ahmadinejad, ha sostenuto la sua visione di una cospirazione israelo-statunitense. Un fatto imperdonabile per l'amministrazione Bush, che però a sua volta ha bisogno di lui per non perdere il controllo della situazione in Iraq. Nei mesi scorsi, con la mediazione della Turchia, Assad aveva anche intavolato una trattativa con Israele per la restituzione delle alture del Golan, ma non per questo aveva rinunciato a esprimere il proprio sostegno per Hezbollah e Hamas, la cui leadership politica trova asilo a Damasco.
 

Naoki Tomasini

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